‘Lo farei, ma non ho tempo’ l’ultima piaga dei Sapiens Sapiens odierni.

Ormai troppo spesso deflagra con violenza dalle nostre bocche per darsi aria e arie questa frasuncola – massima contemporanea: ‘Lo farei, ma non ho tempo’.  ‘Nostre bocche’ in quanto anche io, non più di un’ora fa, l’ho bella bella pronunciata in un audio su WhatsApp ad una cara amica. Dopodiché mi sono chiesta – ma che vuol dire esattamente LO FAREI, MA NON HO TEMPO?  Vige, immagino, una presunzione in virtù della quale chi avrebbe tempo – Ma chi ce l’ha? – possa in qualche modo fare ciò che gli altri (senza tempo) non possono permettersi di fare. Segue, quindi, l’idea che chi abbia tempo, ce l’abbia perché in realtà fa relativamente poco, detta alla francese: non ha un cavolo a cui pensare e quindi fa ciò che gli altri non possono fare. Mi domando se non ci sia un qualcosa un tantino contorto in questa visione del mondo!

Fortunatamente, poi, mi viene in soccorso Lewin con la soluzione sottobraccio: ‘Non puoi capire un sistema finché non provi a cambiarlo’ – Allora, capiamola questa frasuncola, cambiamo le cose!

Dice, sempre l’amico citato pocanzi, che è necessario tenere conto dell’intera situazione, dal momento che la concentrazione su fatti isolati può produrre una percezione distorta delle circostanze, come a significare: ‘Ehi, ho capito che il tuo destino dipende abbastanza da te, ma una buona fetta dipende anche dagli altri e viceversa. Perché non ti assumi ora la tua responsabilità per il bene collettivo? (e trovi il tempo per fare questa cosa che volendo faresti?)’ È che forse siamo un po’ pigri ultimamente, un po’ senza motivazioni, svogliati. Non sarà che il tempo lo abbiamo ma non lo vogliamo, giacché ciò che compiamo, alla fine dei conti, dovrebbe rappresentare chi siamo?

 

Alessia Iuliano

Roma, 18 settembre 2018

Prologo al testo

[Roma, 18 settembre 2018, sull’autobus che percorre viale Aventino, alle ore 18.30.
C’è ancora luce, ma volge al tramonto. Il colore nell’aria è diverso: annuncia l’imminenza dell’autunno Il bus traballa sui sampietrini, gli stessi che percorrevo da bambina con mia madre per raggiungere mio padre nell’ufficio che si affacciava proprio sul bel viale alberato. Allora c’erano grandi platani ai lati della strada, ormai sostituti da tempo con tigli profumati e farnie. Pensando alle piccole cose, ai dettagli che colorano il vissuto e lo impregnano di odori. Piccole cose, particolari, che rischiano di andare persi se non li fissiamo anche attraverso la scrittura. Per la memoria che trattiene chi siamo stati e per chi siamo stati. Al filo che invisibile ci lega.]

Testo

Le cose vanno dette per come sono, perché nel dettaglio può nascondersi il senso., una testimonianza. Se si parla di un filo, voglio sapere come è: quanti capi ha, se è teso, arrotolato o ingarbugliato; se ha nodi oppure no, se lega stretto o invece unisce morbido; se guida all’interno del labirinto sicuro verso la salvezza, o penzola nel vuoto abbandonato all’inconsistenza del suo nulla.
E’ nelle azioni, e nelle loro conseguenze, che si svolge – come un filo – la vita.
Ed è nella capacità simbolica che trae forza la sua narrazione.


Stefania Di Lino
Stefania Di Lino, vive a Roma. È allieva dello scultore Pericle Fazzini e del poeta critico artistico e letterario, Cesare Vivaldi, uno dei fondatori del gruppo 63, presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. È docente abilitata MIUR per gli Istituti Superiori e formatrice. Da anni è presente in numerose manifestazioni artistico- letterarie. . È tra i redattori della rivista artistico- letteraria Bibbia d’Asfalto, autrice di diversi articoli e recensioni,e del blog PoesiaParola. Ha partecipato al Festival dei Due Mondi, a Spoleto. Nel 2011 aderisce al “World Poetry Movement” con la “Palabra en el Mundo”. Nel 2012 pubblica la raccolta di poesie Percorsi di vetro (De-Comporre Edizioni), prefata da Agnese Moro e Sandra Cervone. E’ presente in molte antologie e riviste specializzate, tra queste si cita il prestigioso periodico poetico-letterario “I fiori del male”, diretta da Antonio Coppola. Partecipa con un suo testo critico al X Festival Mondiale di Poesia di Caracas, presentando un’opera video del poeta italo-venezuelano Antonio Nazzaro; nel 2014 alcune sue poesie vengono selezionate in un concorso indetto dall’UNESCO di Torino per la giornata mondiale di “Etica Globale e Pari Opportunità: contributo delle donne allo sviluppo dell’Europa e del Mediterraneo”. I testi vengono tradotti e pubblicati in 14 lingue. Nel 2015 partecipa alla Rassegna Poetica presso la Galleria Biffi di Piacenza con Dialoghi Poetici. Nel 2017 pubblica “La parola detta”, silloge prefata da Cinzia Marulli, per La Vita Felice, Milano, riceve la Menzione Speciale della Giuria per il Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio (III Edizione), Mantova, e, al Concorso Nazionale S. Anastasia XV Edizione, Napoli, riceve il 2° Premio per la Poesia Inedita. E stata membro di giuria in diversi concorsi letterari, e con i suoi testi poetici è stata presente in diverse edizioni dell’Estate Romana, al Festival Musicale delle Nazioni, al Teatro di Marcello e presso la Sala Baldini