La Sagoma di Daniela Carmosino

Acquista La Sagoma

di Daniela Carmosino (illustrazioni a cura dell’Autrice)

La favola, quella che si distingue per le carinerie stereotipate e l’happy end del genere, stavolta non può che essere a contraggenio e quindi materiarsi e tingersi di crudeltà; e infatti Celeste, seguita in alcuni momenti apicali dei primi suoi anni di vita, si muove in una famiglia di mostri – beninteso i mostri piccoli piccoli e inconsapevoli di una quotidianità comune e diffusa: sagome di mostri. […] Nondimeno Daniela Carmosino conosce bene e spende al meglio il talento della leggerezza; e se la sua scrittura, come struccata, reca le evidenze cosali e ponderali di fatti, pure si praticano abili manovre di alleggerimento che conferiscono lucentezza e fascino alla struttura del linguaggio. 

dall’Introduzione di Marcello Carlino

Va evidenziato come la sagoma di Celeste si stagli come un’ombra su tutta la sua vita, sagoma come sinonimo di ‘divertente e carina’ quando compiace, ma sagoma anche come tela bianca sulla quale proiettare desideri, frustrazioni, sottili vendette e incomprensioni da parte della famiglia, indifferenziata materia viva, pronta a essere plasmata, manipolata e definitivamente ingannata da chiunque.

dalla Postfazione di Enrico Iraso

Tu la parola sagoma non la conosci, / ma quel giorno la impari: / una sagoma tutti la guardano, / tutti l’ascoltano, anche la mamma, / sorride con gli occhi azzurrissimi / persino la nonna. / Una sagoma fa felici tutti.

Daniela Carmosino è nata e vive a Roma. Insegna Critica letteraria e Letterature comparate presso l’Università della Campania “L. Vanvitelli”. Autrice di saggi critici e di racconti, studia da anni gli effetti del linguaggio sullo sviluppo della personalità e sul comportamento.

Silenzio Eloquente di Antonella Fusco

Acquista Silenzio Eloquente

di Antonella Fusco

Si legge una sensibilità finissima in queste poesie di Antonella Fusco, sublime e quasi religiosa, aperta ad un universo intuitivo che si lega al sensibile nel profondo dell’esistenza. I versi sono soffici, ritmati da una cadenza interna, con ampie pause, con respiri d’anima. Tutto sembra provenire dallo sguardo: uno sguardo avvolgente, caldo e calmo nel suo dispiegarsi quasi tattile sulle cose, sulla natura, sul creato. C’è nei versi una registrazione intensissima di gesti, segni, emozioni. E se per un verso la poesia si dispiega in un contesto dialogico, rivolta ad un tu, reale e ideale, per l’altro non c’è separazione tra lo sguardo esteriore e quello interiore. Anzi vi è quasi, a tale riguardo, una identificazione.

dalla prefazione di Giorgio Agnisola

Silenzio eloquente

Sguardo

d’anima.

Antonella Fusco (Benevento, 1968) docente ordinaria di Lingua e Letteratura italiana presso il Liceo Statale G. Guacci di Benevento. Laureata in Lettere, in Pedagogia e in Scienze Motorie, giornalista pubblicista, è profondamente impegnata nel mondo della scuola, in cui riveste vari incarichi professionali, inerenti in particolare alla didattica e alla ricerca, avendo altresì operato soprattutto nei raccordi tra scuola di secondo grado e università. Si dedica da qualche anno alla poesia, partecipando con successo a significativi premi letterari e rientrando in antologie della poesia italiana presente.


Prezzo copertina: euro 10.00

Pagine: 48

Codice Isbn: 9788885781375


Premio L’Iguana – Anna Maria Ortese: RPlibri vince due volte con Matronola e Zaccaria

a cura della Redazione RPlibri

I nostri Autori (anzi, Autrici in questo caso) continuano a regalare immense soddisfazioni in Casa RPlibri!

È infatti giunta qualche ora fa la notizia del podio del Premio Castello di Prata Sannita L’Iguana – Anna Maria Ortese, giunto alla VII edizione, che vede, per la Sezione Poesia Edita, Tempo Tecnico di Daniela Matronola al primo posto e a Non Si Muore Di Notte di Vannina Zaccaria al secondo.

Il prestigioso Premio, con la direzione scientifica dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, fu fondato da Gerardo Marotta in gemellaggio con l’Istituto di Cultura armena di Istanbul e il Consolato del Canada. L’ideazione e la progettazione del prestigioso premio è frutto dell’impegno civile e della passione culturale di Lucia DagaEsther BasileMaria Stella Rossi e Rosy Rubulotta.

Come si legge nel bando per l’edizione 2020, il Premio è giunto alla sua VII edizione con la certezza di aver contribuito alla conoscenza del territorio attraverso presenze di intellettuali, storici, letterati, attrici e musicisti di grande valore, provenienti da ogni parte d’Italia.

Il progetto è intitolato come il famoso romanzo L’iguanascritto nel 1965 da Anna Maria Ortese. Le sezioni del Premio sono le seguenti: Narrativa (giuria presieduta da Gabriella Fiori e M. Bhogos Zekiyan) e SaggisticaPoesia edita (presieduta da Elio Pecora e Roberto Deidier) e Poesia ineditaCortometraggioFotografiaMusica. Le giurie hanno visto nomi prestigiosi per la sezione Poesia edita, come Lucia Stefanelli CervelliBruno GalluccioRita FelericoEsther BasileCinzia Dolci e Adriana La Volpe.

Una notizia di gioia e speranza in questo momento ancora difficile per tutti gli operatori del mondo della Cultura e della Poesia: non possiamo che festeggiare e complimentarci ancora con Daniela e Vanina, parte integrante, come tutti i nostri Autori, della piccola grande famiglia RPlibri!

Indiscrezioni dal fortilizio di Sergio Carlacchiani

Acquista Indiscrezioni dal fortilizio

di Sergio Carlacchiani

La poesia di Sergio Carlacchiani fugge e riappare, è seducente e inafferrabile come una bella donna effimera che si materializza sui “ sedimenti” della notte. Corre fluida e inesorabile, inarrestabile nel suo fiume – anima di artista. Attesa, eversiva,amata tanto da incidere il marmo freddo della vita fino alle cavità del cuore umano. E’ un artista versatile che dipinge con colpi di luce l’anima umana, ma nello stesso tempo si lascia divorare il cuore fino all’ultima stilla d’amore. I suoi dipinti sono tessuti di poesia, di una tensione che con velocità adamantina di luce dona forma all’oscurità. La sua ricerca di verità è mai paga di sé, ma si dilegua in una vacuità che sale da un lago di luce che dona equilibrio […] I suoi versi chiamano a sé i poeti erranti, per trarre di terra in terra il nettare nel respiro nell’invisibile. La poesia è sua amica fedele, si trova ai margini del pozzo, è stata eletta per la luce. Non c’è spazio per la retorica, ma solo per la spontaneità del cuore che arrossisce innamorato dell’alba al risveglio. Antidogmatico è il suo sentire, ricco della forza leonina e gaudente della cara amica Alda Merini, dello lingua chiara e tagliente di Allen Ginsberg, con il suo malessere che si strugge nell’istante e che dilegua e lentamente muore […]

Dalla quarta di copertina di Filomena Ciaravella

Dal fortilizio

Amici questo voglio dire

nella dimensione del sacro

solo l’anima può evadere vera

un’architettura fragile leggera

costruita su vocaboli saldi

sarà la mia voce rauca magica

portatrice d’umile bellezza

nei vostri luoghi ad incarnarsi

a pellegrinare e sparire in versi.

Nato a Macerata nel 1959, Sergio Carlacchiani (pseudonimi: Karl Esse – Sergio Pitti – sergio e Basta!) è performer, attore, doppiatore, poeta e pittore. Direttore artistico di varie rassegne teatrali si è occupato di poesia lineare, visiva, concreta, sonora e di mail art. Ha pubblicato nel 1979, “Poesie”, per la Collana Poeti D’oggi, Gabrielli Editore, Roma; nel 1983, “Quadri di Parole”, a cura dell’Associazione per le Ricerche sulla Scrittura, Grafi che Cardarelli & Casarola Editore, Monte San Giusto, Macerata; nel 1987, con lo stesso Editore ha pubblicato Quadri di parole 2. Dal 2016, dopoun lungo periodo d’inattività ha ripreso a scrivere. Si è formato come attore, presso la scuola del Minimo Teatro di Macerata. Ha seguito diversi corsi di perfezionamento e specializzazione. Ha conseguito a Roma il diploma d’impostazione e uso della voce e tecnica del doppiaggio cinematografico, sotto la guida del maestro Renato Cortesi. Da molti anni si occupa di porgere la poesia in maniera multimediale e spettacolare. […] Numerose sono le sue mostre personali e collettive di pittura, scultura e poesia, altrettante sono le performances, gli happening e i vernissages realizzati in diverse città italiane ed estere.


Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per il sito “Gli amanti dei libri” a cura di Nicola Vacca

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per il blog “Zona di disagio” a cura di Donato Di Poce

Intervento dell’Autore a Radio Erre per la rubrica “Buongiorno con il caffè” di Luciana Interlenghi

Note di lettura a cura di Donato Di Poce per Indiscrezioni dal fortilizio

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per la rivista “Frequenze Poetiche” a cura di Filomena Ciavarella

Articolo dedicato all’Autore e alla presentazione di Indiscrezioni dal fortilizio apparso su CronacheMaceratesi.it

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per il blog “Zona di disagio” a cura di Marcello Buttazzo

Umberto Piersanti, Presidente del Centro Mondiale di Poesia Giacomo Leopardi di Recanati, interviene su Indiscrezioni dal fortilizio

Lì un Tempo Fioriva il mio Cuore di Filippo D’Eliso

Acquista Lì un tempo fioriva il mio cuore

di Filippo D’Eliso

Poesia. Amore viscerale espresso nell’età dell’innocenza. Recitata, declamata tra i banchi di scuola. Sulle mani, solchi musicali, consumati a quattro anni con corde di chitarra rosso fuoco prometeico. Percezione della bellezza. Ascoltare, ascoltarsi. Suoni e assonanze, rime dell’infanzia. Appoggiare la parola. I modi alternati. Sentir nascere in sé il desiderio, la voglia, l’iniziazione all’estetica, al senso etico del mondo. Nessuna morale, atto primigenio ancestrale, espressione del racconto, dell’affabulazione, del godere la creazione universale. Cielo e terra fusi. Non è dato conoscere per chi o per cosa. Presenza ed esistenza, estatica la vita scorre piena e assume densità consistente. Maturità precoce si potrebbe dire, ma non senza lo svantaggio dell’inseguimento. Col fiato addosso non conviene girarsi a guardare. Si rischia il panta rei. Liquefa il mondo sin dagli albori. Incandescente l’attesa a raffreddarsi. Si svuotano gli spazi. Si cercano adattamenti, complementi, supplementi. Sommatorie d’angoli. Geometrie degli asintoti. Polifonie. Sintonie. Sinfonie. Tutto risuona. Da soli non si va da nessuna parte. Questo è certo. La certezza racchiude l’intera probabilità. La probabilità è indeterminazione. Coesistenza di opposti e intermediazione.

Dall’Introduzione dell’autore

Coscienza

Cosa potrei raccontare

a me stesso se non potessi sentire

più il tormento?

Questo brusio di foglie

che fanno ombra alla luce del sole

tramontata svanisce a poco a poco.

Non vedo più dove si perdono

le urla: certo non oltre l’azzurro.

E voi, impavide nubi

perché il vostro silenzio

è così mortale? Possano

le vostre acque bagnarmi l’anima

deserta.

Non rimane che la fioca luce

di uno sguardo tra monti e distese,

lì un tempo fioriva il mio cuore.

 […] Dalla quarta di copertina

Filippo D’Eliso è nato a Baragiano (Potenza) nel 1964 e vive nel casertano. É compositore esperto degli aspetti interdisciplinari della Composizione Musicale in Ambiente Informatico. Diplomato in Musica Corale e Direzione di Coro, Composizione e Musica Elettronica, si specializza in Musica e Spettacolo. Elabora musica della tradizione per il teatro. Opera con consulenze e assistenze musicali, ed elabora orchestrazioni, arrangiamenti, digitalizzazioni, programmazioni al computer e composizioni originali per importanti realizzazioni discografiche e cinematografiche. Svolge attività di ricerca.


Sergio Carlacchiani legge ed interpreta alcuni versi tratti da Lì un tempo fioriva il mio cuore

di Lì un tempo fioriva il mio cuore a cura di Francesco Improta per la rivista Prisma

Una lettera per Lì un tempo fioriva il mio cuore a cura di Mariano Lizzadro pubblicata sul blog di poesia Transiti Poetici

Recensione di Lì un tempo fioriva il mio cuore a cura di Marisa Papa Ruggiero per Limina Mundi

Recensione di Lì un tempo fioriva il mio cuore per il blog “Transiti Poetici”

Nr. 7 – Adriana Scarpa

a cura di Giuseppe Vetromile

Scrivevo così una quindicina d’anni fa sul mio blog, riportando la notizia della morte di una grande poetessa e cara amica, Adriana Scarpa, incontrata in tantissime occasioni di premi letterari: “La poesia non muore, la poesia non è morta. Anche se la voce può cessare, anche se il canto sublime può interrompersi indefinitamente, l’anima della poesia resta. E resta fra noi la poesia di Adriana Scarpa, che malignità terrene hanno strappato a questo temporaneo viaggio di materia. Adriana Scarpa, infatti, non c’è più: è deceduta lo scorso 19 ottobre 2005, lasciando tutti noi costernati e affranti. Adriana Scarpa è stata, è, una grande poetessa, e senza alcuna retorica ma riconfermando una realtà che è sempre stata sotto gli occhi di tutti noi che scriviamo poesie e ci sforziamo di dare un valido contributo all’attuale panorama poetico italiano, possiamo ben dire che la Nostra Poetessa è stata – e continua ad essere – un preciso riferimento, un punto fermo, un modello eccelso da seguire, da studiare, da amare.

Nata a Venezia nel 1941, sua abituale residenza è però stata la città di Treviso, dove appunto si è spenta. Ex funzionario della Banca d’Italia, Adriana fin da piccola aveva sempre dimostrato particolare predilezione per la poesia, tanto da affermarsi, nella sua maturità poetica, in importantissimi concorsi letterari nazionali, nelle cui commissioni giudicatrici figuravano nomi prestigiosi della letteratura contemporanea, quali Ungaretti, Caproni, Zanzotto, Bo, Galasso, Grisi e tanti altri. Numerosissimi i primi premi, intensa la sua attività letteraria e prolifica la sua opera, con più di trenta pubblicazioni, per la maggior parte avute in premio e sempre qualificandosi con molto merito ai primi posti nei vari concorsi. Ultimamente la sua città, Treviso, le aveva pubblicato un’antologia completa di intervista, dedicandole un’intera giornata di festeggiamenti.

Una poesia intensa, alta, quella di Adriana Scarpa, che lascerà certamente un’impronta per la sua peculiare e caratteristica espressività.

Proponiamo, per il settimo incontro de “La Scansia poetica di RPlibri”, un esempio della sua lirica melodiosa.

Mi resta tutto il cielo da spartire

Sono la parola

fuggita dal muro di brezza

che fruga la quieta anima

delle ultime stelle. La mia ricerca

fluttua tra pareti

che non fanno storia, lampade

sospese ai davanzali, lo scialle

modellato alla figura.

S’accende sulla bocca

il cristallo delle rugiade

ma nessuno

può rubarmi il pensiero

che dorme nei tronchi

e c’è stagione nuova

anche per gli occhi

che hanno perduto l’innocenza.

Oggi

mi sento leggera come un ramo

che resta solo col suo peso

dopo un volo di passeri

e la luce

s’irraggia dai contorni delle cose.

L’azzurra matassa della vita

somiglia ad una lucciola vagabonda

e mi resta tutto il cielo

da spartire

con l’anima sempre nuova; la realtà

evade cantando

e il corpo

oltre i confini del tempo.

Il paesaggio si posa sopra la città:

dove comincio, dove finisco

è un incendio di vene

nello spazio che svolge

i chiari giorni del passato.

(Da: Alchimie per una donna, 2003)

***

Gli specchi e gli orologi alle pareti

son testimoni adesso

di altre sconfitte, di altri disinganni:

fu tentativo inutile

fermare il lieto istante

di un volto, di un sorriso.

Ora qui vengono i fantasmi

ad incontrarmi.

Dar loro ascolto? meglio

impugnare il binocolo al contrario

per rimpicciolirli

e ricacciarli dentro il loro limbo.

Anche se a notte / li sentirò tornare.

Bussando ai vetri

con le nocche d’ossa

mendicheranno epiloghi / alle irrisolte storie

e bramosi di luce tenteranno

di depredare gli occhi delle stelle.

(Da Incosciente saggezza, Montedit, 2006)

***

Peppe degli automi

Ti sei dato un numero.

L’hai ricavato dall’elaboratore

mescolando tendenze  e carattere,

colore degli occhi e ampiezza del sorriso.

                        Naturalmente

data di nascita, nome e posizione astrale:

tutto racchiuso

in una placca di silicio,

unicamente tua, come il DNA.

Ti salva dall’automa

il fiore che raccogli ogni giorno

e il cielo del tramonto

che vai cercando

(tuttocolori il cielo)

 per non morire.

(Dalla raccolta inedita Amici)

Pensieri di Rinascita di Felice Casucci

Acquista Pensieri di Rinascita

di Felice Casucci

A scuola ci fecero leggere un libro di Remarque, “Niente di nuovo sul fronte occidentale”. Non sapevo che quel libro sarebbe stato profetico. Dal nostro fronte, che ha costruito molte guerre, al servizio di altrettanti interessi, si è pasciuta una pandemia che il grado di evoluzione sociale non ha contenuto ma ha diffuso. Forse per la presunzione che tutto fosse sotto controllo o che del controllo si potesse fare a meno. La storia è breve. Finisce con il disorientamento. E quando una storia finisce tanto vale cominciare un’altra. 

Felice Casucci

  • 1) Anche quest’anno i bravi ragazzi della primavera arrivano puntuali e si mettono a suonare.
  • 2) Bisogna mettere addosso l’armatura dell’amore e combattere fino all’ultimo momento, pensando che ci siamo preparati tutta la vita per affrontare questo momento.
  • 3) Ogni giorno una goccia. Il mare ne è pieno.

Quaderni di Poesia

Di cosa si tratta?

Uno spazio dedicato ad aforismi, dieci poesie, pensieri che in pochissime pagine spillate, proprio come un quaderno, può rappresentare un gioiello da collezionare o regalare in ogni occasione. La nostra carta sarà sempre pregiatissima e avoriata e il risultato sarà un vero e proprio quadernetto poetico, leggero ed elegantissimo. Una nuova soluzione per chi ambisce ad un importante lavoro editoriale.

Antica Terra di Grano di Rita Iacovella

Nella dolce valle ti adagi

piccolo paese di montagna,

respiri aria di boschi

profumo di viole,

e quando a sera

ti bacia il crepuscolo,

tra carezze di vento

ti addormenti […]

VAI ALLA SCHEDA COMPLETA


Pensieri di Rinascita di Felice Casucci

A scuola ci fecero leggere un libro di Remarque, “Niente di nuovo sul fronte occidentale”. Non sapevo che quel libro sarebbe stato profetico. Dal nostro fronte, che ha costruito molte guerre, al servizio di altrettanti interessi, si è pasciuta una pandemia che il grado di evoluzione sociale non ha contenuto ma ha diffuso. Forse per la presunzione che tutto fosse sotto controllo o che del controllo si potesse fare a meno. La storia è breve. Finisce con il disorientamento. E quando una storia finisce tanto vale cominciare un’altra. 

Felice Casucci

VAI ALLA SCHEDA COMPLETA

Il Travestire dei Geli di Federico Pinzetta

Acquista Il Travestire dei Geli

di Federico Pinzetta

Quella di Federico Pinzetta è poesia di misura e di macero. Perché l’autore brucia attorno al silenzio e alle sue venature, a volte brillanti, altre opache, ma sa anche contenere il grande argine della parola. E in questo tintinnare calmo diversi, le voci del silenzio abitano le parole ancor prima che si stendano sul foglio. In definitiva, questo sorprende di un autore così giovane, qui alla sua prima prova: scivolare nella tradizione senza risuonare il ridondante, anzi, creando micro realtà sensoriali che inducono il lettore a definire il silenzio proprio grazie alle parole che in fin dei conti non annunciano né cantano, ma si sottraggono ancor prima all’intenzione di essere scritte.

[…] dalla introduzione di Antonio Bux

Nel giro di boa delle mattonelle
sospirano le miserie,
in confronto allo stare
arboreo delle leggende
la botta del supermercato
spalmato sul cemento
raccoglie il ridicolo.
A volte è piangere un pilastro
per il gelsomino o
sputare se stessi.
Nel loro preciso essere nulla
i geli travestono.

Federico Pinzetta è nato a Mantova nel 1996 e studia Filosofia a Verona. Collabora con la rivista di filosofi a “Sovrapposizioni”. Il travestire dei geli è la sua prima pubblicazione.


Prezzo copertina: euro 10.00

Pagine: 56

Codice ISBN: 9788885781320


 

Giuseppe Vetromile: “Proprietà dell’Attesa” (RPlibri, 2020)

di Raffaele Urraro (2020)

Giuseppe Vetromile ci prospetta, in questa sua ultima raccolta di versi (Proprietà dell’attesa, edito da RPlibri di Rita Pacilio, nella consueta elegante veste tipografica, in un marzo che doveva essere diverso se avesse avuto più rispetto delle vite umane e, me lo si lasci passare, della poesia), ci prospetta, dicevo, un ampio ventaglio di tipologie dell’attesa. In 5 sezioni, Prologhi, Aspettative, Indeterminazioni, Traguardi, Assecondamenti/Assuefazioni, l’autore scandaglia tutte le varietà dell’attesa che, come si sa, domina ogni momento e ogni azione della nostra vita. E nella Nota dell’Autore di pag. 7, ci chiarisce il progetto della raccolta, organizzata a posteriori rispetto alla tematica fondamentale, progetto che ruota intorno proprio alle “modalità dell’attesa”.

E allora: c’è quella che l’autore definisce “oziosa estensione di tempo”; quella che consiste in un “lento e piacevole pregustare l’evento gioioso”; quella che ci propina un’“interminabile tortura pensando (noi) a qualcosa di arduo o di tenebroso”. Ma si parlerà, in questo libro, non solo delle “modalità” dell’attesa, cioè delle sue tipologie, ma anche delle sue 2 proprietà” che Vetromile, sempre nella sua nota, declina in quelli che sono i suoi fondamenti, o nelle sue risultanze, che è poi lo stesso, cioè nei suoi tratti caratteristici: “serenità, trepidazione, turbamento, ansia, speranza, preghietra, scongiuro, ripensamento”. Insomma Vetromile ci prospetta un progetto assai arduo, perché, in fin dei conti, tra tipologie dell’attesa e proprietà e caratteristiche, si tratta di attraversare tutte le componenti della nostra vita: i suoi cardini, le sue categorie. Anche se poi, sempre nella nota introduttiva, Vetromile riduce essenzialmente a due le categorie fondamentali dell’attesa che ne evidenziano l’essenza più profonda: attesa di qualcosa che qualcuno ha cucinato per noi ed è pronto a servircela, fosse il caso, o il destino, o Giove o chi ne fa le veci; e attesa di qualcosa che noi stessi abbiamo preparato o contribuito a determinare.

Ma se l’attesa è, appunto, attesa di qualcosa, allora indica qualcosa che ancora non c’è, qualcosa che è nel mondo del possibile e del probabile, o nel mondo dell’imponderabile, qualcosa che si aspetta con ansia o qualcosa che si aspetta con timore. Siamo allora nell’ambito dell’aleatorio, dell’incerto. E dunque abbiamo bisogno di qualcosa che fissi l’aleatorietà di ciò che si attende sottraendolo all’alternativa possibile/impossibile, vero/falso, probabile/improbabile. E l’unico strumento che ci offre questa possibilità, è la poesia. Essa – è sempre Vetromile che parla – “va oltre la materialità e la fisicità del tempo” ed “esorcizza l’attesa, la riabilita, le dà un senso”. E perciò eccoci di fronte alle pagine, ai versi che ci consentiranno di dare, appunto, un senso alle definizioni che, altrimenti, resterebbero parole vuote.

Intanto, soprattutto nella prima parte, il nostro poeta sembra quasi temere l’attesa, un’attesa che si ha l’impressione non promette nulla di buono. Già di per sé, restare in uno stato di sospensione equivale a non vivere, a interporre tra noi e la realtà uno spazio o un tempo vuoto. Non per nulla Vetromile parla di attesa “nuda”, attesa “fasulla”, attesa “stupida”, quasi volesse sottrarre all’attesa ogni sua connotazione positiva. Non è un caso che nel testo di pag. 22 ben 4 volte viene intonato, all’imperativo, il segno verbale “salvami”, quasi ad implorare di essere salvato dal “tempo”, come se la soluzione dei problemi fosse posta negli interstizi di un tempo indefinibile, quello che se ne sta sistemato per i fatti suoi tra un passato nel quale l’io del poeta si rifugia, e un futuro incerto, quello dell’attesa che non promette nulla di buono, perché essa è fondata su un “mondo immaginario” che la rende inaffidabile e insicura. Se poi a queste considerazioni si aggiungono alcune specifiche riflessioni del poeta, come “l’attesa è un turno che non ci spetta” (pag. 15), “troppo si è costruito vanamente” (pag. 24), “orrenda stroria è questo cammino che si propaga” (p. 29), allora è chiaro che l’attesa si riveste di una connotazione particolare, quella di essere una fondamentale categoria del nostro spirito che condiziona tutta la nostra esistenza, e che in Vetromile assume dei contorni chiaramente pessimistici.

Ma l’attesa è anche “aspettativa”, e siamo nella seconda sezione, nella quale l’autore dedica i migliori testi della raccolta ad un tema che, proprio per la sua natura, accoglie le ansie e i palpiti più vivi. Parlo del tema dell’amore, della sua natura di sentimento che aspira sempre a qualcosa di nuovo, a qualcosa di inatteso e magico, a qualcosa che soddisfi, che riempia di sé, o anche qualcosa che coinvolga sensi e cuore, e che quindi involga nel suo spazio l’attore, colui che ama, e lo catturi nel sogno o nella speranza di giungere pienamente all’oggetto del desiderio. E poiché l’amore è, secondo una mia definizione affidata ad un verso, avventura della mente e del cuore, allora è chiaro che esso coinvolge il sentimento, sì, ma un sentimento su cui vigila, o dovrebbe vigilare, la mente, se la mente non si lascia travolgere proprio dal sentimento, trascinandolo via con sé, cosa che avviene spesso o, addirittura, troppo spesso.

Vetromile affronta la trattazione di questa tematica attraverso la descrizione della fenomenologia di un evento (p. 39): l’amore provoca “burrasca nel cuore” che sconvolge fino allo sperdimento dell’io che sente di aver perduto per sempre la sua strada perché la mano dell’amata conduce altrove; perché camminare al suo fianco “è sempre / un soffio di vento verso la gioia”; perché l’amore è fatto anche “di sguardi furtivi / e di sogni immaginati al chiaro di luna”. Insomma la più grande “aspettativa”, come ho detto, è l’attesa che si posiziona in un cuore e in una mente, sbriciolando tutti gli schemi di una realtà che viene abbandonata al suo destino perché quando si sogna, quando si aspetta, quando si invoca l’amore, allora vuol dire che esso è “la sostanza che mi nutre l’anima”.

I testi i quali maggiormente Vetromile ha affidato la sua visione del più grande sentimento che cuore umano possa nutrire, sono quelli delle pagg. 39-41, nei quali l’amore viene descritto nella sua essenza vera e profonda, cioè come inappagamento e come pienezza, come possesso e come perdita, come sfuggevole e come duraturo, come definitivo e come transitorio, e ancora come sogno e frustrazione, come illusione e delusione. Insomma la sua connotazione più appropriata è quella della conflittualità immanente nel sentimento stesso: “ombra nel cuore”, “sostanza che nutre l’anima”, desiderio e spasimo, vero dramma dell’anima o elegia o estasi o rimpianto per ciò che poteva essere e non è stato.

Si passa poi a quelle sezioni in cui la matrice ideologica è più forte, più problematica in quanto l’autore affronta temi più complessi, che si ammantano di una connotazione ontologica. Si passa, quindi, dal tema del tempo che “passa indifferente”, dal tempo che “finisce e torna invano”, come a costringere il poeta a chiudersi nei suoi dubbi, nelle sue perplessità, nei suoi “forse” chiusi nel cassetto, al tema della poesia, misteriosa e affabile nella sua magica attrattiva: “Noi poeti / andiamo spesso sulla luna a depositarvi i misteri / le domande le carezze i baci mai dati // la vita che qui sempre langue e smuore / smuore / smuore / e che nessuno mai sa” (p. 70), al tema della labilità dell’esistenza, che avvolge il poeta nei suoi dubbi, nel pensiero dello sperdimento di sé di fronte al reale, nei suoi dubbi che affliggono lui come ogni poeta che si dibatte fra le sue nostalgie, le sue speranze e la presa d’atto che, purtroppo, la vita scorre via e spesso si porta con sé il tutto che era in noi, lasciandoci, così, stupiti o sgomenti: “Avrei voluto proseguire il sogno nel sogno / continuare i miei passi sul mare o nel cielo.. // Avrei voluto fermare il tempo / Ma la foglia cade ancora e sempre / Quando è autunno” (p. 83), manifestando così, il nostro poeta, qualche aspetto crepuscolare della sua anima.

Ma la raccolta si chiude con una quartina che, nella sua semplicità, ci rende un concetto che non esisterei a definire drammatico: “Mi canterai dunque in un giorno di sole? / Dimmi – forse è questa l’unica ragione / di questa attesa infinita / di una vita” (p. 85): si tratta dello stesso testo che si trova nella dedica di pag. 6. Non è indicato il “tu” allocutorio, nel senso che non è individuabile, proprio perché non indicata la persona alla quale il poeta affida la custodia e la cura dei suoi versi. Ma non è qui il dramma che si percepisce in questi versi, quanto nel fatto che il poeta considera la sopravvivenza della sua poesia – perché di questo alla fin fine si tratta – come “l’unica ragione / di questa attesa infinita / di una vita”. E qui si scopre una delle più drammatiche connotazioni dell’“attesa”, che si ammanta della speranza di non vedere i propri versi cadere nell’abisso dell’oblio dove precipitano spesso, troppo spesso, le nostre parole, voglio dire: le parole dei poeti. In effetti Vetromile affida proprio alle sue parole la sua salvezza come uomo, e quindi la salvezza di tutta la sua vita, perché da esse si aspetta il risarcimento dell’impegno e della dedizione spasmodica alla Musa.

Io non sono tra coloro che danno, o rifiutano, ai versi di un poeta la patente che fa accedere all’immortalità. Ma sono uno che legge con grande impegno i versi che gli vengono affidati, sui quali posso semplicemente esprimere un giudizio che non so neppure quanto vale.

Allora posso dire che, da lettore assiduo dei testi di Vetromile, i suoi versi denotano una grande passione, e questo non significa nulla in sede di giudizio valutativo, ma qualcosa vorrà pure significare nel percorso di una vita caratterizzata da confronto continuo con la parola; a questa, perciò, aggiungo la sua determinazione nel dedicarsi alla poesia sempre con maggiore cura non solo all’elaborazione di una chiara struttura del testo, a creare cioè una “tessitura” ordinata e chiara di un componimento, ma anche a una riflessione sempre più approfondita sui concetti da esprimere, e infine, e soprattutto, all’inveramento di tali concetti in un linguaggio poetico ampio e consapevolmente selezionato. Ma resta da porre sul tavolo del giudizio anche un’altra carta, che è quella che, logicamente, attira involge o sconvolge il lettore di poesia, ed è la fantasia, quella che dà non solo una significanza coinvolgente ed emotivamente attiva ai concetti che si esprimono, ma anche quel calore, quell’afflato, quello spirito misterioso che caratterizza un poeta da uno scrittore di versi.