La Sagoma di Daniela Carmosino

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di Daniela Carmosino (illustrazioni a cura dell’Autrice)

La favola, quella che si distingue per le carinerie stereotipate e l’happy end del genere, stavolta non può che essere a contraggenio e quindi materiarsi e tingersi di crudeltà; e infatti Celeste, seguita in alcuni momenti apicali dei primi suoi anni di vita, si muove in una famiglia di mostri – beninteso i mostri piccoli piccoli e inconsapevoli di una quotidianità comune e diffusa: sagome di mostri. […] Nondimeno Daniela Carmosino conosce bene e spende al meglio il talento della leggerezza; e se la sua scrittura, come struccata, reca le evidenze cosali e ponderali di fatti, pure si praticano abili manovre di alleggerimento che conferiscono lucentezza e fascino alla struttura del linguaggio. 

dall’Introduzione di Marcello Carlino

Va evidenziato come la sagoma di Celeste si stagli come un’ombra su tutta la sua vita, sagoma come sinonimo di ‘divertente e carina’ quando compiace, ma sagoma anche come tela bianca sulla quale proiettare desideri, frustrazioni, sottili vendette e incomprensioni da parte della famiglia, indifferenziata materia viva, pronta a essere plasmata, manipolata e definitivamente ingannata da chiunque.

dalla Postfazione di Enrico Iraso

Tu la parola sagoma non la conosci, / ma quel giorno la impari: / una sagoma tutti la guardano, / tutti l’ascoltano, anche la mamma, / sorride con gli occhi azzurrissimi / persino la nonna. / Una sagoma fa felici tutti.

Daniela Carmosino è nata e vive a Roma. Insegna Critica letteraria e Letterature comparate presso l’Università della Campania “L. Vanvitelli”. Autrice di saggi critici e di racconti, studia da anni gli effetti del linguaggio sullo sviluppo della personalità e sul comportamento.

Silenzio Eloquente di Antonella Fusco

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di Antonella Fusco

Si legge una sensibilità finissima in queste poesie di Antonella Fusco, sublime e quasi religiosa, aperta ad un universo intuitivo che si lega al sensibile nel profondo dell’esistenza. I versi sono soffici, ritmati da una cadenza interna, con ampie pause, con respiri d’anima. Tutto sembra provenire dallo sguardo: uno sguardo avvolgente, caldo e calmo nel suo dispiegarsi quasi tattile sulle cose, sulla natura, sul creato. C’è nei versi una registrazione intensissima di gesti, segni, emozioni. E se per un verso la poesia si dispiega in un contesto dialogico, rivolta ad un tu, reale e ideale, per l’altro non c’è separazione tra lo sguardo esteriore e quello interiore. Anzi vi è quasi, a tale riguardo, una identificazione.

dalla prefazione di Giorgio Agnisola

Silenzio eloquente

Sguardo

d’anima.

Antonella Fusco (Benevento, 1968) docente ordinaria di Lingua e Letteratura italiana presso il Liceo Statale G. Guacci di Benevento. Laureata in Lettere, in Pedagogia e in Scienze Motorie, giornalista pubblicista, è profondamente impegnata nel mondo della scuola, in cui riveste vari incarichi professionali, inerenti in particolare alla didattica e alla ricerca, avendo altresì operato soprattutto nei raccordi tra scuola di secondo grado e università. Si dedica da qualche anno alla poesia, partecipando con successo a significativi premi letterari e rientrando in antologie della poesia italiana presente.


Prezzo copertina: euro 10.00

Pagine: 48

Codice Isbn: 9788885781375


Antica Terra di Grano di Rita Iacovella

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di Rita Iacovella

Terra mia

Nella dolce valle ti adagi

piccolo paese di montagna,

respiri aria di boschi

profumo di viole,

e quando a sera

ti bacia il crepuscolo,

tra carezze di vento

ti addormenti.

… E sogni …

Sogni una fata

dalle lunghe trecce

che alla vecchia fontana

attinge l’acqua

e danza tra le aiuole

del giardino;

di fiore in fiore

la sua mano posa

e tu come per incanto

ti svegli al mattino

fra tanti fiori,

canti di uccelli,

voci di bimbi.

E io che vivo di te,

antica terra di grano,

di grappoli d’uva,

terra mia,

voglio sognar con te

e tra folti oliveti

addormentarmi.

Notizie bibliografiche:

Rita Iacovella nasce a Casalduni (Benevento) il 23 settembre del 1924. Termina gli studi molto presto completando solo la IV elementare. Purtroppo, le condizioni di povertà familiare la inducono a lasciare la scuola per lavorare nei campi al fine di contribuire al mantenimento della famiglia essendo la secondogenita di sei figli. Giovane sposa e madre premurosa, vive per alcuni anni felicemente nel calore della sua famiglia, ma un destino avverso le si accanisce contro, prima portandole via il figlioletto gravemente malato, poi, pochi anni dopo, il marito amato. Questi eventi lasciano un segno profondo nel suo animo e la sofferenza trova nella poesia lo spazio espressivo in grado di dare conforto e voce ai sentimenti più intimi e celati. Il senso del tempo e degli affetti amati e perduti, l’attaccamento alle radici familiari e della propria terra, la rinuncia completa a ogni forma di prevaricazione dell’individuo, la speranza di una felicità intrisa di fede e proiettata oltre ogni barriera spazio/temporale sono le tematiche dei suoi innumerevoli scritti. Nel corso degli anni numerose sue liriche hanno trovato riscontro positivo in svariati concorsi e manifestazioni poetiche locali e nazionali.

Per me, semplicemente il faro del mio cammino.

Grazie, mamma. Plaquette dedicata ad Antonio.

Rito Mazzarelli

Premio L’Iguana – Anna Maria Ortese: RPlibri vince due volte con Matronola e Zaccaria

a cura della Redazione RPlibri

I nostri Autori (anzi, Autrici in questo caso) continuano a regalare immense soddisfazioni in Casa RPlibri!

È infatti giunta qualche ora fa la notizia del podio del Premio Castello di Prata Sannita L’Iguana – Anna Maria Ortese, giunto alla VII edizione, che vede, per la Sezione Poesia Edita, Tempo Tecnico di Daniela Matronola al primo posto e a Non Si Muore Di Notte di Vannina Zaccaria al secondo.

Il prestigioso Premio, con la direzione scientifica dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, fu fondato da Gerardo Marotta in gemellaggio con l’Istituto di Cultura armena di Istanbul e il Consolato del Canada. L’ideazione e la progettazione del prestigioso premio è frutto dell’impegno civile e della passione culturale di Lucia DagaEsther BasileMaria Stella Rossi e Rosy Rubulotta.

Come si legge nel bando per l’edizione 2020, il Premio è giunto alla sua VII edizione con la certezza di aver contribuito alla conoscenza del territorio attraverso presenze di intellettuali, storici, letterati, attrici e musicisti di grande valore, provenienti da ogni parte d’Italia.

Il progetto è intitolato come il famoso romanzo L’iguanascritto nel 1965 da Anna Maria Ortese. Le sezioni del Premio sono le seguenti: Narrativa (giuria presieduta da Gabriella Fiori e M. Bhogos Zekiyan) e SaggisticaPoesia edita (presieduta da Elio Pecora e Roberto Deidier) e Poesia ineditaCortometraggioFotografiaMusica. Le giurie hanno visto nomi prestigiosi per la sezione Poesia edita, come Lucia Stefanelli CervelliBruno GalluccioRita FelericoEsther BasileCinzia Dolci e Adriana La Volpe.

Una notizia di gioia e speranza in questo momento ancora difficile per tutti gli operatori del mondo della Cultura e della Poesia: non possiamo che festeggiare e complimentarci ancora con Daniela e Vanina, parte integrante, come tutti i nostri Autori, della piccola grande famiglia RPlibri!

Indiscrezioni dal fortilizio di Sergio Carlacchiani

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di Sergio Carlacchiani

La poesia di Sergio Carlacchiani fugge e riappare, è seducente e inafferrabile come una bella donna effimera che si materializza sui “ sedimenti” della notte. Corre fluida e inesorabile, inarrestabile nel suo fiume – anima di artista. Attesa, eversiva,amata tanto da incidere il marmo freddo della vita fino alle cavità del cuore umano. E’ un artista versatile che dipinge con colpi di luce l’anima umana, ma nello stesso tempo si lascia divorare il cuore fino all’ultima stilla d’amore. I suoi dipinti sono tessuti di poesia, di una tensione che con velocità adamantina di luce dona forma all’oscurità. La sua ricerca di verità è mai paga di sé, ma si dilegua in una vacuità che sale da un lago di luce che dona equilibrio […] I suoi versi chiamano a sé i poeti erranti, per trarre di terra in terra il nettare nel respiro nell’invisibile. La poesia è sua amica fedele, si trova ai margini del pozzo, è stata eletta per la luce. Non c’è spazio per la retorica, ma solo per la spontaneità del cuore che arrossisce innamorato dell’alba al risveglio. Antidogmatico è il suo sentire, ricco della forza leonina e gaudente della cara amica Alda Merini, dello lingua chiara e tagliente di Allen Ginsberg, con il suo malessere che si strugge nell’istante e che dilegua e lentamente muore […]

Dalla quarta di copertina di Filomena Ciaravella

Dal fortilizio

Amici questo voglio dire

nella dimensione del sacro

solo l’anima può evadere vera

un’architettura fragile leggera

costruita su vocaboli saldi

sarà la mia voce rauca magica

portatrice d’umile bellezza

nei vostri luoghi ad incarnarsi

a pellegrinare e sparire in versi.

Nato a Macerata nel 1959, Sergio Carlacchiani (pseudonimi: Karl Esse – Sergio Pitti – sergio e Basta!) è performer, attore, doppiatore, poeta e pittore. Direttore artistico di varie rassegne teatrali si è occupato di poesia lineare, visiva, concreta, sonora e di mail art. Ha pubblicato nel 1979, “Poesie”, per la Collana Poeti D’oggi, Gabrielli Editore, Roma; nel 1983, “Quadri di Parole”, a cura dell’Associazione per le Ricerche sulla Scrittura, Grafi che Cardarelli & Casarola Editore, Monte San Giusto, Macerata; nel 1987, con lo stesso Editore ha pubblicato Quadri di parole 2. Dal 2016, dopoun lungo periodo d’inattività ha ripreso a scrivere. Si è formato come attore, presso la scuola del Minimo Teatro di Macerata. Ha seguito diversi corsi di perfezionamento e specializzazione. Ha conseguito a Roma il diploma d’impostazione e uso della voce e tecnica del doppiaggio cinematografico, sotto la guida del maestro Renato Cortesi. Da molti anni si occupa di porgere la poesia in maniera multimediale e spettacolare. […] Numerose sono le sue mostre personali e collettive di pittura, scultura e poesia, altrettante sono le performances, gli happening e i vernissages realizzati in diverse città italiane ed estere.


Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per il sito “Gli amanti dei libri” a cura di Nicola Vacca

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per il blog “Zona di disagio” a cura di Donato Di Poce

Intervento dell’Autore a Radio Erre per la rubrica “Buongiorno con il caffè” di Luciana Interlenghi

Note di lettura a cura di Donato Di Poce per Indiscrezioni dal fortilizio

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per la rivista “Frequenze Poetiche” a cura di Filomena Ciavarella

Articolo dedicato all’Autore e alla presentazione di Indiscrezioni dal fortilizio apparso su CronacheMaceratesi.it

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per il blog “Zona di disagio” a cura di Marcello Buttazzo

Umberto Piersanti, Presidente del Centro Mondiale di Poesia Giacomo Leopardi di Recanati, interviene su Indiscrezioni dal fortilizio

Lì un Tempo Fioriva il mio Cuore di Filippo D’Eliso

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di Filippo D’Eliso

Poesia. Amore viscerale espresso nell’età dell’innocenza. Recitata, declamata tra i banchi di scuola. Sulle mani, solchi musicali, consumati a quattro anni con corde di chitarra rosso fuoco prometeico. Percezione della bellezza. Ascoltare, ascoltarsi. Suoni e assonanze, rime dell’infanzia. Appoggiare la parola. I modi alternati. Sentir nascere in sé il desiderio, la voglia, l’iniziazione all’estetica, al senso etico del mondo. Nessuna morale, atto primigenio ancestrale, espressione del racconto, dell’affabulazione, del godere la creazione universale. Cielo e terra fusi. Non è dato conoscere per chi o per cosa. Presenza ed esistenza, estatica la vita scorre piena e assume densità consistente. Maturità precoce si potrebbe dire, ma non senza lo svantaggio dell’inseguimento. Col fiato addosso non conviene girarsi a guardare. Si rischia il panta rei. Liquefa il mondo sin dagli albori. Incandescente l’attesa a raffreddarsi. Si svuotano gli spazi. Si cercano adattamenti, complementi, supplementi. Sommatorie d’angoli. Geometrie degli asintoti. Polifonie. Sintonie. Sinfonie. Tutto risuona. Da soli non si va da nessuna parte. Questo è certo. La certezza racchiude l’intera probabilità. La probabilità è indeterminazione. Coesistenza di opposti e intermediazione.

Dall’Introduzione dell’autore

Coscienza

Cosa potrei raccontare

a me stesso se non potessi sentire

più il tormento?

Questo brusio di foglie

che fanno ombra alla luce del sole

tramontata svanisce a poco a poco.

Non vedo più dove si perdono

le urla: certo non oltre l’azzurro.

E voi, impavide nubi

perché il vostro silenzio

è così mortale? Possano

le vostre acque bagnarmi l’anima

deserta.

Non rimane che la fioca luce

di uno sguardo tra monti e distese,

lì un tempo fioriva il mio cuore.

 […] Dalla quarta di copertina

Filippo D’Eliso è nato a Baragiano (Potenza) nel 1964 e vive nel casertano. É compositore esperto degli aspetti interdisciplinari della Composizione Musicale in Ambiente Informatico. Diplomato in Musica Corale e Direzione di Coro, Composizione e Musica Elettronica, si specializza in Musica e Spettacolo. Elabora musica della tradizione per il teatro. Opera con consulenze e assistenze musicali, ed elabora orchestrazioni, arrangiamenti, digitalizzazioni, programmazioni al computer e composizioni originali per importanti realizzazioni discografiche e cinematografiche. Svolge attività di ricerca.


Sergio Carlacchiani legge ed interpreta alcuni versi tratti da Lì un tempo fioriva il mio cuore

di Lì un tempo fioriva il mio cuore a cura di Francesco Improta per la rivista Prisma

Una lettera per Lì un tempo fioriva il mio cuore a cura di Mariano Lizzadro pubblicata sul blog di poesia Transiti Poetici

Recensione di Lì un tempo fioriva il mio cuore a cura di Marisa Papa Ruggiero per Limina Mundi

Recensione di Lì un tempo fioriva il mio cuore per il blog “Transiti Poetici”

Nr. 7 – Adriana Scarpa

a cura di Giuseppe Vetromile

Scrivevo così una quindicina d’anni fa sul mio blog, riportando la notizia della morte di una grande poetessa e cara amica, Adriana Scarpa, incontrata in tantissime occasioni di premi letterari: “La poesia non muore, la poesia non è morta. Anche se la voce può cessare, anche se il canto sublime può interrompersi indefinitamente, l’anima della poesia resta. E resta fra noi la poesia di Adriana Scarpa, che malignità terrene hanno strappato a questo temporaneo viaggio di materia. Adriana Scarpa, infatti, non c’è più: è deceduta lo scorso 19 ottobre 2005, lasciando tutti noi costernati e affranti. Adriana Scarpa è stata, è, una grande poetessa, e senza alcuna retorica ma riconfermando una realtà che è sempre stata sotto gli occhi di tutti noi che scriviamo poesie e ci sforziamo di dare un valido contributo all’attuale panorama poetico italiano, possiamo ben dire che la Nostra Poetessa è stata – e continua ad essere – un preciso riferimento, un punto fermo, un modello eccelso da seguire, da studiare, da amare.

Nata a Venezia nel 1941, sua abituale residenza è però stata la città di Treviso, dove appunto si è spenta. Ex funzionario della Banca d’Italia, Adriana fin da piccola aveva sempre dimostrato particolare predilezione per la poesia, tanto da affermarsi, nella sua maturità poetica, in importantissimi concorsi letterari nazionali, nelle cui commissioni giudicatrici figuravano nomi prestigiosi della letteratura contemporanea, quali Ungaretti, Caproni, Zanzotto, Bo, Galasso, Grisi e tanti altri. Numerosissimi i primi premi, intensa la sua attività letteraria e prolifica la sua opera, con più di trenta pubblicazioni, per la maggior parte avute in premio e sempre qualificandosi con molto merito ai primi posti nei vari concorsi. Ultimamente la sua città, Treviso, le aveva pubblicato un’antologia completa di intervista, dedicandole un’intera giornata di festeggiamenti.

Una poesia intensa, alta, quella di Adriana Scarpa, che lascerà certamente un’impronta per la sua peculiare e caratteristica espressività.

Proponiamo, per il settimo incontro de “La Scansia poetica di RPlibri”, un esempio della sua lirica melodiosa.

Mi resta tutto il cielo da spartire

Sono la parola

fuggita dal muro di brezza

che fruga la quieta anima

delle ultime stelle. La mia ricerca

fluttua tra pareti

che non fanno storia, lampade

sospese ai davanzali, lo scialle

modellato alla figura.

S’accende sulla bocca

il cristallo delle rugiade

ma nessuno

può rubarmi il pensiero

che dorme nei tronchi

e c’è stagione nuova

anche per gli occhi

che hanno perduto l’innocenza.

Oggi

mi sento leggera come un ramo

che resta solo col suo peso

dopo un volo di passeri

e la luce

s’irraggia dai contorni delle cose.

L’azzurra matassa della vita

somiglia ad una lucciola vagabonda

e mi resta tutto il cielo

da spartire

con l’anima sempre nuova; la realtà

evade cantando

e il corpo

oltre i confini del tempo.

Il paesaggio si posa sopra la città:

dove comincio, dove finisco

è un incendio di vene

nello spazio che svolge

i chiari giorni del passato.

(Da: Alchimie per una donna, 2003)

***

Gli specchi e gli orologi alle pareti

son testimoni adesso

di altre sconfitte, di altri disinganni:

fu tentativo inutile

fermare il lieto istante

di un volto, di un sorriso.

Ora qui vengono i fantasmi

ad incontrarmi.

Dar loro ascolto? meglio

impugnare il binocolo al contrario

per rimpicciolirli

e ricacciarli dentro il loro limbo.

Anche se a notte / li sentirò tornare.

Bussando ai vetri

con le nocche d’ossa

mendicheranno epiloghi / alle irrisolte storie

e bramosi di luce tenteranno

di depredare gli occhi delle stelle.

(Da Incosciente saggezza, Montedit, 2006)

***

Peppe degli automi

Ti sei dato un numero.

L’hai ricavato dall’elaboratore

mescolando tendenze  e carattere,

colore degli occhi e ampiezza del sorriso.

                        Naturalmente

data di nascita, nome e posizione astrale:

tutto racchiuso

in una placca di silicio,

unicamente tua, come il DNA.

Ti salva dall’automa

il fiore che raccogli ogni giorno

e il cielo del tramonto

che vai cercando

(tuttocolori il cielo)

 per non morire.

(Dalla raccolta inedita Amici)

Pensieri di Rinascita di Felice Casucci

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di Felice Casucci

A scuola ci fecero leggere un libro di Remarque, “Niente di nuovo sul fronte occidentale”. Non sapevo che quel libro sarebbe stato profetico. Dal nostro fronte, che ha costruito molte guerre, al servizio di altrettanti interessi, si è pasciuta una pandemia che il grado di evoluzione sociale non ha contenuto ma ha diffuso. Forse per la presunzione che tutto fosse sotto controllo o che del controllo si potesse fare a meno. La storia è breve. Finisce con il disorientamento. E quando una storia finisce tanto vale cominciare un’altra. 

Felice Casucci

  • 1) Anche quest’anno i bravi ragazzi della primavera arrivano puntuali e si mettono a suonare.
  • 2) Bisogna mettere addosso l’armatura dell’amore e combattere fino all’ultimo momento, pensando che ci siamo preparati tutta la vita per affrontare questo momento.
  • 3) Ogni giorno una goccia. Il mare ne è pieno.

Quaderni di Poesia

Di cosa si tratta?

Uno spazio dedicato ad aforismi, dieci poesie, pensieri che in pochissime pagine spillate, proprio come un quaderno, può rappresentare un gioiello da collezionare o regalare in ogni occasione. La nostra carta sarà sempre pregiatissima e avoriata e il risultato sarà un vero e proprio quadernetto poetico, leggero ed elegantissimo. Una nuova soluzione per chi ambisce ad un importante lavoro editoriale.

Antica Terra di Grano di Rita Iacovella

Nella dolce valle ti adagi

piccolo paese di montagna,

respiri aria di boschi

profumo di viole,

e quando a sera

ti bacia il crepuscolo,

tra carezze di vento

ti addormenti […]

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Pensieri di Rinascita di Felice Casucci

A scuola ci fecero leggere un libro di Remarque, “Niente di nuovo sul fronte occidentale”. Non sapevo che quel libro sarebbe stato profetico. Dal nostro fronte, che ha costruito molte guerre, al servizio di altrettanti interessi, si è pasciuta una pandemia che il grado di evoluzione sociale non ha contenuto ma ha diffuso. Forse per la presunzione che tutto fosse sotto controllo o che del controllo si potesse fare a meno. La storia è breve. Finisce con il disorientamento. E quando una storia finisce tanto vale cominciare un’altra. 

Felice Casucci

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A proposito di quarantena e fase due …

di Rita Pacilio, 24 Aprile 2020

Tra qualche giorno entreremo nella fase due dell’emergenza coronavirus. Sono molto contenta per le aziende che riapriranno, per i commercianti che, su appuntamento e rispettando le misure precauzionali, torneranno ad alzare le saracinesche. Mi fa piacere per coloro che hanno sofferto in maniera esponenziale la clausura forzata: adesso potranno avere più ore per vivere all’aria aperta.

Molte donne che, in questi mesi assurdi hanno subito maggiori maltrattamenti e violenze domestiche (sicuramente anche uomini, soprattutto penso ai bambini in famiglie disagiate e problematiche) potranno trovare valvole di sfogo e raggiungere l’aria aperta, incontrare le amiche o recarsi nei centri di aiuto, quantomeno per raccontarsi, per sentirsi accolte e comprese.

Piano, piano si tornerà a una normalità che sicuramente darà vita, seppur lentamente, alla ripresa economica e sociale. Sarà come un dopoguerra, sarà come il terremoto, come dopo l’alluvione. E l’umanità è abituata a rialzarsi, questo ci conforta, ne è sempre stata capace con dignità e coraggio. Soprattutto, sono felice per i miei figli e per tutti i giovani che riprenderanno i sogni tra le mani e progetteranno nuovi percorsi, nuove idee di libertà. Certo, finché non ci sarà una cura o un vaccino contro il virus, temo per loro, per ciascuno di noi. Ma, in realtà, ciò che mi mette sottosopra adesso è un altro pensiero che dentro di me diventa sempre più lucido e inappuntabile: sono preoccupata per me e per quelli come me che per molto tempo ancora avranno nel cuore un buco nero dove è rannicchiata la paura. La paura di non sentirsi al sicuro tra la gente. La paura di non saper camminare (mi sembra di tornare al periodo in cui, uscita dal coma, ho dovuto fare molta riabilitazione prima di saper camminare). Ecco, ho paura di non riuscire a fare tutte quelle semplici cose che prima davo per scontato: scendere le scale di corsa, entrare nei negozi con il sorriso. La paura di avere meno tempo per leggere, per scrivere, perché no, anche meno tempo per i social in cui ho trovato tanto conforto e condivisione. Paura fortissima di non innamorarmi più e di perdere qualcosa di prezioso che non riesco a definire, come per esempio la capacità di volare che, per assurdo, ho imparato stando chiusa in quattro mura.

Non basteranno mascherine e guanti per sentirmi al sicuro (pensate che ho ordinato mascherine colorate e abbinabili ai colori estivi per accettarle come accessorio necessario). E, in fondo in fondo, non so se vorrò più andare fuori.


Rita Pacilio (Benevento, 1963) è poeta e scrittrice. Sociologa di formazione e mediatrice familiare di professione, da oltre un ventennio si occupa di poesia, musica, letteratura per l’infanzia, saggistica e critica letteraria. Direttrice del marchio Editoriale RPlibri è presidente dell’Associazione Arte e Saperi. Ha ideato e coordina il Festival della Poesia nella Cortesia di San Giorgio del Sannio. È stata tradotta in nove lingue. Sue recenti pubblicazioni: Gli imperfetti sono gente bizzarra, Quel grido raggrumato, Il suono per obbedienza, Prima di andare, La principessa con i baffi, L’amore casomai, La venatura della viola.