Silenzio Eloquente di Antonella Fusco

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di Antonella Fusco

Si legge una sensibilità finissima in queste poesie di Antonella Fusco, sublime e quasi religiosa, aperta ad un universo intuitivo che si lega al sensibile nel profondo dell’esistenza. I versi sono soffici, ritmati da una cadenza interna, con ampie pause, con respiri d’anima. Tutto sembra provenire dallo sguardo: uno sguardo avvolgente, caldo e calmo nel suo dispiegarsi quasi tattile sulle cose, sulla natura, sul creato. C’è nei versi una registrazione intensissima di gesti, segni, emozioni. E se per un verso la poesia si dispiega in un contesto dialogico, rivolta ad un tu, reale e ideale, per l’altro non c’è separazione tra lo sguardo esteriore e quello interiore. Anzi vi è quasi, a tale riguardo, una identificazione.

dalla prefazione di Giorgio Agnisola

Silenzio eloquente

Sguardo

d’anima.

Antonella Fusco (Benevento, 1968) docente ordinaria di Lingua e Letteratura italiana presso il Liceo Statale G. Guacci di Benevento. Laureata in Lettere, in Pedagogia e in Scienze Motorie, giornalista pubblicista, è profondamente impegnata nel mondo della scuola, in cui riveste vari incarichi professionali, inerenti in particolare alla didattica e alla ricerca, avendo altresì operato soprattutto nei raccordi tra scuola di secondo grado e università. Si dedica da qualche anno alla poesia, partecipando con successo a significativi premi letterari e rientrando in antologie della poesia italiana presente.


Prezzo copertina: euro 10.00

Pagine: 48

Codice Isbn: 9788885781375


Antica Terra di Grano di Rita Iacovella

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di Rita Iacovella

Terra mia

Nella dolce valle ti adagi

piccolo paese di montagna,

respiri aria di boschi

profumo di viole,

e quando a sera

ti bacia il crepuscolo,

tra carezze di vento

ti addormenti.

… E sogni …

Sogni una fata

dalle lunghe trecce

che alla vecchia fontana

attinge l’acqua

e danza tra le aiuole

del giardino;

di fiore in fiore

la sua mano posa

e tu come per incanto

ti svegli al mattino

fra tanti fiori,

canti di uccelli,

voci di bimbi.

E io che vivo di te,

antica terra di grano,

di grappoli d’uva,

terra mia,

voglio sognar con te

e tra folti oliveti

addormentarmi.

Notizie bibliografiche:

Rita Iacovella nasce a Casalduni (Benevento) il 23 settembre del 1924. Termina gli studi molto presto completando solo la IV elementare. Purtroppo, le condizioni di povertà familiare la inducono a lasciare la scuola per lavorare nei campi al fine di contribuire al mantenimento della famiglia essendo la secondogenita di sei figli. Giovane sposa e madre premurosa, vive per alcuni anni felicemente nel calore della sua famiglia, ma un destino avverso le si accanisce contro, prima portandole via il figlioletto gravemente malato, poi, pochi anni dopo, il marito amato. Questi eventi lasciano un segno profondo nel suo animo e la sofferenza trova nella poesia lo spazio espressivo in grado di dare conforto e voce ai sentimenti più intimi e celati. Il senso del tempo e degli affetti amati e perduti, l’attaccamento alle radici familiari e della propria terra, la rinuncia completa a ogni forma di prevaricazione dell’individuo, la speranza di una felicità intrisa di fede e proiettata oltre ogni barriera spazio/temporale sono le tematiche dei suoi innumerevoli scritti. Nel corso degli anni numerose sue liriche hanno trovato riscontro positivo in svariati concorsi e manifestazioni poetiche locali e nazionali.

Per me, semplicemente il faro del mio cammino.

Grazie, mamma. Plaquette dedicata ad Antonio.

Rito Mazzarelli

Premio L’Iguana – Anna Maria Ortese: RPlibri vince due volte con Matronola e Zaccaria

a cura della Redazione RPlibri

I nostri Autori (anzi, Autrici in questo caso) continuano a regalare immense soddisfazioni in Casa RPlibri!

È infatti giunta qualche ora fa la notizia del podio del Premio Castello di Prata Sannita L’Iguana – Anna Maria Ortese, giunto alla VII edizione, che vede, per la Sezione Poesia Edita, Tempo Tecnico di Daniela Matronola al primo posto e a Non Si Muore Di Notte di Vannina Zaccaria al secondo.

Il prestigioso Premio, con la direzione scientifica dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, fu fondato da Gerardo Marotta in gemellaggio con l’Istituto di Cultura armena di Istanbul e il Consolato del Canada. L’ideazione e la progettazione del prestigioso premio è frutto dell’impegno civile e della passione culturale di Lucia DagaEsther BasileMaria Stella Rossi e Rosy Rubulotta.

Come si legge nel bando per l’edizione 2020, il Premio è giunto alla sua VII edizione con la certezza di aver contribuito alla conoscenza del territorio attraverso presenze di intellettuali, storici, letterati, attrici e musicisti di grande valore, provenienti da ogni parte d’Italia.

Il progetto è intitolato come il famoso romanzo L’iguanascritto nel 1965 da Anna Maria Ortese. Le sezioni del Premio sono le seguenti: Narrativa (giuria presieduta da Gabriella Fiori e M. Bhogos Zekiyan) e SaggisticaPoesia edita (presieduta da Elio Pecora e Roberto Deidier) e Poesia ineditaCortometraggioFotografiaMusica. Le giurie hanno visto nomi prestigiosi per la sezione Poesia edita, come Lucia Stefanelli CervelliBruno GalluccioRita FelericoEsther BasileCinzia Dolci e Adriana La Volpe.

Una notizia di gioia e speranza in questo momento ancora difficile per tutti gli operatori del mondo della Cultura e della Poesia: non possiamo che festeggiare e complimentarci ancora con Daniela e Vanina, parte integrante, come tutti i nostri Autori, della piccola grande famiglia RPlibri!

Indiscrezioni dal fortilizio di Sergio Carlacchiani

Acquista Indiscrezioni dal fortilizio

di Sergio Carlacchiani

La poesia di Sergio Carlacchiani fugge e riappare, è seducente e inafferrabile come una bella donna effimera che si materializza sui “ sedimenti” della notte. Corre fluida e inesorabile, inarrestabile nel suo fiume – anima di artista. Attesa, eversiva,amata tanto da incidere il marmo freddo della vita fino alle cavità del cuore umano. E’ un artista versatile che dipinge con colpi di luce l’anima umana, ma nello stesso tempo si lascia divorare il cuore fino all’ultima stilla d’amore. I suoi dipinti sono tessuti di poesia, di una tensione che con velocità adamantina di luce dona forma all’oscurità. La sua ricerca di verità è mai paga di sé, ma si dilegua in una vacuità che sale da un lago di luce che dona equilibrio […] I suoi versi chiamano a sé i poeti erranti, per trarre di terra in terra il nettare nel respiro nell’invisibile. La poesia è sua amica fedele, si trova ai margini del pozzo, è stata eletta per la luce. Non c’è spazio per la retorica, ma solo per la spontaneità del cuore che arrossisce innamorato dell’alba al risveglio. Antidogmatico è il suo sentire, ricco della forza leonina e gaudente della cara amica Alda Merini, dello lingua chiara e tagliente di Allen Ginsberg, con il suo malessere che si strugge nell’istante e che dilegua e lentamente muore […]

Dalla quarta di copertina di Filomena Ciaravella

Dal fortilizio

Amici questo voglio dire

nella dimensione del sacro

solo l’anima può evadere vera

un’architettura fragile leggera

costruita su vocaboli saldi

sarà la mia voce rauca magica

portatrice d’umile bellezza

nei vostri luoghi ad incarnarsi

a pellegrinare e sparire in versi.

Nato a Macerata nel 1959, Sergio Carlacchiani (pseudonimi: Karl Esse – Sergio Pitti – sergio e Basta!) è performer, attore, doppiatore, poeta e pittore. Direttore artistico di varie rassegne teatrali si è occupato di poesia lineare, visiva, concreta, sonora e di mail art. Ha pubblicato nel 1979, “Poesie”, per la Collana Poeti D’oggi, Gabrielli Editore, Roma; nel 1983, “Quadri di Parole”, a cura dell’Associazione per le Ricerche sulla Scrittura, Grafi che Cardarelli & Casarola Editore, Monte San Giusto, Macerata; nel 1987, con lo stesso Editore ha pubblicato Quadri di parole 2. Dal 2016, dopoun lungo periodo d’inattività ha ripreso a scrivere. Si è formato come attore, presso la scuola del Minimo Teatro di Macerata. Ha seguito diversi corsi di perfezionamento e specializzazione. Ha conseguito a Roma il diploma d’impostazione e uso della voce e tecnica del doppiaggio cinematografico, sotto la guida del maestro Renato Cortesi. Da molti anni si occupa di porgere la poesia in maniera multimediale e spettacolare. […] Numerose sono le sue mostre personali e collettive di pittura, scultura e poesia, altrettante sono le performances, gli happening e i vernissages realizzati in diverse città italiane ed estere.


Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per il sito “Gli amanti dei libri” a cura di Nicola Vacca

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per il blog “Zona di disagio” a cura di Donato Di Poce

Intervento dell’Autore a Radio Erre per la rubrica “Buongiorno con il caffè” di Luciana Interlenghi

Note di lettura a cura di Donato Di Poce per Indiscrezioni dal fortilizio

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per la rivista “Frequenze Poetiche” a cura di Filomena Ciavarella

Articolo dedicato all’Autore e alla presentazione di Indiscrezioni dal fortilizio apparso su CronacheMaceratesi.it

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per il blog “Zona di disagio” a cura di Marcello Buttazzo

Umberto Piersanti, Presidente del Centro Mondiale di Poesia Giacomo Leopardi di Recanati, interviene su Indiscrezioni dal fortilizio

Lì un Tempo Fioriva il mio Cuore di Filippo D’Eliso

Acquista Lì un tempo fioriva il mio cuore

di Filippo D’Eliso

Poesia. Amore viscerale espresso nell’età dell’innocenza. Recitata, declamata tra i banchi di scuola. Sulle mani, solchi musicali, consumati a quattro anni con corde di chitarra rosso fuoco prometeico. Percezione della bellezza. Ascoltare, ascoltarsi. Suoni e assonanze, rime dell’infanzia. Appoggiare la parola. I modi alternati. Sentir nascere in sé il desiderio, la voglia, l’iniziazione all’estetica, al senso etico del mondo. Nessuna morale, atto primigenio ancestrale, espressione del racconto, dell’affabulazione, del godere la creazione universale. Cielo e terra fusi. Non è dato conoscere per chi o per cosa. Presenza ed esistenza, estatica la vita scorre piena e assume densità consistente. Maturità precoce si potrebbe dire, ma non senza lo svantaggio dell’inseguimento. Col fiato addosso non conviene girarsi a guardare. Si rischia il panta rei. Liquefa il mondo sin dagli albori. Incandescente l’attesa a raffreddarsi. Si svuotano gli spazi. Si cercano adattamenti, complementi, supplementi. Sommatorie d’angoli. Geometrie degli asintoti. Polifonie. Sintonie. Sinfonie. Tutto risuona. Da soli non si va da nessuna parte. Questo è certo. La certezza racchiude l’intera probabilità. La probabilità è indeterminazione. Coesistenza di opposti e intermediazione.

Dall’Introduzione dell’autore

Coscienza

Cosa potrei raccontare

a me stesso se non potessi sentire

più il tormento?

Questo brusio di foglie

che fanno ombra alla luce del sole

tramontata svanisce a poco a poco.

Non vedo più dove si perdono

le urla: certo non oltre l’azzurro.

E voi, impavide nubi

perché il vostro silenzio

è così mortale? Possano

le vostre acque bagnarmi l’anima

deserta.

Non rimane che la fioca luce

di uno sguardo tra monti e distese,

lì un tempo fioriva il mio cuore.

 […] Dalla quarta di copertina

Filippo D’Eliso è nato a Baragiano (Potenza) nel 1964 e vive nel casertano. É compositore esperto degli aspetti interdisciplinari della Composizione Musicale in Ambiente Informatico. Diplomato in Musica Corale e Direzione di Coro, Composizione e Musica Elettronica, si specializza in Musica e Spettacolo. Elabora musica della tradizione per il teatro. Opera con consulenze e assistenze musicali, ed elabora orchestrazioni, arrangiamenti, digitalizzazioni, programmazioni al computer e composizioni originali per importanti realizzazioni discografiche e cinematografiche. Svolge attività di ricerca.


Sergio Carlacchiani legge ed interpreta alcuni versi tratti da Lì un tempo fioriva il mio cuore

di Lì un tempo fioriva il mio cuore a cura di Francesco Improta per la rivista Prisma

Una lettera per Lì un tempo fioriva il mio cuore a cura di Mariano Lizzadro pubblicata sul blog di poesia Transiti Poetici

Recensione di Lì un tempo fioriva il mio cuore a cura di Marisa Papa Ruggiero per Limina Mundi

Recensione di Lì un tempo fioriva il mio cuore per il blog “Transiti Poetici”

Nr. 7 – Adriana Scarpa

a cura di Giuseppe Vetromile

Scrivevo così una quindicina d’anni fa sul mio blog, riportando la notizia della morte di una grande poetessa e cara amica, Adriana Scarpa, incontrata in tantissime occasioni di premi letterari: “La poesia non muore, la poesia non è morta. Anche se la voce può cessare, anche se il canto sublime può interrompersi indefinitamente, l’anima della poesia resta. E resta fra noi la poesia di Adriana Scarpa, che malignità terrene hanno strappato a questo temporaneo viaggio di materia. Adriana Scarpa, infatti, non c’è più: è deceduta lo scorso 19 ottobre 2005, lasciando tutti noi costernati e affranti. Adriana Scarpa è stata, è, una grande poetessa, e senza alcuna retorica ma riconfermando una realtà che è sempre stata sotto gli occhi di tutti noi che scriviamo poesie e ci sforziamo di dare un valido contributo all’attuale panorama poetico italiano, possiamo ben dire che la Nostra Poetessa è stata – e continua ad essere – un preciso riferimento, un punto fermo, un modello eccelso da seguire, da studiare, da amare.

Nata a Venezia nel 1941, sua abituale residenza è però stata la città di Treviso, dove appunto si è spenta. Ex funzionario della Banca d’Italia, Adriana fin da piccola aveva sempre dimostrato particolare predilezione per la poesia, tanto da affermarsi, nella sua maturità poetica, in importantissimi concorsi letterari nazionali, nelle cui commissioni giudicatrici figuravano nomi prestigiosi della letteratura contemporanea, quali Ungaretti, Caproni, Zanzotto, Bo, Galasso, Grisi e tanti altri. Numerosissimi i primi premi, intensa la sua attività letteraria e prolifica la sua opera, con più di trenta pubblicazioni, per la maggior parte avute in premio e sempre qualificandosi con molto merito ai primi posti nei vari concorsi. Ultimamente la sua città, Treviso, le aveva pubblicato un’antologia completa di intervista, dedicandole un’intera giornata di festeggiamenti.

Una poesia intensa, alta, quella di Adriana Scarpa, che lascerà certamente un’impronta per la sua peculiare e caratteristica espressività.

Proponiamo, per il settimo incontro de “La Scansia poetica di RPlibri”, un esempio della sua lirica melodiosa.

Mi resta tutto il cielo da spartire

Sono la parola

fuggita dal muro di brezza

che fruga la quieta anima

delle ultime stelle. La mia ricerca

fluttua tra pareti

che non fanno storia, lampade

sospese ai davanzali, lo scialle

modellato alla figura.

S’accende sulla bocca

il cristallo delle rugiade

ma nessuno

può rubarmi il pensiero

che dorme nei tronchi

e c’è stagione nuova

anche per gli occhi

che hanno perduto l’innocenza.

Oggi

mi sento leggera come un ramo

che resta solo col suo peso

dopo un volo di passeri

e la luce

s’irraggia dai contorni delle cose.

L’azzurra matassa della vita

somiglia ad una lucciola vagabonda

e mi resta tutto il cielo

da spartire

con l’anima sempre nuova; la realtà

evade cantando

e il corpo

oltre i confini del tempo.

Il paesaggio si posa sopra la città:

dove comincio, dove finisco

è un incendio di vene

nello spazio che svolge

i chiari giorni del passato.

(Da: Alchimie per una donna, 2003)

***

Gli specchi e gli orologi alle pareti

son testimoni adesso

di altre sconfitte, di altri disinganni:

fu tentativo inutile

fermare il lieto istante

di un volto, di un sorriso.

Ora qui vengono i fantasmi

ad incontrarmi.

Dar loro ascolto? meglio

impugnare il binocolo al contrario

per rimpicciolirli

e ricacciarli dentro il loro limbo.

Anche se a notte / li sentirò tornare.

Bussando ai vetri

con le nocche d’ossa

mendicheranno epiloghi / alle irrisolte storie

e bramosi di luce tenteranno

di depredare gli occhi delle stelle.

(Da Incosciente saggezza, Montedit, 2006)

***

Peppe degli automi

Ti sei dato un numero.

L’hai ricavato dall’elaboratore

mescolando tendenze  e carattere,

colore degli occhi e ampiezza del sorriso.

                        Naturalmente

data di nascita, nome e posizione astrale:

tutto racchiuso

in una placca di silicio,

unicamente tua, come il DNA.

Ti salva dall’automa

il fiore che raccogli ogni giorno

e il cielo del tramonto

che vai cercando

(tuttocolori il cielo)

 per non morire.

(Dalla raccolta inedita Amici)

Quaderni di Poesia

Di cosa si tratta?

Uno spazio dedicato ad aforismi, dieci poesie, pensieri che in pochissime pagine spillate, proprio come un quaderno, può rappresentare un gioiello da collezionare o regalare in ogni occasione. La nostra carta sarà sempre pregiatissima e avoriata e il risultato sarà un vero e proprio quadernetto poetico, leggero ed elegantissimo. Una nuova soluzione per chi ambisce ad un importante lavoro editoriale.

Antica Terra di Grano di Rita Iacovella

Nella dolce valle ti adagi

piccolo paese di montagna,

respiri aria di boschi

profumo di viole,

e quando a sera

ti bacia il crepuscolo,

tra carezze di vento

ti addormenti […]

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Pensieri di Rinascita di Felice Casucci

A scuola ci fecero leggere un libro di Remarque, “Niente di nuovo sul fronte occidentale”. Non sapevo che quel libro sarebbe stato profetico. Dal nostro fronte, che ha costruito molte guerre, al servizio di altrettanti interessi, si è pasciuta una pandemia che il grado di evoluzione sociale non ha contenuto ma ha diffuso. Forse per la presunzione che tutto fosse sotto controllo o che del controllo si potesse fare a meno. La storia è breve. Finisce con il disorientamento. E quando una storia finisce tanto vale cominciare un’altra. 

Felice Casucci

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Nr. 6 – Alberto Mario Moriconi

a cura di Giuseppe Vetromile

Riprendiamo la rubrica de “La scansia poetica di RPlibri” dedicando questo sesto appuntamento ad un altro importante poeta napoletano recentemente scomparso: Alberto Mario Moriconi. Desidero ricordarlo qui, con rispetto e grande ammirazione, avendomi egli dedicato un breve spazio su Il Mattino nel lontano 1984, parlando della mia seconda pubblicazione di poesia. Alberto Mario Moriconi, nato a Terni ma sempre vissuto a Napoli, è stato infatti anche un attento critico letterario e un riferimento preciso nel panorama letterario napoletano, e non solo, dell’ultimo novecento.

La sua poesia, corroborata dalla sua forte personalità di intellettuale eclettico e sempre alla ricerca di motivi profondi di ispirazione, è tesa ad una trasfigurazione della realtà, mettendone in risalto polemiche, moralità, costumi. Il tutto con una vena di profonda ironia, quasi una satira, di cui è intriso il suo dettato poetico, che sotto certi aspetti si fa anche denuncia e cronaca sociale. Il suo stile è ricco di metafore, allitterazioni, giochi di parole. Ne riportiamo qui di seguito alcuni esempi.

 

La disoccupata e la meretrice

Essa dice dice d’un posto,

è riccia mora, la pelle scabra

[però avrebbe attratto

(ancora?…)],

forse le spetta (il posto),

confida, e l’amica nega, saputa,

nel viscido scendere, un’ansa

intestinale, della ventruta

tonitruante città.

Che forse, può

darsi, l’avrà, no?

<< … Dio ssolo ‘o

sape >>.

L’amica nega: << Con quelle cape!… >>

<< E nun sonco, vuò

dicere, mo, manco cchiù bella…

no? >>

<< Tu non si’ quella che

si dà, cumm’io mi do,

me donco >>.

Scendono per le budella

della città (sfocianti

al mare, all’Immacolatella).

<< I’ nun dico “fai male”:

nu ‘o saccio fa’! >>

<< Porta l’onore – e cuntame –

a ‘o monte di pietà.

S’impara, impara >>.

<< E nun sonco cchiù chella

ca ‘mparà può… Tu credi,

“cu chelle cape,

niente da fare”…? >>

<< Tu sei un’Immacolatella

che niente

d’ ‘o mare

sape >>.

(Da Un carico di mercurio, Laterza, 1975)

***

L’utile e il bello

(e il vero)

E sono quello che avanti a un bivio

ristà pur conscio della via utile

e sulla meta proficua certo,

via lastricata…

                                      fra villa e valle,

villa soprana, poi, passo incerto

e busto aitante, sceglierà la polvere,

le more e le farfalle,

la fresca e vana

valle,

e non l’altana

ciarliera e bicchierante della villa.

Solo, e già sera,

a valle…

Nemmeno!… A un bivio,

conscio della via utile…

mi sto,

e canto bucoliche balle

(giù, stazzi, stalle…).

Se rinasco, sarò

con voi, lassù (volendomi

voi).

(da Il dente di Wels, Tullio Pironti Editore, 1995)

***

Elogio dell’economia

Con sua tale ossessione del risparmio, andava

spegnendo a sassate i fanali ai viali.

S’attenuò anche il lume degli occhi,

per la riserva al domani

– e apposta udì anche di meno, –

e il lume ch’è nei medii cranii,

e, ipoteso già, i pulsi minimi

dei cuori sani (non seppe oh degl’insani

l’alte tensioni, gl’irraggi e il bruciare).

Ovvio, ovvio, anzitempo defunse (consunse

meno giorni).

<< Che sperpero di fiori… >>

Riemerso dalla cassa, soffiò su tre candele.

(da Il dente di Wels, Tullio Pironti Editore, 1995)

Alberto Mario Moriconi, poeta, giornalista pubblicista, è nato a Terni nel 1920. È vissuto a Napoli fin dalla fanciullezza e qui è scomparso nel 2010. Ha esercitato la professione di avvocato penalista, poi è stato docente di letteratura drammatica all’Accademia delle Belle Arti di Napoli. È stato critico e rubricista culturale del “Mattino”. Ha pubblicato in poesia: Vortici rupi mammole (Gastaldi, 1952), Trittico fraterno (Ceschina, 1955), Anno Mille (Rebellato, 1958), Le torri mobili (Guanda, 1963), Dibattito su amore (Laterza, 1969), Un carico di mercurio (Laterza, 1975), Decreto sui duelli (Laterza, 1982), Il dente di Wels (Pironti, 1995), Io, Rapagnetta Gabriel-e altre sorti (Pironti, 1999), Un autocommento discreto (Liguori, 2003), Non salvo Atene (Pironti, 2007). Ha inoltre pubblicato la trilogia tragicomica: Dibattito su amore, Un carico di mercurio, Decreto sui duelli nella nuova edizione a cura di A. Maglione (Pironti, 2011). Sue opere sono state tradotte in più lingue. Un’ampia bibliografia della critica sulla sua opera è consultabile nei volumi La poesia di Moriconi di Franco Lanza (Liguori, 1988) e La poesia di Moriconi (“Nord e Sud”, Edizioni Scientifiche Italiane, aprile-maggio 1996 e agosto 1998).

Nr. 5 – Mariavittoria del Pozzo

a cura di Giuseppe Vetromile 

La Poesia è un mondo complesso e variegato, all’interno del quale è piacevole, interessante e persino gratificante viaggiare per incontrare altre realtà, altri stili e altri talenti creativi: non solo, quindi, immaginare e trarre spunti di ispirazione stando seduti alla propria scrivania, ma come l’Ulisse dantesco, solcare altri mari alla ricerca di nuovi fermenti, di sogni di altri, di filosofie e di progetti diversi dai propri. E condividerli. E’ così che la Poesia si espande, si arricchisce.

Questo preambolo per riflettere su un mio incontro particolarmente felice e gioioso. Ho conosciuto la poetessa Mariavittoria del Pozzo, per gli amici Marvi del Pozzo, l’anno scorso a Roma, e subito l’onda dolce e armoniosa della sua poesia mi ha coinvolto. Una poesia di elevato lirismo, con accenti fortemente emotivi evocati dalla natura, dal mare, ma anche dai luoghi e dalle persone.

Propongo ai nostri lettori de “La Scansia Poetica” quattro poesie della nostra Autrice, tratte dal libro “La bacchetta del rabdomante”. Buona lettura!

Considerazione II

 

Prender la vita a calci come un ciottolo

lo so fa male e non soltanto al piede.

Amica mia, un guizzo d’ironia

servirebbe a ottenere la distanza

ed osservarci come dal di fuori.

Un grammo di freddezza, uno d’azzardo

nel poker del trascorrer degli eventi

per scommettere come va a finire,

lieve sorriso se si vinca o perda.

 

***

 

Inverno a Torino

 

La luminosità dell’aria tersa e lieve

frizzante nel mattino decembrino

mi stimola a sentirmi avviticchiata

a questa mia città fresca e leggera

che sorride dai tetti dei palazzi

distesa e pigra come un gatto al sole

ma con grazia felina sulle zampe

s’erge di scatto a correre la vita.

 

***

 

Colori

 

Vesto il mio corpo di colori scuri,

nero, marrone od indistinti beige

eppure so che l’anima non ama

la scelta di colori cinerini.

So che si esalta all’estate più gialla

dei prati coltivati a girasole,

al turchino profondo del sereno,

quel liquefatto azzurro che è dell’aria.

Ma è il blu oltremare del Mediterraneo

che più m’avvolge, commuove, sorprende.

Soltanto un altro blu congeniale

allo spirito, più definitivo,

mi strugge con affanni e con passione,

il blu d’inchiostro della mia scrittura,

della parola vaga che mi sfugge

inadeguata sempre al mio sentire.

Quella che invoco e che non so trovare

quella che vorrei leggere, mai scritta.

 

***

 

Parole… parole

 

Mi sento oppressa dalle mie parole

da sempre inefficaci sulla pagina.

Scritto, il pensiero pare evanescente,

un abbozzo parziale ed indistinto.

Se nella testa tutto invece è netto

perché il comunicare è limitato?

Guardando fuori un po’ mi rassereno:

uno spicchio di cielo tra le foglie

è tutto il cielo, perché ha in sé lo spazio

d’orizzonti infiniti, sconfinati

come un raggio di sole è tutto il sole

non si consuma, illumina, riscalda,

vivifica ogni cosa di colore.

Da due parole in croce un po’ imperfette

può irrompere lo sprazzo del chiarore.

 

***

 

Mariavittoria del Pozzo vive a Torino. Da sempre si occupa, oltre che di poesia classica, di quella contemporanea nazionale e internazionale e da undici anni coordina il gruppo di poesia Tempo di Parole del Circolo dei lettori di Torino. Ha scritto nove volumi di poesia, autoprodotti. I più recenti: La bacchetta del rabdomante (2013), Pietre nel tempo (2014), Immagini ed Immaginazione (2015), Esserci e Riconoscersi (2017). Collabora con la rivista cartacea torinese di poesia “Amado mio” e cura la rubrica fissa di critica letteraria Letture condivise sul Blog romano ParolaPoesia.
Ama affiancare all’attività di scrittura poetica quella di autrice di monologhi teatrali, incentrati sulle più autorevoli figure di poeti contemporanei internazionali.

Nr. 2 – Rosario De Crescenzo

a cura di Giuseppe Vetromile 

Per il secondo appuntamento della rubrica “La scansia poetica di RPlibri”, desidero proporre i versi di un grande poeta napoletano dell’ultimo novecento, che purtroppo come tanti altri amici “colleghi” ha operato per tantissimi anni ma senza mai aver ottenuto quella notorietà, o per meglio dire quell’ “ufficialità” in ambito nazionale che avrebbe meritato, pur avendo prodotto tanti libri e vinto moltissimi premi letterari importanti. Parlo di Rosario de Crescenzo, squisito poeta napoletano che si è distinto per la sua lirica attenta e formale, per i contenuti forti e importanti che spaziano dall’osservazione della natura alle riflessioni sul senso dell’esistenza, dal canto universale alle considerazioni sul sociale e sul lavoro in fabbrica, avendo egli svolto la sua professione in ambiti industriali. Rosario de Crescenzo fa parte di quella lunga schiera di poeti impegnati, ma “dimenticati” dopo la loro scomparsa. Ma la loro poesia rimane e rivive con noi.

 

Monte Faito

 

Anche quassù la roccia

aspra e tagliente

nasconde le ferite in ampi verdi

in boschi silenziosi, in ombre estese.

La pineta rifrange sulle cime

le onde di calura

e un venticello

viene a filtrare l’afa tra il fogliame.

E tu scopri i dirupi

il calcare franante esposto al salso

tormentato dai venti, macinato

in sabbia di stagioni.

 

Come questa che brucia

quietamente

aspettando d’incidere una ruga

più profonda nel monte.

Verrà la neve;

questi nostri passi

saranno qui esistiti senza impronta

ed è sterile d’echi

questa voce

che dice l’Infinito

lentamente

sentendosi morire insieme al giorno.

 

(Da “Terra di lusinghe”, 1983)

 

Identità

 

Un rabbuffo di vento

preme ai vetri

e scuote la serranda. Scroscia piena

l’acquata e la tristezza

colora solitudini sui veli

aperti della tenda,

appena mossi.

 

Era identica a questa

quella sera

che non volemmo dirci

altro che addio.

Dimenticammo i passi e le parole

del cammino più lieto

e lasciammo alla polvere la cura

di seppellire ceneri grà fredde.

Chiudemmo le ferite

con le argille

di fanghi avvelenati.

E fu il silenzio

il nostro essere vivi oltre l’amore.

 

Scroscia piena l’acquata

e il vento scuote,

discreto, la serranda.

Come se tu battessi alla finestra

per entrare a colmare questo vuoto.

 

(Da “Partiture”, 1984)

 

Lutto

 

Con Mimmo sono cinque

ad andarsene giovani,

per sempre!

L’accidente

beffardo, imprevedibile, ribelle

ha insolenza d’ingiuria.

Questa vita

vissuta insieme

a lungo

fianco a fianco

qui sgocciola sudori e si dissecca

lasciando la ferita dei ricordi

al consumo degli anni.

 

Per il resto

il pezzo nuovo è già negli scaffali

e la macchina corre

senza soste

perdendoci per strada.

Inutili domande, le parole,

non saprebbero battere alla porta

del silenzio perenne.

Di noi tutti

certo il destino è scritto

nel granello di sabbia

in riva al mare.

 

E l’onda viene

e sceglie

e poi ritorna

e scioglie

e lega

nodi d’alghe verdi.

 

Numero 6181

 

Anche oggi ho timbrato. Un altro giorno

segnato con il marchio degli archivi.

Vediamo, dunque…

il sessantunottanta s’è infilato

(al solito) al mio posto.

Un po’ di spazio

è sempre una conquista da cintare.

Qui

neppure se ne accorgono che esisti.

Se qualcosa

succede dentro o fuori

mai che riguardi i numeri. Persino

la cartelliera è grigia. Mezze tinte

e toni opachi aiutano il piattume

a scivolare indenne

sopra falsi problemi, tra le fredde

stupidità di norme-astruserie.

 

Tutto in regola, certo, da trent’anni.

Seicentottanta

quindicinali zeppi di presenze

e trecentonovanta

stipendi percepiti. Sei orologi

sono andati a rottame; nel frattempo

lavoro e scalo i vuoti

mentre in coda

la fila più si allunga: mi avvicino

ai primi posti. Un giorno sarò fuori:

non resta che aspettare.

 

Ma intanto ho nostalgia

dei colori nascenti nei mattini

che ritrovo all’uscita spappolati

sui cirri del tramonto.

Sono colati sopra i muri spogli

della momoria senza disegnare

un briciolo di luce. Solo a sera

il possibile affaccia le sue stelle

e disperde il mio numero nel vento.

 

(Da “Il diario di Luca”, 1986)

 


Rosario de Crescenzo è nato a Napoli il 9 maggio 1927. Dal 1947 al 1982 ha svolto mansioni direttive presso un’Azienda metalmeccanica di Napoli.

Nella sua lunga carriera letteraria ha conseguito più di 500 significativi riconoscimenti, dei quali oltre 90 sono stati i primi premi.

Tra i componenti delle Giurie dei concorsi vinti figurano nomi prestigiosi del mondo letterario contemporaneo, come Elio Filippo Accrocca, Giorgio Bàrberi Squarotti, Piero Bargellini, Libero Bigiaretti, Carlo Bo, Giorgio Caproni, Antonio Donat Cattin, Giuseppe Giacalone, Massimo Grillandi, Margherita Guidacci, Luciano Luisi, Mario Luzi, Giuliano Manacorda, Walter Mauro, Leone Piccioni, Mario Pomilio, Domenico Rea, Gaetano Salveti.

Presente in numerose antologie e riviste specializzate, ha pubblicato le seguenti raccolte poetiche:

Rivoglio la speranza (Ed. Presenza, 1976), Stagioni addormentate (Grafedit, 1976), Imperfetti per favole (Terza Pagina, 1977), La stagione perduta (Astarte, 1981), Terra di lusinghe (Ed. Blue Team, 1983), Partiture (E. Velardi, 1984), Ascoltando silenzi (E. Velardi, 1985), Quotidiano databile (Seledizioni, 1986), Il diario di Luca (T. Marotta, 1986), Il respiro del tempo (T. Marotta, 1987), Sugli approdi dell’eco (T. Marotta, 1988).

Rosario de Crescenzo è stato poeta universale perchè il suo discorso riguarda l’uomo sotto qualunque latitudine di tempo e di luogo, perchè la magia dei suoi scritti è uno specchio in cui ognuno cercandosi troverà l’immagine della sua anima. Il ritmo dei suoi versi, la fresca sensibilità che si schiude in deliziose impennate e in trasparenze serene, trovando sbocchi lirici di alta scuola, è un patrimonio del mondo e nasce da una concezione poetica di universalità, unita al magistero di una sensibilità espressiva ricca di sfumature, di immagini che hanno il respiro stesso della vita (Francesco Mannoni).