Paglia di Grano di Alfonso Graziano

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di Alfonso Graziano

Notizie bibliografiche:

[…] Soffia il vento dentro queste poesie di Alfonso Graziano. Soffia il vento, vola la sabbia, nell’oscurità e alla luce del giorno, vola la polvere, le stelle osservano la vita che si muove di sotto, nel silenzio, di fronte all’acqua di mare o sotto una pioggia di la- crime, mentre il tempo fa i suoi giochi: pas- sa, torna indietro in movimento apparente, si sofferma. C’è la natura a fare da corol- lario imprescindibile alla manifestazione poetica sia come figure retoriche ricor- renti (“…I tuoi lineamenti di foglia acerba mentre rinverdisce la sua radice stanca”), (“fredde le mani di nervature come rami”), sia come basso continuo su cui si appoggia- no le azioni (“La prima volta che ho baciato è stato il vento e quel sapore di sabbia e sale mi è rimasto dentro”, “Qui erano i fuochi dei campi a illuminare e i grilli a festeggia- re./A tarda notte i passaggi furtivi di faine e volpi rendevano il silenzio colorato”) […]

dalla prefazione di Antonella Lucchini

***

Era la sera a rendere giustizia
ogni cosa al suo posto
ogni luce a fare il proprio compito

mentre gli occhi persi in lontananze.

Qui erano i fuochi dei campi a illuminare

e i grilli a festeggiare.
A tarda notte i passaggi furtivi di faine
e volpi rendevano il silenzio colorato.

… Lo so, al buio nessuno se ne potrà accorgere.

A volte i sorrisi ingenui dei ragazzi
innamorati lasciavano intravedere

l’innominabile.

Ricordo le sere a rendere giustizia
ma nessuno lo capiva.
Neanche un cielo traforato riusciva a dare

senso alle spiegazioni, a domande complicate:

Le nostre vite sono appese ai fili?

Alfonso Graziano è nato a Foggia dove tuttora risiede. Laureato in scienze politiche-economiche presso l’Università di Salerno scrive fin dai tempi del liceo ma in maniera costante da una decina d’anni. La sua poetica è stata accostata a Giorgio Caproni. Ritmo e sospensione, silenzio e ricerca, Eros e thanatos gli ingredienti essenziali del suo scavo poetico.

Ha pubblicato per la Poesia: nel 2012 Nelle meditate attese – Rupe mutevole Edizioni e nel 2015 Il carnevale degli uo- mini Edizioni Divina follia premiato alla Città Murex Firenze nell’anno 2015 e al Premio La Sirena a Tortoreto. Nel 2017 è venuta alle stampe la raccolta poetica: Ti dico ora come ho smesso di morire Di Felice Edizioni.

Per il Teatro: Concerti per violino e a marzo 2017 il debutto in scena risultando secondo al Concorso Rive Gauche di Firenze, Anno 2017.

Altri riconoscimenti sono stati conseguiti nel 2012 a Trino Vercellese e nel 2014 al Con- corso di Altamura. Nel 2018 Premio speciale della giuria per la migliore silloge d’amore Di te cosa rimane se non il rumore del mare in tempesta – Firenze concorso Rive gauche.

È presente in varie antologie e alcune sue poesie sono state tradotte in albanese, greco e americano.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 42

Codice Isbn: 9788885781436


La Rosa Rosa di Elia Beculfinè

Acquista La rosa rosa

di Elia Beculfinè

Una voce davvero inedita, quella di Elia Belculfinè. Una voce densa, onirica, frastagliata. Una voce che sembra prendere (e pretendere) l’e- redità della migliore poesia del novecento per farne un omaggio teso al disfacimento. Perché pregna di decadentismo, questa poesia sembra dialogare con i morti e i fantasmi, spesso anche dei vivi, che il poeta incontra sul suo cammino. Così come di riflesso, il poeta incarna nei suoi scritti ciò che non è più degli uomini, se non nella morte o nel silenzio. Ovvero quella sottile sensazione di essere dentro al segreto della vita solo per subirne il richiamo straziante. E sembra dirci, Belculfinè, tra queste pagine, che il verbo inconsolabile della poesia è il solo messaggio possibile per chi vive ai margini dell’esistenza. E allora il poeta subisce, si contorce tra le parole che in questo libro musicano una litania senza fine e preternaturale; ma che anche chiarisco- no quanto sia dolce sentirsi condannati, e forse anche folli, nel destino di diventare cenere, un bel giorno. Già che la cenere è la terra fertile dove la rosa avvampa del suo colore più chiaro. Perché ogni vero poeta sa questo: che i sogna- tori vanno via se li si cerca, come le rose strappate al confine del loro lembo. E che una volta giunti alla fine, il solo desiderio possibile è di essere stati amati, compresi, bruciati per sempre. L’augurio che posso fare a questa giovane penna è allora proprio quello di trasformarsi per sempre nell’amore mai pago di una rosa, che in queste liriche sgorga dirompente e fa della voce poetante un angelo sceso all’inferno per non soffrire mai più.

[…] dalla introduzione di Antonio Bux

Apri in metà asimmetriche il mio canto come un piccolo limone.

Spezza i miei versi, i miei deliri

come uno spago d’erba

o un ramo. Passerà per le tue mani, allora,

come filatura di bianco smerlo

un sussurro denso,

intollerabile della parola amore.

Elia Belculfinè è nato nel 1983 a Caserta e vive nell’omonima provincia. Suoi lavori sono apparsi in numerose antologie di settore. Nel 2012 ha pubblicato per l’editore Aletti la raccolta Primi sintomi di una gravidanza. Sempre per Aletti, è apparso nel saggio Verso la Poesia alla ricerca di senso a cura di Maria Carmen Lama.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 56

Codice ISBN: 9788885781429


A Gabriele Galloni (1995 – 2020)

una poesia inedita di Federico Pinzetta

Come di coltello sono stati

fino a qui i giorni

aperti increspati, lattei di lacrima

per l’albero noi sempre stessa

foglia di marmo

sull’erba, invece delle cose

è nostro l’accadere – la noia

travaso di anime che si sopravvivono –

ma l’anima che negli altri si ritrova

non ti basta e vorresti chiare voci

dichiarare vita la morte antecedente.

Così infine è contemporaneo decidere e

se decidere è ora slanciarsi non è ancora

sopra il proprio tempo considerato,

non rischiara perciò di vita tutto lo scuotere

per dire che prezioso è ciò che vive.

Possiamo addirittura spegnerci, oggi,

in uno stare sovraesposto senza pretendere responsabilità.

A Gabriele Galloni

Federico Pinzetta è nato a Mantova nel 1996 e studia Filosofia a Verona. Collabora con la rivista di filosofia “Sovrapposizioni”. Il travestire dei geli RPlibri, 2020 è la sua prima pubblicazione.

Luca Perrone: “Galleggiamento” (Rivista Quarta Corda)

di Filippo D’Eliso (2020)

Galleggiamento.

Un’opera folgorante partorita dalla mente geniale di Luca Perrone.

Sì, Luca Perrone è una mente geniale. Questo è il mio punto di vista.

Già Elle, pubblicato dalla RPlibri nel 2018, e Vivi e lascia morire, nel 2019 da Infinito edizioni, rivelano una rara capacità di scrittura, niente affatto comune e poco incline a compromessi.

La sensibilità dotata non solo di “capacità sensoriale” ma anche di osservazione e spirito critico, immediatamente individua una risonanza, appunto “essere nelle corde”. 

Non poteva quindi la Rivista Sulla Quarta Corda non prendere in considerazione un’opera letteraria così audace ed originale come Galleggiamento di Luca Perrone. 

Il genio ha varie morfologie per presentarsi agli occhi di chi lo possa considerare. 

Si può essere geniali per delle attitudini, ma anche per quella sorprendente manifestazione di sviluppo del talento. Il grande musicista Arnold Schönberg affermò, con straordinaria intelligenza, che il talento è capacità di apprendere e il genio è capacità di svilupparsi”.

Ricordiamo che “il simile sceglie il simile” ossia il simile entra in risonanza con tutto ciò che gli fa da “specchio”. 

È chiaro che una simile ‘scintillazione espressiva’ produce miracoli culturali e meravigliose con­nes­sioni di crescita collettiva. La Cultura autentica è tutto ciò. 

Luca Perrone manda in risonanza le intelligenze e le sensibilità culturali che lo circondano e che lo seguono attraverso le sue pubblicazioni. 

Ilaria Palomba e Francesco Improta rispondono all’appello interagendo in prima persona all’interno di questa interessantissima operazione culturale che vede la luce grazie alla lungimiranza di una rivista audace e coraggiosa proprio per i suoi scopi di fondazione. 

Tre intelligenze in perfetta sinergia sottolineano l’originalità degli intenti. 

Sfondare il muro di una cultura ormai morta e seppellita, un tempo già agonizzante e quindi indifferente, inutile a garantire consapevolezza e crescita. Una umanità che necessita di una profonda e dirompente scossa atta a tagliar via la stantia e deleteria forma di manipolazione e narcosi indotta a livello globale dal potere, feroce e spietato, che tutto fagocita schiavizzando e falcidiando qualsiasi azione di opposizione, senza alcuna remora.

Prefazione e postfazione trovano nelle attente considerazioni della Palomba e di Improta eccellenti riferimenti e accostamenti letterari e culturali:


Luca Perrone assurge a reincarnazione di Antonin Artaud, con pari capacità di scuotere e sconvolgere lo spettatore/lettore, riesumando nello stesso tempo la bellezza della beat generation e il fallimento dell’ottimismo americano rappresentato magistralmente da Allen Ginsberg e la spregiudicata necessità dell’agire artistico in relazione all’essere l’artefice che dà vita al testo drammatico o poetico che sia, come lo fu per Carmelo Bene. In un intreccio di tesi ed antitesi, si avviluppano esalazioni di Joy Division, Doors, James Douglas Morrison oltre a W. Benjamin, Camus, Nietzsche e Pasolini con la sua Salò oltre a Teorema. Campana, Rosselli, Deleuze e Joyce con la purezza del ritmo che, nella sua catarsi, coniuga la parola in perfetta simbiosi con il titolo dell’“ipnotica, visionaria e allucinatoria” creazione di Luca Perrone. Così anche il non citato Foscolo, in un ciclo perenne di distruzione e di rinascita, di amore e morte in questo scenario sepolcrale entra in una risonanza magmatica con Galleggiamento che, sullo sfondo di un memorabile riferimento all’esperienza di floating per raggiungere l’isolamento e liberarsi da ogni sensazione non più consona al proprio sentire, immergendosi appunto nella vasca di deprivazione sensoriale inventata alla fine degli anni Cinquanta dal dott. John Lilly, si esplica, con 52 strofe di 7 versi ciascuna per un totale di 364 versi, come mantra da recitarsi uno al giorno per un intero anno, condannati come siamo alla totale schiavitù, affermandosi decisamente opera di assoluta novità culturale del nostro tempo.

Il Fallout degli Dèi di Mark Bedin

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di Mark Bedin

In un tempo dove la poesia è sempre più̀ oggetto di una rappresentazione diretta e piana, figlia di un linguaggio sempre più simile a quello parlato, c’è chi osa, come Mark Bedin, arcaicizzare il detto poetico per renderlo puro ritmo, viscerale esecuzione sonora; ciò̀ accade ne Il fallout degli dèi, seconda opera del giovanissimo autore veneto. Autodidatta e operaio in fabbrica, al contrario di molti suoi autori coetanei, Bedin si sottrae al contemporaneo, ergendo una sua personalissima Torre di Babele, tutta incentrata sulla reverenza dell’autore nei confronti della letteratura, e nello specifico della poesia.  […]

dalla introduzione di Antonio Bux

XI.

Quanto non avrei creduto affiora: Cleopatra,

e l’ascosa sua mano che altera,

per decesso affliggersi, del serpente il muso.

Ma io so, Cleopatra: fin troppo t’amasti

per non lasciarti soffrire.

S’è aggredita, rauca, ora, la luna in cielo

-Cleopatra; maledetta puttana, è tuo il seno

di nerastra chiazza, rattrappito tra le piaghe

che benigno gettato riarde nelle vaghe

folate!

Eppure mi accettasti;

non saprei dire in che misura di chi Cleopatra

in me rimanda la figura, facesti scordare.

Mark Bedin è nato a Vicenza nel 1997 e vive ad Altavilla Vicentina dove svolge l’attività di operaio in una acciaieria. Ha sempre contrapposto il suo percorso di studi tecnici al percorso letterario intrapreso in solitudine. Ha pubblicato la silloge Variazioni in versi (Controluna, 2018), poi ripudiata, scartata e rivista e mai ripubblicata. Un testo unico è stato pubblicato nell’antologia L’ovulo cercato (Occhionudo, 2019).


Prezzo copertina: euro 12.00 11,40

Pagine: 100

Codice ISBN: 9788885781399


Sergio Carlacchiani dà voce ai versi di Mark Bedin

James Marchiori dedica un pensiero alla poesia e all’opera di Mark Bedin

Recensione a cura di Diego Riccobene dedicata all’opera di Mark Bedin

Nr.8 – Vincenzo D’Alessio

a cura di Giuseppe Vetromile

Credo che la Poesia aiuti a transitare nell’esistenza, renda meno difficile il contatto tra esseri umani, permetta di avvicinarsi con minore sofferenza alla realtà della morte, lascia ardere perenne in noi la fiamma musicale della Natura. Credo fermamente nella poesia civile, praticata dal poeta e dagli amanti della poesia. Credo che la poesia costituisca la stanza illuminata dagli affetti e dai ricordi nell’anima di ogni essere umano, per l’eternità.

Così scriveva Vincenzo D’Alessio presentando, nella sua introduzione – quasi una dichiarazione di poetica – al libro “La valigia del meridionale ed altri viaggi” (Fara Editore, 2012). Il poeta irpino, di origini solofrane, è mancato all’affetto dei suoi cari e nostro nello scorso mese di aprile, lasciandoci tutti costernati e addolorati.

Lo vogliamo ricordare qui, in questa rubrica, proponendo alcuni versi tratti dal libro già citato. Vincenzo è stato un poeta molto impegnato, non limitandosi a scrivere per sé ma prodigandosi per la diffusione della poesia e della cultura in genere, negli ambiti scolastici come in quelli sociali, specialmente tra i giovani, e fondando circoli ed associazioni culturali, come il Gruppo Culturale “Francesco Guarini”. Laureato in materie letterarie all’Università di Salerno, è stato un fine critico, giornalista e organizzatore di Premi Letterari importanti, come il “Città di Solofra” e il “Cluvium” di Calvanico (Sa).

La sua poesia è dolce e incisiva nello stesso tempo, e tocca temi sociali ma anche quelli della memoria e della propria terra d’origine, dura e solare.

Lo scoglio

Mi ritrovo più solo di uno scoglio

in piedi, in mezzo alle correnti

un’inutile lotta per emergere

ad ogni notte ritorna la marea,

felice chi è se non il mare

padrone di mille e più confini

ad altri Dio cela il suo destino

e fissi guardiamo senza fede.

Oggi l’inganno è lievito della terra

il marchio primitivo sottopelle.

Fuggire, capire, forse anche morire

vicino ad una mano che ti sfiora.

***

Il Sud ha sapori

di ruggine e tradimenti

del poco lavoro della sofferenza

Figli lontani dal sole

nelle nebbie tristi di torpore

La terra è l’usignolo

che scompare d’inverno e torna

nelle notti dell’amore a cantare

dietro l’uscio degli uomini

Quando potremo riposare?

Terra rimasta vera

solo nei pensieri miei.

***

A mio figlio Antonio

Ti sono mancato come padre

me ne vergogno ancora

avrei potuto fingere negli anni

resistere al male degli uomini

Non me ne volere figlio

non potevo restare al suolo

nell’egemonia blanda dell’ipocrisia

Sono come te un bambino nuovo

che vuole vivere verità e poesia

Siamo fili di speranza lieve

che si apre al mondo clandestina

Sotto il cielo spero che da padre

mi ridonerai la vita.

***

Noi siamo la terra

che grida dalle sue radici

tormento infaticabile

cemento calato nelle viti.

Siamo soli a sollevare nel vento

il richiamo al falco pellegrino.

Siamo soli a chiedere perdono

alla memoria ferita.

***

Quando non sarò con voi

recitate i versi al vento

            li trasporti ai sordi

            alle cime innevate di settembre

affidateli agli uccelli

            che vincono malinconie

scioglieteli sui muri nell’inverno

al filo rosso delle periferie.

Vincenzo D’Alessio, nato a Solofra 1950, viveva a Montoro (AV). Laureato in Lettere all’Università di Salerno, è stato l’ideatore del Premio Città di Solofra e fondatore del Gruppo Culturale “Francesco Guarini”. Ricordiamo alcune opere  poetiche pubblicate con Fara: La valigia del meridionale e altri viaggi (2012, 2016); Il passo verde (in Opere scelte, 2014), La tristezza del tempo (in Emozioni in marcia, 2015) e Alfabeto per sordi in Rapida.mente, 2015) poi in appendice a Immagine convessa (2017); Dopo l’inverno (2017, II class. al Faraexcelsior, III premio del Concorso “Terra d’Agavi 2018”, segnalata al Premio “Civetta di Minerva”, finalista al Premio “Tra Secchia e Panaro” 2018); Nuove anime (2019). Nel 2018 ha pubblicato i Racconti di Provincia.

Silenzio Eloquente di Antonella Fusco

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di Antonella Fusco

Si legge una sensibilità finissima in queste poesie di Antonella Fusco, sublime e quasi religiosa, aperta ad un universo intuitivo che si lega al sensibile nel profondo dell’esistenza. I versi sono soffici, ritmati da una cadenza interna, con ampie pause, con respiri d’anima. Tutto sembra provenire dallo sguardo: uno sguardo avvolgente, caldo e calmo nel suo dispiegarsi quasi tattile sulle cose, sulla natura, sul creato. C’è nei versi una registrazione intensissima di gesti, segni, emozioni. E se per un verso la poesia si dispiega in un contesto dialogico, rivolta ad un tu, reale e ideale, per l’altro non c’è separazione tra lo sguardo esteriore e quello interiore. Anzi vi è quasi, a tale riguardo, una identificazione.

dalla prefazione di Giorgio Agnisola

Silenzio eloquente

Sguardo

d’anima.

 

Antonella Fusco (Benevento, 1968) docente ordinaria di Lingua e Letteratura italiana presso il Liceo Statale G. Guacci di Benevento. Laureata in Lettere, in Pedagogia e in Scienze Motorie, giornalista pubblicista, è profondamente impegnata nel mondo della scuola, in cui riveste vari incarichi professionali, inerenti in particolare alla didattica e alla ricerca, avendo altresì operato soprattutto nei raccordi tra scuola di secondo grado e università. Si dedica da qualche anno alla poesia, partecipando con successo a significativi premi letterari e rientrando in antologie della poesia italiana presente.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 48

Codice Isbn: 9788885781375


silenzioeloquente Articolo dedicato a Silenzio eloquente per Il Sannio Quotidiano (Ed. cartacea – Sabato 15 agosto 2020).

Comunicato su “Teatri e Culture” in occasione dell’evento dedicato a “Silenzio eloquente

Spazio dedicato a Silenzio Eloquente sul sito Tempi Nuovi (comunicazione, cultura e spiritualità)

Articolo dedicato a Silenzio Eloquente per Il Mattino di Benevento (Ed. cartaceo – Sabato 19 Dicembre 2020).

Antica Terra di Grano di Rita Iacovella

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di Rita Iacovella

Terra mia

Nella dolce valle ti adagi

piccolo paese di montagna,

respiri aria di boschi

profumo di viole,

e quando a sera

ti bacia il crepuscolo,

tra carezze di vento

ti addormenti.

… E sogni …

Sogni una fata

dalle lunghe trecce

che alla vecchia fontana

attinge l’acqua

e danza tra le aiuole

del giardino;

di fiore in fiore

la sua mano posa

e tu come per incanto

ti svegli al mattino

fra tanti fiori,

canti di uccelli,

voci di bimbi.

E io che vivo di te,

antica terra di grano,

di grappoli d’uva,

terra mia,

voglio sognar con te

e tra folti oliveti

addormentarmi.

Notizie bibliografiche:

Rita Iacovella nasce a Casalduni (Benevento) il 23 settembre del 1924. Termina gli studi molto presto completando solo la IV elementare. Purtroppo, le condizioni di povertà familiare la inducono a lasciare la scuola per lavorare nei campi al fine di contribuire al mantenimento della famiglia essendo la secondogenita di sei figli. Giovane sposa e madre premurosa, vive per alcuni anni felicemente nel calore della sua famiglia, ma un destino avverso le si accanisce contro, prima portandole via il figlioletto gravemente malato, poi, pochi anni dopo, il marito amato. Questi eventi lasciano un segno profondo nel suo animo e la sofferenza trova nella poesia lo spazio espressivo in grado di dare conforto e voce ai sentimenti più intimi e celati. Il senso del tempo e degli affetti amati e perduti, l’attaccamento alle radici familiari e della propria terra, la rinuncia completa a ogni forma di prevaricazione dell’individuo, la speranza di una felicità intrisa di fede e proiettata oltre ogni barriera spazio/temporale sono le tematiche dei suoi innumerevoli scritti. Nel corso degli anni numerose sue liriche hanno trovato riscontro positivo in svariati concorsi e manifestazioni poetiche locali e nazionali.

Per me, semplicemente il faro del mio cammino.

Grazie, mamma. Plaquette dedicata ad Antonio.

Rito Mazzarelli


Prezzo copertina: euro 10,00 9,50

Pagine: 24

Codice ISBN: 9788885781368

Premio L’Iguana – Anna Maria Ortese: RPlibri vince due volte con Matronola e Zaccaria

a cura della Redazione RPlibri

I nostri Autori (anzi, Autrici in questo caso) continuano a regalare immense soddisfazioni in Casa RPlibri!

È infatti giunta qualche ora fa la notizia del podio del Premio Castello di Prata Sannita L’Iguana – Anna Maria Ortese, giunto alla VII edizione, che vede, per la Sezione Poesia Edita, Tempo Tecnico di Daniela Matronola al primo posto e a Non Si Muore Di Notte di Vannina Zaccaria al secondo.

Il prestigioso Premio, con la direzione scientifica dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, fu fondato da Gerardo Marotta in gemellaggio con l’Istituto di Cultura armena di Istanbul e il Consolato del Canada. L’ideazione e la progettazione del prestigioso premio è frutto dell’impegno civile e della passione culturale di Lucia DagaEsther BasileMaria Stella Rossi e Rosy Rubulotta.

Come si legge nel bando per l’edizione 2020, il Premio è giunto alla sua VII edizione con la certezza di aver contribuito alla conoscenza del territorio attraverso presenze di intellettuali, storici, letterati, attrici e musicisti di grande valore, provenienti da ogni parte d’Italia.

Il progetto è intitolato come il famoso romanzo L’iguanascritto nel 1965 da Anna Maria Ortese. Le sezioni del Premio sono le seguenti: Narrativa (giuria presieduta da Gabriella Fiori e M. Bhogos Zekiyan) e SaggisticaPoesia edita (presieduta da Elio Pecora e Roberto Deidier) e Poesia ineditaCortometraggioFotografiaMusica. Le giurie hanno visto nomi prestigiosi per la sezione Poesia edita, come Lucia Stefanelli CervelliBruno GalluccioRita FelericoEsther BasileCinzia Dolci e Adriana La Volpe.

Una notizia di gioia e speranza in questo momento ancora difficile per tutti gli operatori del mondo della Cultura e della Poesia: non possiamo che festeggiare e complimentarci ancora con Daniela e Vanina, parte integrante, come tutti i nostri Autori, della piccola grande famiglia RPlibri!

Indiscrezioni dal fortilizio di Sergio Carlacchiani

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di Sergio Carlacchiani

La poesia di Sergio Carlacchiani fugge e riappare, è seducente e inafferrabile come una bella donna effimera che si materializza sui “ sedimenti” della notte. Corre fluida e inesorabile, inarrestabile nel suo fiume – anima di artista. Attesa, eversiva,amata tanto da incidere il marmo freddo della vita fino alle cavità del cuore umano. E’ un artista versatile che dipinge con colpi di luce l’anima umana, ma nello stesso tempo si lascia divorare il cuore fino all’ultima stilla d’amore. I suoi dipinti sono tessuti di poesia, di una tensione che con velocità adamantina di luce dona forma all’oscurità. La sua ricerca di verità è mai paga di sé, ma si dilegua in una vacuità che sale da un lago di luce che dona equilibrio […] I suoi versi chiamano a sé i poeti erranti, per trarre di terra in terra il nettare nel respiro nell’invisibile. La poesia è sua amica fedele, si trova ai margini del pozzo, è stata eletta per la luce. Non c’è spazio per la retorica, ma solo per la spontaneità del cuore che arrossisce innamorato dell’alba al risveglio. Antidogmatico è il suo sentire, ricco della forza leonina e gaudente della cara amica Alda Merini, dello lingua chiara e tagliente di Allen Ginsberg, con il suo malessere che si strugge nell’istante e che dilegua e lentamente muore […]

Dalla quarta di copertina di Filomena Ciaravella

Dal fortilizio

Amici questo voglio dire

nella dimensione del sacro

solo l’anima può evadere vera

un’architettura fragile leggera

costruita su vocaboli saldi

sarà la mia voce rauca magica

portatrice d’umile bellezza

nei vostri luoghi ad incarnarsi

a pellegrinare e sparire in versi.

Nato a Macerata nel 1959, Sergio Carlacchiani (pseudonimi: Karl Esse – Sergio Pitti – sergio e Basta!) è performer, attore, doppiatore, poeta e pittore. Direttore artistico di varie rassegne teatrali si è occupato di poesia lineare, visiva, concreta, sonora e di mail art. Ha pubblicato nel 1979, “Poesie”, per la Collana Poeti D’oggi, Gabrielli Editore, Roma; nel 1983, “Quadri di Parole”, a cura dell’Associazione per le Ricerche sulla Scrittura, Grafi che Cardarelli & Casarola Editore, Monte San Giusto, Macerata; nel 1987, con lo stesso Editore ha pubblicato Quadri di parole 2. Dal 2016, dopoun lungo periodo d’inattività ha ripreso a scrivere. Si è formato come attore, presso la scuola del Minimo Teatro di Macerata. Ha seguito diversi corsi di perfezionamento e specializzazione. Ha conseguito a Roma il diploma d’impostazione e uso della voce e tecnica del doppiaggio cinematografico, sotto la guida del maestro Renato Cortesi. Da molti anni si occupa di porgere la poesia in maniera multimediale e spettacolare. […] Numerose sono le sue mostre personali e collettive di pittura, scultura e poesia, altrettante sono le performances, gli happening e i vernissages realizzati in diverse città italiane ed estere.


Prezzo copertina: euro 14,00 13,30

Pagine: 128

Codice ISBN: 9788885781351


Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per il sito “Gli amanti dei libri” a cura di Nicola Vacca

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per il blog “Zona di disagio” a cura di Donato Di Poce

Intervento dell’Autore a Radio Erre per la rubrica “Buongiorno con il caffè” di Luciana Interlenghi

Note di lettura a cura di Donato Di Poce per Indiscrezioni dal fortilizio

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per la rivista “Frequenze Poetiche” a cura di Filomena Ciavarella

Articolo dedicato all’Autore e alla presentazione di Indiscrezioni dal fortilizio apparso su CronacheMaceratesi.it

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per il blog “Zona di disagio” a cura di Marcello Buttazzo

Umberto Piersanti, Presidente del Centro Mondiale di Poesia Giacomo Leopardi di Recanati, interviene su Indiscrezioni dal fortilizio

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per il blog di poesia “Transiti Poetici”

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio a cura di Cinzia Marulli per “Parola Poesia”

Nota di lettura per Indiscrezioni dal fortilizio a cura di Giulio Maffii per “Atelier”

Nota critica per Indiscrezioni dal fortilizio firmata da Ivano Ciminari e riportata da BMN – Bookshop Magazine News

A Sergio Carlacchiani

di Gianluca Conte

Con tuoni e fuochi d’artificio celesti bisogna parlare a sensi fiacchi e insonnoliti

F.W. Nietzsche, Così parlò Zarathustra.

Tutto è follia in questo mondo fuorché il folleggiare.

Tutto è degno di riso fuorché il ridersi di tutto.

Tutto è vanità fuorché le belle illusioni e le dilettevoli frivolezze.

G. Leopardi, Zibaldone di pensieri.

Il fondo del pozzo è nero

inviso ai più,

così come è nera

la cima più alta,

dove il centurione Marco

perse per sempre

l’Aquila d’oro del padre,

svergognando la Legione.

Sei partito, Sergio, alla ricerca

dell’impossibile reliquia,

la tua voce ha scavato

gli eoni della Terra

i solchi gravi d’un Lemure tremendo,

sei giunto al confine dell’Orsa

sull’orlo dell’onnivoro mondo,

e lì, il tuo corpo ha scelto Euterpe.

D’allora tu canti l’uomo,

il suo Essere di carne e gesso

le sue vette insanguinate

e le mitiche cadute

ove il pozzo è sempre nero;

eppure alluma, lì sul fondo,

la tua gravida parola

di tuono e incenso.

E mille piani e mille ancora

rifulgono dal culmine del Vuoto

– vedi, amico mio? –

non c’è freno all’orrore

d’un uomo gelido

che ha visto l’acqua

diventare fuoco e bruciare

i simili nei fossi e nelle vore.

Ti chiedo, allora: non smettere di andare

oltre l’uomo, oltre il limite

di questi cuori pavidi e convessi,

che mutilano istanti e dominano voglie.

La tua voce, Sergio, è parola di vento

che purifica i miasmi del mondano,

è tempra siderale che rinnova

i nostri canti di ventura.

Gianluca Conte

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per “Culturelite” a cura di Guglielmo Peralta

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per “EraOra Notizie” a cura di Roberto Tanoni