Recensione di “Sciara tagliente” di Rossana Nicotra

di Giovanni Sepe (2021)

È uscita la prima silloge di Rossana Nicotra  “Sciara tagliente” per Rplibri edizione. Questa prima opera dell’autrice siciliana ha delle peculiarità non trascurabili. Sebbene Rossana abbia scritto poesie da giovanissima non ha mai frequentato i luoghi della poesia, il suo era dunque un dialogo con sé da tenere lontano dal mondo.

Ripresa l’attività poetica ha ricevuto in breve tempo proposta di pubblicazione, dato questo fondamentale per riflettere circa la natura incontaminata di quella cifra che la caratterizza, almeno quanto la promiscuità della lingua che riscontriamo in alcune liriche. Non è certamente una raccolta di poesie in vernacolo, anche se non ne prende del tutto le distanze, anzi ricava da esso lo strumento musicale rielaborando il significato di talune espressioni altrimenti circoscritte alla terra di origine. Tale espediente dimostra la sua efficacia già nel titolo della silloge generando un ossimoro, quasi, atto a dichiarare l’attaccamento e la volontà di allontanarsi da una terra madre e matrigna 


Nelle sue poesie la poeta siciliana  si “sporca la bocca” di terra; terra che impregna la voce di antiche radici. Lo fa con una lingua che si rinnova ogni volta, regalandoci un tessuto formale preciso e autentico insieme. La versificazione è libera dalla metrica, e ben congegnata al dettato, risultando così verace e misurata al tono; il risultato musicale è decisamente buono, ricco di enjambement e sottili escamotage che l’autrice non lascia intuire, restituendo alla lettura una naturale scorrevolezza.

Versi come ” Conosco bene il ventre io/quando affondo la mano/nei significati di un suono la dicono lunga sull’indagine alla parola e ai diversi significati che di volta in volta assumono, fino a voler rispondere alla domanda escatologica sempre presente in questa silloge. Se da un lato la terra accoglie dall’altro ci mette al mondo su zolle che sgranano, allora non ci resta che il volo immaginifico della parola. Rossana consapevole di ciò sembra voler risaltare la lingua della propria terra per esorcizzare quel legame, a cui non è possibile sfuggire.

Sciara tagliente di Rossana Nicotra

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di Rossana Nicotra

Notizie bibliografiche:

Da sempre uno dei principali cardini della poesia è il sentimento amoroso. Solo l’amore (che sia per un altro essere o per la propria terra o finanche per l’esistenza stessa) spinge l’essere umano a indagare l’ignoto e la bellezza. E quando l’amore si fa carne, abbandono, elegia, come anche stratificazione dell’esperienza, ecco che la poesia accade nella sua più viva purezza. È il caso di quest’opera prima di Rossana Nicotra, dall’affascinante titolo Sciara tagliente (titolo che gioca mescolando dialetto siciliano e italiano, artificio che avviene tra l’altro anche in rare ma particolari e specifiche poesie del libro), dove il canto di un amore lontano e indefinito compone una poesia giustamente lirica che in alcuni casi si staglia in un certo barocco primitivo, così come si fa anche, in altri componimenti, più den- sa e appunto tagliente, risultando però sempre vulcanica, come la sciara (lava in siciliano) che in queste pagine scorre magmatica sottotraccia come un fiume che porta l’autrice verso una propria poetica della radice come unica e sola possibilità di salvezza. […]

dall’introduzione di Antonio Bux

Chiaro è l’odore

nel disteso telo

di stelle
sul nero ruvido

di lave

dei limoni alla penombra.

Rossana Nicotra è nata alle pendici dell’Etna nel 1981. Vive in Piemonte dove svolge il lavoro di insegnante in una scuola primaria. Ha partecipato a diversi concorsi nazionali e internazionali ottenendo dei riconoscimenti. Alcune sue poesie sono state pubblicate in antologie. Sciara tagliente è il suo libro d’esordio.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 60

Codice ISBN: 9788885781573


Alcune poesie tratte da Sciara tagliente selezionate e pubblicate da “Avamposto – Rivista di poesia”

Recensione di Sciara tagliente a cura di Giovanni Sepe

Anche l’ultimo argonauta se n’è andato di Carlo Francescantonio

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di Carlo Francescantonio

Notizie bibliografiche:

Carlo di Francescantonio pare odiare i poeti e forse pure la poesia. Ma non solo. Sembra quasi che l’autore ce l’abbia un po’ con tutto quel mondo patinato che primeggia ovunque e spesse volte anche senza alcuna merito­crazia. Ma di France­scantonio usa proprio il mezzo poetico per esprimere il suo di­sagio, dunque si può parlare di un odio che viene dal vero amore per la poesia così come per la vita (o per l’utopia di una vita). E così la poesia di­venta anti-poesia, quasi priva di liri­smo, composta invece di una lucida invettiva, a volte, come anche di un sottile sarcasmo. Il ritmo martellante e perentorio permea il discorso piano e non ha nessun pietismo nel dimo­strarsi nudo e crudo nel suo appa­rente distacco. […]

dall’introduzione di Antonio Bux

[…] Ma in questo Argonauta la presenza pasoli­niana non è sacralizzata, per quanto laicamente, come accade in casi simili. Pasolini è infatti una spe­cie di involontario eroe eponimo di una pratica poetica all’in­segna dell’indignazione. In un’altra poesia, Una barca che fa acqua (da tutte le parti), a un certo punto si evoca una scritta vista lungo una strada. Nel lungo e accidentato percorso che ha portato finalmente questo Argonauta al suo porto, è caduta tra le altre anche un’altra poe­sia in cui si evocava una scritta mu­rale; si in­titolava Articolo n. 2 e recitava fulminea: «ricordo un muro sici­liano / diceva chi butta spaz­zatura qui amorirri». Po­tremmo in­somma parlare per di Fran­cescantonio di una vera e propria poetica della scritta murale, che è però anche, pari pari, una poetica dell’invettiva (e infatti Una barca che fa acqua procede esemplarmente così: «ad ogni viaggio mi dico / dovrei fotografare l’invettiva / alla fine non è altro che una bellissima poesia») e che rea­lizza quindi in questo senso il portato pasoli­niano, più o meno conscio (non importa) di questi versi. Invet­tiva e linguaggio prosaico che ri­conducono all’ultima stagione di Pasolini, quella di Trasumanar e organiz­zar (che di France­scantonio, a sentire quello che ci dice, non ha letto: ma, di nuovo, non importa, perché il pasoli­nismo or­mai esiste anche a prescindere dai suoi testi), condotta in parte sugli stessi ber­sagli (la società contem­poranea, la poli­tica, per­sino quella spe­cie di secondaria “muta­zione antropolo­gica” che sono stati gli anni Ottanta…), in parte su bersagli di­versi (soprattutto i poeti, vero e proprio oggetto di ossessione di questa raccolta). […]

dalla postfazione di Marco Berisso

e quel che resta dell’Occidente

sembra dire: prego fate pure

Carlo di Francescantonio (Santa Margherita Ligure, 1976), collabora con il Festival della Parola di Chiavari e si occupa di poesia sul blog «Letteratitudine». Ha pubblicato tre romanzi e otto raccolte di poesia. Tra queste, Memorabilia. Poesie 2000-2015, con la prefazione di Alessandro Fo,e Uomini in fiamme, scritto con Mirko Servetti. Ha partecipato al disco di poesia e musica elettronica Poème électronique. 2016/2020, nato dall’omonima rassegna letteraria.È presente nelle antologie Umana, troppo umana. Poesie per Marilyn Monroe (Nino Aragno 2016) e Voci dall’esilio (Circolo Letterario Banchina 2020) nelle riviste «Atelier Poesia», «Banchina», «Mirino», «Satisfiction», «Fluire» e all’interno della collana «Poeti e Poesia» a cura di Elio Pecora.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 64

Codice ISBN: 9788885781535


Recensione di Anche l’ultimo argonauta se n’è andato su “Letteratitudine News” a cura di Helena Molinari

Segnalazione di Anche l’ultimo argonauta se n’è andato su “Levante News”

Estratto di Anche l’ultimo argonauta se n’è andato su “L’Altrove”


Nota di lettura di Anna Grazia D’Oria sulla rivista N. 324 (luglio- agosto 2021) de L’ immaginazione – Manni Editore dedicata a Anche l’ultimo argonauta se n’è andato

Si legge tutto piacevolmente: discutere di ciò che ci circonda in versi, con razionali lagnanze e anche indignazione non velata; ricordare l’infanzia, il passato in generale…. Ma è in “I poeti” tutto il senso della raccolta: un diario del proprio bisogno di scrivere e leggere libri, del percorso nel perimetro letterario, dell’illusione che diventa, per gradi, disillusione. L’ultima poesia è fondamentale nella sua adesione convinta e sicura alla realtà: la ricetta in versi della torta di mele di nonna Vanda.

Extra Vagantes Show di Giuseppe Forestiero

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di Giuseppe Forestiero

Notizie bibliografiche:

[…] La peculiarità più interessante di quest’opera è dunque la sua distanza da ogni metafisica soluzione formale, per abbracciare invece un crudo realismo terminale, avvicinandosi, almeno idealmente, all’omonima corrente letteraria fondata dal poeta Guido Oldani. Ma non c’è solo questo, nella scrittura di Forestiero: vi si può notare anche la naturale propensione alla musicalità più viva della lingua, finanche nei più brevi componimenti; così come una lieve sfumatura surrealista in altri scritti, sparsi qui e là, ci ricorda quanto plastificata sia in realtà la vita di oggi. In conclusione, ci si trova davanti ad un’opera agile ma consapevole, che sembra prendere spunto dall’occasione per ragionare con lucida leggerezza sui malesseri dell’uomo, qui inteso come mero spettatore di questo spettacolo che è ormai il mondo fuori da ogni ordine.

dall’introduzione di Antonio Bux

I vecchi escono dai bar

con i bastoni in mano

come antenne di lumache.

Giuseppe Forestiero è nato nel 1975 a Sora e vive in Abruzzo. Imprenditore, è laureato in giurisprudenza. Nel 1998 ha pubblica- to Jack, si gira, Edizioni Tracce di Pescara.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 60

Codice ISBN: 9788885781528


Recensione di Extra Vagantes Show a cura di Elisa Chiriano

Recensione di Extra Vagantes Show a cura di Marcello Chinca per la rivistra “Satisfiction”

Sogno la direttiva di Roberta Sirignano

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di Roberta Sirignano

Notizie bibliografiche:

[…] In definitiva, il risultato di un’opera così straniante probabilmente è la deriva dell’essere contemporaneo, in quanto preda di un linguaggio che da tempo ha perso il suo valore primitivo. Ed è forse questo il monito più tragico nell’opera della Sirignano: che il dire non più spaventi cambiando il sentire nella vita di tutti i giorni, ma che, invece, si adegui alla sua sostanza più quotidiana. Ed ecco, allora, che il sogno di una direzione si fa poesia, evocazione, richiesta spasmodica e plasmante di un linguaggio detonato e al tempo stesso disperatamente lucido e sorgivo. […]

dalla introduzione di Antonio Bux

Se i luoghi senza coraggio abbaiano

quando si silenziano ti ascolto

abbaio io alla luce
si infila lenta mi infila lenta

come plastica di forma imperfetta
ma armonia a seguire dalla striscia luminosa

Roberta Sirignano (Roma) è autrice di testi sperimentali e di poesia visuale. Si occupa inoltre di arte attraverso la produzione di opere realizzate con tecnica digitale. Ha pubblicato, tra l’altro, Un minuto dopo l’esplo- sione della luna (Edizioni La Gru, 2012); Il Portone – fixing/my/tender/mind (Augh Edizioni, 2017); La catena di montaggio della mente. Racconti obbligati (Edizioni Ensemble, 2019). Nel 2019 un suo racconto inedito, La mistica della post-produzione, ha ricevuto una menzione d’onore al Premio Lorenzo Montano. Sue opere di arte digitale e fotografiche e alcuni testi poetici sono stati pubblicati su riviste cartacee e online.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 60

Codice ISBN: 9788885781504


Recensione di Sogno la direttiva a cura di Francesco Muzzioli

Sogno la direttiva entra nella classifica di qualità stilata da “L’Indiscreto” per la Sezione Poesia del mese di maggio 2021

Adolescenti vezzi alfanumerici di Gabriele Sebastiani

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di Gabriele Sebastiani

Notizie bibliografiche:

[…] Ed è così che questo canzoniere si perpetua per lo scorrere della prima sezione in forma di pseudo sonetti, tutti composti da una doppia sestina; nella seconda sezione vi sono invece le poesie più libere e dal respiro generosamente più ampio. I temi (e sono i temi di sempre: lo scorrere del tempo, il rapporto uomo/natura, l’amore e l’integrazione col reale, ecc.) sono trattati talvolta con arguzia e con toni ironici, altre volte invece una lucida patina elegiaca torna in superficie e ci mostra l’anima più profonda dell’autore. Ed è così che la maniera diventa pretesto per dare forma al sentimento più sincero che permea l’intera raccolta, ovvero quello stupore di sentirsi eterni adolescenti, quasi disadattati a questo mondo, ma innamorati a tal punto del mondo da volerne dire, e in questo caso poeticamente, la bellezza ma soprattutto la sua primordiale vanitas.

dall’introduzione di Antonio Bux

Forse una sera uscendo, a tarda notte

nei vicoli di un bar, parrà già giorno

chiaro contorno amico e furibondo

di noi che ci vogliamo troppo bene

in fondo per affliggerci; e se ti amo

non lo nascondo più nulla contando.

Ma intanto sulla sponda di gennaio

buio si appresta ad annebbiare passo

lo stesso avvolto metro di conquista

di chi, sparando a vista, grida varco.

Zitto contratto una seconda chance,

privi dell’ansia di voltarci, amiamoci.

Gabriele Sebastiani è nato nel 1991 e risiede a Velletri (RM). Nel 2015 si laurea in Filo- logia Moderna all’Università “La Sapienza” di Roma, presentando una tesi intitolata Milo De Angelis: Quell’andarsene nel buio dei cor- tili. Dalla fine all’origine di tutto. Sempre del 2015 è la pubblicazione del suo primo vo- lume di poesie, Abbozzi del fanciullo senti- mentale (Lepisma Edizioni, Premio Tredici). Alcuni suoi interventi critici e testi poetici sono apparsi su riviste e blog come «Poeti e Poesia», «Polimnia»; «Locomotiv», «Poesia ultracontemporanea».


Prezzo copertina: euro 12.00 11,40

Pagine: 100

Codice ISBN: 9788885781511


Memorie del mio incontro con Francesco Biamonti

di Filippo D’Eliso (2021)

L’affetto, l’amicizia e la stima che mi legano a Francesco Improta – mio professore di liceo agli inizi degli anni Ottanta – sono note e tutt’oggi tengono sempre deste le personali vicendevoli attenzioni alle novità letterarie, cinematografiche (sua grande passione), musicali (essendo io un musicista) e culturali in genere.

Erano gli inizi degli anni ‘90 e, dopo la pubblicazione del secondo romanzo Vento largo, fu per la prima volta che sentii parlare di Francesco Biamonti: il mio “vecchio” professore ne aveva intuito la straordinaria grandezza e mi aveva subito trasmesso il suo entusiasmo, ma in quel periodo non ebbi modo di approfondire.

Solo nell’agosto del 1993 ne acquistai il primo romanzo, L’angelo di Avrigue. Poi ci fu una grande pausa dovuta ad alcuni miei impegni indifferibili. Nel frattempo erano stati pubblicati Attesa sul mare e Le parole la notte, ma l’avvenimento fondamentale fu l’affermarsi da subito di un’autentica amicizia tra Biamonti ed Improta, ormai divenuto tenace divulgatore della sua opera e del suo pensiero.

Così nel novembre del 1998 tre ex studenti tra i ‘fedelissimi’ del ‘professore’ partirono alla volta di Ventimiglia. Il 26 novembre prima di mettermi in viaggio acquistai Le parole la notte. Eravamo stati informati che avremmo incontrato Francesco Biamonti a cena in uno di quei pochi giorni della nostra permanenza ospiti del professore. Indubbiamente era un evento straordinario, e mai avrei immaginato, prima di quel momento, di avere l’opportunità di trascorrere una tranquilla e piacevole serata tra amici in sua compagnia.

A quasi due anni dalla scomparsa, alla luce delle testimonianze e dei numerosi articoli e tributi postumi, avverto il sottile dolore del non essersi più rincontrati da quel lontano novembre del 1998. Come se nella attesa di una nuova sinfonia, la sua musica avesse cessato improvvisamente di esistere per cedere il passo allo spaventoso vuoto de Il silenzio dove si fa “la musica delle parole stesse” affrontando “la realtà del nostro tempo senza più consolazioni”, senza abbandonarsi “alla musicalità dei passaggi temporali e geografici”.

Andare “nel cuore dell’uomo, del suo inferno, musicalmente”.

Biamonti, nell’intervista rilasciata ad Antonella Viale e pubblicata ne Il silenzio conferma la sua eccellente sensibilità musicale.

I suoi occhi azzurri s’illuminavano durante la nostra conversazione. Attentissimo ascoltatore,  lasciò che esprimessi alcune considerazioni musicali. Già il suo tono di voce scorrevole e calmo, incantevole a sentirsi, denotava una sottile capacità di riprendere i paesaggi sonori nella loro molteplice espressione.  Il suo mare mi rimandava a La mer di Debussy che egli amava profondamente. E non poteva essere diversamente perché quel sospeso mondo sonoro prodotto dalle scale esatonali (ossia a toni interi) e l’assenza di semitoni, cioè di quei suoni più vicini alla loro possibile risoluzione, imprimono alle composizioni un clima precario e fragile in un’atmosfera quasi di sogno. Non c’è più la stessa gravità. La natura vacilla. Tutto è sospeso ed alleggerito del suo peso.

Il mare è il primo elemento che per sua natura si presta alla precarietà del mondo. La sua eterna irrequietezza ed apparente calma trovò nel linguaggio musicale di Debussy la sua più consona rappresentazione e non mera descrizione. E questo Biamonti lo aveva intuito ed affrontato concretamente imprimendo al suo linguaggio uno stile personale e rivoluzionario traslato dalla musica.

Compositori russi come Glinka (molto prima di Debussy) usavano la scala a toni interi per rappresentare episodi “soprannaturali” e “storie incantate”.

Non mi meravigliano, quindi, coloro che hanno accusato Biamonti di poca aderenza alla realtà perché questi non ne hanno assolutamente colto la geniale sensibilità.

I suoni e la loro organizzazione costituiscono un mondo inafferrabile ed ineffabile in quanto destinati a priori al silenzio, dato lo scorrere inesorabile del tempo, e contemporaneamente rimandano ad una molteplicità di sensazioni da essere infinitamente definibili e quindi indescrivibili.

Inoltre – e ciò fu ulteriore approfondimento della nostra conversazione – bastava sottrarre delle zone di suono, cambiare ritmo o tempo per far emergere accenti diversi dal flusso sonoro. L’emozione degli ascoltatori subisce imprevedibili caratterizzazioni. Ad una variazione del tempo corrisponde una contrazione o dilatazione dello spazio.  È sottratta la possibilità di avere riferimenti di certezza percettiva.

Si pensi a quanta gravità Biamonti ha sottratto al peso del mondo ormai alla deriva e condannato al silenzio.

Italo Calvino, cultore della leggerezza, – basti vedere le sue Lezioni americane – non potrà rimanerne indifferente: è sempre all’interno della struttura linguistica che nascono energie creative degne di apportare nuova linfa alle innumerevoli miserie del mondo. Il linguaggio eredita dalla realtà tutte le sue contraddizioni ed incertezze filtrandone la percezione con luce primigenia. Un mondo visibile che si fa suono ed un mondo sonoro che si fa luce.

Claude Debussy affermava: “La musica che desidero deve essere abbastanza agile da adattarsi alle effusioni liriche dell’anima ed alla fantasia dei sogni”. […] “Poiché amo la musica appassionatamente, cerco di liberarla da tradizioni sterili che la soffocano. È un’arte libera, che zampilla, un’arte per l’aria aperta, un’arte sconfinata come gli elementi, come il vento, il cielo, il mare!” ed inoltre “Quanto bisogna prima trovare, quanto si deve eliminare, per giungere alla viva carne dell’emozione!”

E Biamonti: “… creare un mondo omologo a quello reale che ha, però, la mobilità di un sogno”.

Si parla di mobilità, quindi di ritmi, di linguaggio libero da formule fisse, di un’arte che – come affermava Debussy – “Non deve mai venir rinchiusa e diventare accademica” e non può per la sua stessa sopravvivenza cristallizzarsi.

E Biamonti: … “ho lavorato per sottrazione” per “dipingere la cosa ma anche l’emozione che essa dà”. Sottrarre è dimenticare per elaborare e portare alla luce l’invisibile ossia il perduto dialogo “fra gli uomini e le cose”.

I riferimenti alla musica nei romanzi di Francesco Biamonti sono molteplici ed anzi posso affermare, per le ragioni suddette, che le sue opere sono musica.

Dietro ogni apparente citazione c’è una profonda consapevolezza della lacerazione che essa comporta.

Due domande rilevanti mi pose: “Conosci Quatuor pour la fin du temps di Olivier Messiaen?” e “La tua condizione di musicista?”

Ma dietro queste, così strettamente legate, si affermò il suo acuto sguardo sul mondo.

Messiaen affermava: “Considero il ritmo il primo, e forse il più essenziale, costituente della musica”. E Pierre Boulez, suo allievo, “la musica era molto di più di un lavoro d’arte, era un modo di esistere, un fuoco inestinguibile.

Messiaen amava la natura e lo espresse attraverso il suo interesse per i canti degli uccelli: fonte inesauribile di melodie. Per certi aspetti prese le mosse dalle innovazioni di Debussy e s’indirizzò verso strutture asimmetriche, ossia: “Una musica ritmica che trascura la ripetizione, la rigidità e la suddivisione regolare, una musica cioè che è ispirata dal movimento della natura, un movimento di durate libere e ineguali.

E fu proprio l’inverno del 1940 a trovare Messiaen nel campo tedesco Stalag VIII A, in Sassonia. In quelle circostanze così drammatiche fu presentato il Quatuor pour la fin du temps ispirato da un passo dell’Apocalisse di San Giovanni, Capitolo X, 1-2, 5-7:

“Poi vidi un altro angelo possente che scendeva dal cielo avvolto da una nube; sopra al capo aveva un arcobaleno, il suo volto era come il sole e le gambe come colonne di fuoco. Egli aveva in mano un piccolo libro aperto, e pose il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra…Poi l’angelo che avevo visto in piedi sul mare e sulla terra alzò la mano destra verso il cielo e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli…che non vi sarà più tempo, ma nei giorni in cui si farà sentire la voce del settimo angelo e quando egli suonerà la tromba del Mistero di Dio sarà compiuto come ha profetizzato per bocca dei profeti suoi servi”.

Così in Le parole la notte, capitolo decimo:

“Cos’è quello scheletro sospeso nell’aria, quello scheletro d’uccello?” […] “Aveva ascoltato anche la musica, il Quatuor pour la fin du temp. Non era molto diversa dal canto del tordo, che sere prima, aveva intonato la liturgia del tramonto. La stessa doppia voce, lo stesso calmo andamento, e le rive di silenzio. Un violino rispondeva alle invocazioni di un pianoforte e se ne andava sempre più in alto, lontano dalla terra” […] “Gli sembrava che anche per quelle viti, come per quelle terre nei bagliori del sole, il Quatuor fosse già cominciato.”

Ed al capitol ventisettesimo:

“-Se tu dovessi dipingere, – chiese Eugenio, – dove ti  attaccheresti?  – Dove c’è più silenzio. […] Scuoteva il capo, guidando, come se avesse accompagnato un’interna musica.  – Hai visto Veronique com’è cambiata? […] – Io continuo a sentirla un po’ flautata. E forse lei non l’ho mai vista. -Che intendi dire? -Non è mai stata una cosa tra le cose.

Inoltre al capitolo quattordici de L’angelo di Avrigue nel dialogo tra il monaco e Gregorio:

“-E cosa dipingeva? -Donne al pianoforte col mare sullo sfondo. -Strano. Ma era vero. Le donne le dipingeva di colpo, così il piano, e intorno al mare ci si perdeva. La donna era sempre la stessa, il mare mutava.” […] Il frate disse con candore che una volta aveva sentito sul mare l’Ave Maria di Schubert. Faceva negli spazi sterminati una grande impressione. Gregorio rimpianse. […] L’aveva sentita nel locale più malfamato di Barcellona.

Ormai tutto si è polverizzato ed anche la musica assume nuove funzioni espressive cedendo al silenzio.

“Dalla macchia mediterranea saliva un canto austero; canto breve, perché il vento dalle rocce si sollevò tra le nuvole”

(da – Il silenzio – pag. 24)

Ricordammo, infine, due casi particolari di musicisti a lui familiari in quanto conosciuti attraverso i suoi contatti editoriali con Einaudi a Torino. Le tormentate intenzioni di Ludovico Einaudi di dar corpo ad un linguaggio musicale che restituisse al mondo una perduta forza emotiva e la radicale scelta di Robert Schneider che, scegliendo la via della letteratura dopo anni di studi musicali, si affermò a livello internazionale con Le voci del mondo, scritto nel 1992 e tradotto da Einaudi nel 1994, ma dovette sublimare, se non proprio eclissare, il suo essere musicista dando forma in un altro linguaggio alle sue emozioni.

Ed oggi, nel libro Le parole la notte leggo

Ventimiglia, nov.98

A Filippo

alla sua musica teoretica

Con molti auguri ed anche amicizia questo libro notturno

Francesco

Grazie di cuore, Francesco.

Filippo D’Eliso

Napoli, 26 settembre 2003


Filippo D’Eliso è nato a Baragiano (Potenza) nel 1964 e vive nel casertano. É compositore esperto degli aspetti interdisciplinari della Composizione Musicale in Ambiente Informatico. Diplomato in Musica Corale e Direzione di Coro, Composizione e Musica Elettronica, si specializza in Musica e Spettacolo. Elabora musica della tradizione per il teatro. Opera con consulenze e assistenze musicali, ed elabora orchestrazioni, arrangiamenti, digitalizzazioni, programmazioni al computer e composizioni originali per importanti realizzazioni discografiche e cinematografiche. Svolge attività di ricerca. Il suo esordio in poesia: Lì un tempo fioriva il mio cuore, RPlibri 2020. Nel 2021 la collaborazione con la casa editrice RPlibri si rafforza, diventando Curatore della Sezione “Quaderni di Musica“. É Autore della colonna sonora del film Terra Infelix realizzato da Letizia & Giordano e presentato nel 2020 al 74° Festival Internazionale del Cinema di Salerno.

Ma tu, tu sei la pianta di Claudia Olivero

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di Claudio Olivero (illustrazioni di Lodovica Paschetta)

Prendi me a bottega:
così indefinita – traccio vene

profili che sfuggono –

aprendosi immense
sul bianco vuoto: fessure

inappropriate. Dirigi
la mia mano
che più non sia mente
né corpo – e sola sappia

creare il silenzio
o qualche sua piccola scintilla.

Claudia Olivero, insegnante torinese, conosce l’illustratrice Lodivica Paschetta in ambito lavorativo e tra loro si instaura subito un feeling artistico. A seguito della Laurea in Lingue e Letterature Straniere, le viene conferito il Premio Grinza- ne-Cavour sezione tesi di laurea, per la sua tesi intitolata Cesare Pavese e Thomas Mann tra empatia e mito-incidenze. Pubblica alcuni articoli su riviste letterarie di settore, sia in Italia, che all’estero. Traduce. In ambito poetico, esordisce con la silloge Per baciarti a occhi chiusi non servono gli occhiali, Brè editore. E’ co-fondatrice del Tinello poetico, progetto di di- vulgazione poetica.

Lodovica Paschetta nasce a Moncalieri (To), dove vive e lavora come insegnante. Si è avvicinata alla pittura nel 2011, con la pubblicazione della favola per bambini I figli delle nuvole per Re.Co.Sol, un’associazione di aiuto a Paesi ad alta povertà. Dal 2012 è un susseguirsi di eventi importanti per la sua car- riera artistica: mostre personali, partecipazione alla Biennale Città di Torino, Saluzzo Arte, Open District Torino e Camo – Un museo a cielo aperto. Tiene laboratori e ha realizzato un mu- rale presso l’Istituto Comprensivo Barruero di Moncalieri (To). Il Colectivo Arte en la Escuela di Montevideo (Uruguay) l’ha omaggiata di un murale, tratto da una sua opera. Collabora alla realizzazione del prestigioso marchio Queriot Civita di Milano”.


Prezzo copertina: euro 10,00 9,50

Pagine: 32

Codice ISBN: 9788885781481


Nota di lettura su Ma tu, tu sei la pianta sul blog “Poetrydream”

Alcuni testi tratti da Ma tu, tu sei la pianta su “Yawp” a cura di Sara Comuzzo

Recensione di Ma tu, tu sei la pianta su “Transiti Poetici”

Il mondo magico di Angelica e Lucilla di Mariapia Cocchierella e Maria Imbriani

Acquista Il mondo magico di Angelica e Lucilla

di Mariapia Cocchiarella e Maria Imbriani

Il mondo magico di Angelica e Lucilla – fiaba musicata come materiale creativo per la didattica compositiva – di Mariapia Cocchiarella e Maria Imbriani è il breve saggio che inaugura la Collana Quaderni di musica da me diretta. La lettura di questo libro suscita numerose riflessioni che vogliono stimolare il lettore al fine di poter sperimentare con le autrici un percorso creativo ed educativo. […] Il verbo inglese «To Play» conferma che «Giocare» e «Suonare» hanno la stessa matrice funzionale.


D’altra parte la radice Paignion denotava uno spettacolo comico in cui i gladiatori con le loro armature si presentavano nelle arene. La stessa etimologia del concertare per allestire e preparare un concerto ha nella sua accezione latina il gareggiare. Il suono del cosmo ha la forza magica che si esplica nella musica e solo così il re e il cantore possono diventare una cosa sola attraverso la coniugazione della «vibrazione» e dell’«oscillazione» e il cielo e la terra entra- no in perfetta armonia. Il mondo magico di Angelica e Lucilla assurge a rito cosmico e il musico-sacerdote-didatta si configura come realtà materiale che permette il manifestarsi di una realtà spirituale che non si confonde con la materia ma si esterna sensibilmente con un’azione tendente all’universalità dell’astrazione divenendo essa stessa concetto.  

dalla nota di Filippo D’Eliso

***

C’erano una volta due bambine molto amiche che si chiamavano Angelica e Lucilla.

Angelica, con la pelle chiara come la porcellana e tante lentiggini spruzzate sugli zigomi, aveva un carattere leale, vivace e coraggioso. Prima di tre figli, viveva in una casetta di legno in riva al mare, dove regnava tanta pace. Si accontentava di poco: infatti, si nutriva del suono delle onde del mare e del cinguettio degli uccellini. Con i suoi fratellini e la sua amica Lucilla si divertiva a riprodurre i suoni della natura. Uno batteva le mani, un altro fischiettava, Lucilla usava due tronchetti per tenere il ritmo e lei cantava. Lucilla aveva i capelli di un rosso caldo come il sole al tramonto ed enormi occhi azzurri color del mare. Era una bambina gioiosa e solare, capace di destare simpatia immediata nelle persone che la incontravano per la prima volta. Sin dalla nascita, Lucilla aveva ricevuto un grande dono: le sue mani erano magiche ed emanavano luce ed energia. Erano mani capaci di donare bellezza.

Un giorno, mentre le due bambine giocavano allegramente sulla spiaggia, una vecchia signora, tutta vestita con abiti trasandati e con un grande cappuccio che le copriva il capo, si avvicinò a Lucilla ed esclamò con una voce metallica e fastidiosa: “Finalmente ti ho trovata bambina mia! Ora tu verrai con me!” […]

dalla fiaba di Mariapia Cocchiarella e Maria Imbriani

Mariapia Cocchiarella è nata a Benevento nel 1998. Diplomata presso il Liceo Scientifico Statale G. Rummo indirizzo tradizionale, si immatricola presso l’Università degli Studi del Sannio di Benevento alla facoltà di Ingegneria Civile. Nell’ottobre del 2020 consegue il Diploma accademico di primo livello in Didattica Della Musica con Tesi sperimentale di Laurea Triennale in Pedagogia e Composizione Didattica dal titolo: Il mondo magico di Angelica e Lucilla: fiaba musicata come materiale creativo per la didattica compositiva con esito eccellente e lode accademica. La tesi è stata ideata e prodotta a quattro mani con Maria Imbriani. Ammessa con il massimo dei voti al biennio presso il Conservatorio Statale Nicola Sala di Benevento, attualmente frequenta il primo anno di corso magistrale.

Maria Imbriani è nata a Benevento nel 1998. Dopo aver superato a soli dieci anni e con il massimo dei voti l’ammissione al Conservatorio Statale Nicola Sala di Benevento ha conseguito nel 2013 il Diploma di Solfeggio e nel 2015 il Diploma di Quinto anno del Compimento inferiore Classe Pianoforte con il Maestro Aniello Arciuolo. Diplomata presso l’Istituto Magistrale G. Guacci di Benevento, indirizzo musicale, consegue nell’ottobre del 2020, il Diploma accademico di primo livello in Didattica Della Musica con Tesi speri- mentale di Laurea Triennale in Pedagogia e Composizione Didattica dal titolo: Il mondo magico di Angelica e Lucilla: fiaba musicata come materiale creativo per la didattica compositiva con esito eccellente e lode accademica. La tesi è stata ideata e prodotta a quattro mani con Mariapia Cocchiarella. Ammessa con il massimo dei voti al biennio presso il Conservatorio Statale Nicola Sala di Benevento, attualmente frequenta il primo di corso magistrale.


Prezzo copertina: euro 14.00 12.60

Pagine: 84

Codice ISBN: 9788885781474


Salotto Letterario “ConVersiamo”: gli Autori RPlibri ospiti di Giuseppe Vetromile

a cura della Redazione RPlibri

Curiosi di conoscere gli Autori RPlibri? In attesa di poterci incontrare di persona vi invitiamo ad un preziosissimo appuntamento virtuale che coinvolgerà i nostri Autori!

Un Evento speciale del Salotto Letterario “ConVersiamo” di Giuseppe Vetromile ci aspetta il prossimo 5 marzo, dalle 19:00 alle 20:00 in diretta video su Zoom per un incontro dedicato agli Autori RPlibri. 

L’evento è  inserito nelle manifestazioni della Fiera Virtuale del libro – Italia.

Ringraziamo per l’ospitalità Elisabetta Bagli e gli organizzatori della Fiera.

A condurre l’incontro: Rita Pacilio, Editore e Antonio Bux, Direttore della Sezione L’anello di Möbius, Collana Poesia. 

Interverranno gli Autori con letture e riflessioni.

La moderazione sarà affidata a Giuseppe Vetromile