Premio L’Iguana – Anna Maria Ortese: RPlibri vince due volte con Matronola e Zaccaria

a cura della Redazione RPlibri

I nostri Autori (anzi, Autrici in questo caso) continuano a regalare immense soddisfazioni in Casa RPlibri!

È infatti giunta qualche ora fa la notizia del podio del Premio Castello di Prata Sannita L’Iguana – Anna Maria Ortese, giunto alla VII edizione, che vede, per la Sezione Poesia Edita, Tempo Tecnico di Daniela Matronola al primo posto e a Non Si Muore Di Notte di Vannina Zaccaria al secondo.

Il prestigioso Premio, con la direzione scientifica dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, fu fondato da Gerardo Marotta in gemellaggio con l’Istituto di Cultura armena di Istanbul e il Consolato del Canada. L’ideazione e la progettazione del prestigioso premio è frutto dell’impegno civile e della passione culturale di Lucia DagaEsther BasileMaria Stella Rossi e Rosy Rubulotta.

Come si legge nel bando per l’edizione 2020, il Premio è giunto alla sua VII edizione con la certezza di aver contribuito alla conoscenza del territorio attraverso presenze di intellettuali, storici, letterati, attrici e musicisti di grande valore, provenienti da ogni parte d’Italia.

Il progetto è intitolato come il famoso romanzo L’iguanascritto nel 1965 da Anna Maria Ortese. Le sezioni del Premio sono le seguenti: Narrativa (giuria presieduta da Gabriella Fiori e M. Bhogos Zekiyan) e SaggisticaPoesia edita (presieduta da Elio Pecora e Roberto Deidier) e Poesia ineditaCortometraggioFotografiaMusica. Le giurie hanno visto nomi prestigiosi per la sezione Poesia edita, come Lucia Stefanelli CervelliBruno GalluccioRita FelericoEsther BasileCinzia Dolci e Adriana La Volpe.

Una notizia di gioia e speranza in questo momento ancora difficile per tutti gli operatori del mondo della Cultura e della Poesia: non possiamo che festeggiare e complimentarci ancora con Daniela e Vanina, parte integrante, come tutti i nostri Autori, della piccola grande famiglia RPlibri!

Vanina Zaccaria: “Non si Muore di Notte” (RPlibri Ed., 2020)

di Francesco Improta (2020)

Mi sono avvicinato a questa silloge poetica in punta di piedi e in religioso silenzio, ammaliato da un lato dal nome dell’autrice che mi ha riportato alla mente il racconto di Stendhal, Vanina Vanini, nonché l’irrisolta trasposizione cinematografica di R. Rossellini, e dall’altro dal titolo della raccolta, Non si muore di notte, che restituisce alla notte tutto intero il suo fascino e ci trasporta dalla dimensione materiale a quella onirica, dalla luce del sole alle tenebre notturne. Ed è allora che la vita ci mostra il nostro vero volto, liberandoci dalle convenzioni, dagli obblighi che regolano la nostra quotidianità e sprigionando, desideri, pulsioni e avventure del corpo e dello spirito che abbiamo cercato di seppellire o di accantonare. Ed è in questa zona umbratile che si muove Vanina Zaccaria approdando a risultati di grande impatto emozionale e soprattutto visivo, in quanto il taglio dei suoi componimenti è decisamente cinema­tografico: scene, sequenze, inserti non diegetici o spostati, dissolvenze, tutto l’ar­mamentario per costruire e montare un convincente e struggente film della memoria.

L’opera che comprende 26 componimenti si divide in due cicli e tale suddivisione rivela anche al più sprovveduto dei lettori che si tratta di un viaggio, che non ha, comunque, una destinazione precisa né un obiettivo finale ma che si nutre di sé stesso, delle galoppate della fantasia sentimentale e dei soprassalti della memoria involontaria, per intenderci meglio le epifanie joyciane o le intermittenze del cuore di cui parla Proust. L’incipit è grandioso, addirittura epico; Vanina Zaccaria, con la sua “voce oracolare”, come dice giustamente nella nota critica posta in calce al volumetto, Giovanni Ibello, o come sembra suggerire Odisseas Elitis, di cui vengono riportati in esergo alcuni versi, cerca di risvegliare dal loro sonno millenario gli antichi guerrieri greci, il cui profilo è possibile intravedere nei crinali dei monti e delle colline della Grecia, custodi di una grandissima e insuperata civiltà oppure richiama in vita, tra il sonno e la veglia, le navi dei trafficanti di schiavi e di armi che solcavano gli oceani nei secoli passati. La sua voce, però, non è sempre solenne e oracolare, conosce anche i toni bassi della quotidianità e allora si fa semplice e confidenziale, allorché un oggetto comune e ordinario accende sullo schermo della memoria ricordi ed emozioni.

Rammaricato alla finestra, tenuto alla fune

come impiccato

il tuo vestito di lino

Quello che indossasti per la festa, sbottonato alla gola

Per suonare il clarino e l’armonica.

Un vestito che svolazza al vento, richiama alla mente immagini di gioia e di spensieratezza, la festa paesana e la banda musicale, immagini in netto contrasto con la conclusione del componimento dove il lino scolora / nel paese estinto. Si affaccia allora quella malinconia, legata alla fugacità del tempo e alla labilità della nostra esistenza. Allora affiorano immagini della vita di campagna, le opere e i giorni di una civiltà contadina per dirla con Esiodo, il nonno durante la mietitura, il carnevale, i fuochi di artificio, il nido della poiana. Non sono però immagini idilliche perché i danni, i pericoli, le sventure sono sempre in agguato, come il terremoto:

Tutta piegata eri, come la casa di mattoni

Quando la terra si scuote

E il piccolo campanile si disorienta

Del bestiario della Zaccaria fanno parte il cinghiale, l’agnello, il bue, il cane ma soprattutto gli uccelli: la poiana, il gabbiano e in particolar modo la folaga che rivela l’ascendenza montaliana e ribadisce il tema della memoria; in Voce giunta con le folaghe Eugenio Montale dice testualmente: “Memoria / non è peccato finché giova. Dopo / è letargo di talpe, abiezione che / funghisce su sé”. Così il lichene ci rimanda a Camillo Sbarbaro e “il grido nero” a Quasimodo che, pur essendo siciliano di nascita, ha vissuto nell’estremo Ponente Ligure, dove ha scritto tra l’altro la bellissima poesia Alla foce del Roja e la Zaccaria sembra molto legata alla Liguria e alla linea ligustica; non a caso Genova è una delle tappe, insieme a Venezia e Firenze, del suo girovagare per l’Italia. Non rimane, però, entro i confini della penisola italica, la sua mente viaggia verso Oriente, oltre la Grecia, fino a includere una delle città più belle d’Europa San Pietroburgo di cui ricorda l’enigmatico sorriso dei leoni sulle rive della Neva e i ponti che si alzano e si abbassano come ali di fenicotteri per consentire il passaggio delle navi dirette verso il Baltico e la Finlandia e un pensiero va anche al vicino lago Ladoga. Queste preferenze accordate alla Russia non devono meravigliarci dal momento che Vanina Zaccaria è attenta ed esperta studiosa di cultura russa nonché presidente della Fondazione Lermontov.

Ci sarebbero da dire tante altre cose sulla poesia della Zaccaria, sonorità diffuse o rumori di fondo come il ronzio simile a un nido di api della pellicola che si srotola, suggestioni, sentimenti ed emozioni che si annidano tra i suoi versi in un groviglio apparentemente difficile da districare ma lascio ai suoi lettori, che mi auguro numerosissimi, il piacere di frugare tra i suoi componimenti alla ricerca di tesori nascosti. Io mi limiterò, per chiudere queste brevi riflessioni sulla silloge in questione a riportare integralmente un suo componimento che mi ha particolarmente colpito.

Non ho memoria del tempo

che ha scavato la mia figura.

Se tutta mi piego

nella sera improvvisa

non è per preghiera.

Sono già di polvere i nostri capelli

E la giostra della fiera

corre ancora ed è lontana.

 

Resto esposta

come il nido della poiana

il tasso morto sulla strada.

Nr. 1 – Vanina Zaccaria

a cura di Giuseppe Vetromile 

Iniziamo qui una nuova avventura letteraria, grazie alla disponibilità del Sito RPlibri di Rita Pacilio che ci ospita. Si tratta di una “vetrina” poetica, tramite la quale proporremo ai lettori autrici e autori di rilievo del panorama letterario nazionale, pubblicando qualche breve riflessione sulla loro attività poetica, in particolare, e alcuni brani inediti o anche editi, citandone la fonte. In questa “scansia” non mancheranno anche autori importanti dell’ultimo novecento, da proporre per rinvigorire il loro ricordo e per mantenere sempre saldo il robusto filo della storia poetica che ci unisce e al quale è sempre opportuno fare riferimento.

Abbiamo scelto come prima autrice della “Scansia” Vanina Zaccaria, in considerazione della sua luminosità poetica, specialmente di questi ultimi tempi, e del suo proficuo impegno nella ricerca e nello studio della materia poetica contemporanea.

Presentiamo, di Vanina Zaccaria, alcuni testi citandone la fonte, in attesa di leggere il suo primo libro appena pubblicato da RPlibri, intitolato Non si muore di notte.

Di reti e di verbasco è la composizione chiave che, a mio avviso, ha permesso ad una giovanissima Vanina Zaccaria di “entrare” nell’impegnativo e caleidoscopico mondo della poesia, essendosi distinta proprio con quella lirica in una delle prime edizioni del Concorso Nazionale di Poesia “Città di Sant’Anastasia”. Gli esordi erano ottimi, e i semi letterari che la nostra autrice coltivava fin da piccola nel suo intimo, hanno e continuano tuttora a germogliare opere letterarie e poetiche pregevoli e di grande impegno. La poesia è un percorso difficile e necessita di sacrifici in termini di tempo da dedicare, di ricerca, di studi e di confronti, ma rappresenta anche il completamento della persona che vuole attuare e realizzare la sua vita considerando anche l’aspetto creativo che è fortemente impresso in ognuno di noi. Vanina Zaccaria lo sa benissimo, e non ha lasciato inaridire, nel corso dei suoi ancor giovani anni, questo talento insito e impellente, anzi, come dicevo, l’ha sempre coltivato aggiungendo frutti preziosi alla sua creatività e al suo ingegno. Ora la nostra poetessa ha raggiunto traguardi significativi nella materia poetica, divenendo, oltre che creatrice di ottimi versi, anche eccellente studiosa della Poesia, e non solo, sia classica, sia contemporanea, sia anche straniera, con particolare riguardo a quella greca e a quella russa.

Di Vanina Zaccaria proponiamo dunque i seguenti tre testi poetici.

 

Di reti e di verbasco

Aveva gli occhi delle filatrici

persi in qualche inizio di ricamo o in un nodo non riuscito

la vita ha strozzature che non ci passa mai

neanche l’ago del bel tempo

e le tortore tornano con un canto di stagione non finito

ai loro richiami d’amore notturno

mentre io resto sotto i fili elettrici del palio cittadino

che sono colombiere nel grigio

e metto un sorriso di dolore sull’inizio del giorno.

 

Da una distanza di cui non ho memoria

venni come chi ha girato a lungo per un continente vuoto

e si porta ancora appesa al collo la borraccia col ricordo della sete

e tutti i ninnoli che ho perso si sono sistemati nelle baracche di paese.

Come merce venuta da lontano e che nessuno riconosce.

La nostalgia è il peso migliore che porto sul petto

e lascio che la vita entri spesso a farmi visita…

ci sono ancora i giochi d’aria dei gabbiani

a fare ronda sui mercati sotto vento

e Venezia elargisce le sue bramosie di donna

dalle maniche a sbuffo di Rialto…

le luci di posizione continuano a dire del mare

manifesto d’azzurro, che non si scorda, non si scorda…

E allora io

mani messe alle tempia

a domandarmi un perché povero di sole

l’ultimo, il meno fiero.

(Poesia vincitrice del 1° premio sezione “Giovani” alla VI Edizione 2008 del Concorso nazionale di Poesia “Città di Sant’Anastasia”)

 

La casa di paglia

 

Venimmo meno a molti giuramenti,

lo sapevamo bene ad ogni inizio del maggio.

Forse avremmo dovuto stringerci

fosse anche una mano magra

in un’altra mano magra

aspettando la fine dei venti.

 

Scrivi il mio nome su una busta per lettere,

non spedire adesso

fallo quando mi diranno morto

in un quieto pomeriggio d’ottobre.

Forse bastava una carezza, una preghiera, un abbraccio di arresa

quando con espressione assente mi indicavi l’Europa

e giuravi di non averne colpa.

 

La casa di paglia che avevi animato col tuo animo lieto

ti è crollata addosso.

Adesso sembri la guerra quando si annuncia senza parole

ma soltanto col fuoco

adesso sembri il filo spinato, la polvere, gli stivali zozzi

e la fossa.

La casa di paglia dove mi invitasti ad entrare

mentre fuori le spighe mettevano il grano

ti è crollata addosso

adesso sembri l’esilio, il naufragio e lo scandalo.

 

Siamo gente raminga, senza riposo

forse speranza, forse, forse la pace, ancora

è possibile?

 

Te lo domando, la casa di paglia

tu che ricami lettere sulla mia fronte bagnata

non era febbre

la mia malattia, non era febbre

c’è un rimedio in fondo alla strada

se mi avvio con passo deciso ritienimi in torto

e trovane un altro.

 

C’è una busta per lettere, cambiaci il nome

perché non mi dicano morto, perché non dicano altro.

(Da ClanDestino 25/3/17, https://www.rivistaclandestino.com/)

 

Argo

 

L’assalto avverrà da dietro

sorprenderà la fanciulla umida,

la fanciulla deposta come l’agnello

Il reato del padre

nega il seme alla terra

una intera stirpe si strazia nel vincolo del sangue

Piegano verso il mare le lente piroghe

la patria inconsapevole

attende immota il rientro degli eroi

 

Ci siamo venduti al vento un corpo di ragazza

ne abbiamo baciato le dita con intima vergogna

ne abbiamo scorto i seni bianchi

dibattersi alla corda

come blande meduse

trascinate dalla chiglia

 

La ragazza, nuda

dissepolta

come eco oscura

Non c’è bellezza senza elemosina

non c’è armistizio.

 

I piedi scalzi dei morti

alimentano la terra

il tempo, come una guaina

nasconde la lama.

(Da Ifigenia siamo noi, Antologia poetica curata da Giuseppe Vetromile, Edizioni Scuderi, 2014, con note critiche di Melania Panico e postfazione di Rita Pacilio)

Non si Muore di Notte di Vanina Zaccaria

Acquista Non si Muore di Notte

di Vanina Zaccaria

Non si muore di notte

in mezzo alle ombre

Si muore di giorno

sotto il fendente della luce

irrigiditi dalle forme

La clava, la giusta postura

la ruota

il segno del fratello sulla pietra

Tutte le cose

sono tutta la tua memoria

Non si muore di notte

quando anche la morte

somiglia al sonno

Si muore di giorno

nella luce che non finisce

e nemmeno ti asciuga

corpo di rana

che rimane umido

sotto le dita

[…]  Dalla quarta di copertina

 

“Ho atteso per molte notti lo stesso sogno”, confessa Vanina Zaccaria nella poesia che inaugura questo suo primo volume in versi. Volume che peraltro si colloca proprio lì, nel territorio senza confini e senza certezze del sogno, una presa di possesso tanto caparbia quanto malinconica, a circoscrivere, o meglio: a circumnavigare un universo onirico diluito in sequenza, per fotogrammi successivi, inquadrature piene ma sfocate, quasi virate in seppia, che fissano ed allo stesso tempo dissolvono paesaggi e personaggi, inermi lacerti di un mondo comunque materiato di Storia; e di storie. […]

 dalla nota di lettura di Edoardo Sant’Elia

 

Vanina Zaccaria, nata nel 1982, vive e lavora a Napoli. La sua attività si è costantemente divisa tra il percorso artistico-letterario e l’impegno nel campo della ricerca storico-sociale. Laureata in Servizio Sociale con una tesi di ricerca sul contributo etnografico dell’antropologo Ernesto de Martino, attualmente è Presidente della Fondazione Lermontov per la quale ha curato l’allestimento del Premio Internazionale Lermontov e la divulgazione dei volumi della Biblioteca Lermontov. Ha collaborato con il giornale in lingua italiana e russa Sussurri e Grida curando le rubriche di letteratura e geopolitica. Studiosa della cultura ellenica, ha collaborato con la Comunità Ellenica di Napoli e della Campania per la discussione e la divulgazione di saggi storico-politici. In ambito artistico: per il Teatro è attrice e direttore artistico di spettacoli messi in scena da associazioni culturali del territorio campano.

Sue poesie sono inserite nelle antologie poetiche: Ifigenia siamo noi (Scuderi Editrice, 2014), Mare Nostro Quotidiano (Scuderi Editrice, 2018). Membro della giuria per la sezione speciale “autori esteri” del Concorso Nazionale di poesia Città di Sant’Anastasia nel 2013, 2018 e 2019, ha ricevuto diversi riconoscimenti: Primo premio – sezione giovani – Premio Internazionale di Poesia e Narrativa Napoli Cultural Classic 2008 e il Secondo premio, poesia inedita, Premio di poesia nazionale Aoros-Valerio Castiello 2017.


Prezzo copertina: euro 10.00

Pagine: 48

Codice ISBN: 9788885781290


Segnalazione di Non si Muore di Notte su “Lo Specchio Magazine”

Segnalazione di Non si Muore di Notte ne “La Scansia Poetica di RPlibri” a cura di Giuseppe Vetromile

Recensione di Non si Muore di Notte sul sito RPlibri a cura di Francesco Improta

Recensione di Non si Muore di Notte sul blog di poesia “Transiti Poetici” a cura di Giuseppe Vetromile

Marisol Bohorquez Godoy, poetessa colombiana, traduce e legge alcuni testi tratti da Non si Muore di Notte

Recensione di Non si Muore di Notte su NiedernGasse

Tre poesie tratte da Non si Muore di Notte riportate dal blog di poesia della Rai a cura di Luigia Sorrentino (testi selezionati da Giovanni Ibello)