Raffaele Urraro: “Il Lato Oscuro delle Cose” (RPlibri Ed., 2019)

di Elio Andriuoli (2020) 

Da sempre i poeti hanno cercato di guardare al di là delle apparenze, per cogliere il senso profondo della realtà, che ai più non è dato vedere. Non è da meravigliarsi dunque che Raffaele Urraro abbia intitolato la sua nuova raccolta di versi Il lato oscuro delle cose, a significare quale è stato il percorso della sua ricerca poetica degli ultimi anni.

È infatti la sua una poesia assorta e meditativa, volta ad indagare il significato del mondo, che si accende di stupore per ciò che scopre dischiudersi al suo sguardo, come una stella che appare nella vastità del cielo; il che avviene in L’immaginazione che conforta: “A mezzanotte in punto / una stella si accosta lentamente / alla luna…” o in Il cane fermo nel cortile, dove un cane che “si alza e se ne va / chiuso nel suo silenzio / portandosi con sé / il segreto dei suoi pensieri”, fa nascere nel poeta nuove meditazioni.

Stupisce Urraro anche il silenzio che talora lo avvolge, dato che egli scrive in una di queste poesie, intitolata Abitare il silenzio: “Abitare il silenzio / e ascoltare soltanto i rumori delle stelle / e la cosmica armonia / che c’intride di sé”; così come lo stupisce “un punto nero sulla pagina bianca” che emerge dalla poesia Un punto nero o “l’onda che si alza e se ne va / per le immense praterie del mare / senza neanche sapere / se ti ha lambito la mano” (L’onda del mare).

Emblematica di questo libro è una poesia come La sfida del tempo, nella quale “I granelli della clessidra” che “pigiando si affollano all’uscita” suscitano nell’autore profondi pensieri sul significato del nostro vivere, sospeso tra il prima ed il poi, e sullo scorrere del tempo, l’“irreparabile tempus” oraziano, che tutto travolge.

Certo, l’affacciarsi al nostro sguardo delle apparenze costituisce un mistero, così come costituisce un mistero il loro sparire dal nostro orizzonte, come quello della “falena che sembra morta / mentre culla nel cuore / il seme delle sue speranze” (Dorme la falena e sembra morta).

Noi non sappiamo perché sul nostro capo ruotino gli astri, inseguendo una meta che si perde nell’infinito; né sappiamo perché nascano in noi “i mostri dell’anima” (I mostri dell’anima) né perché sorga in noi la poesia (Da dove arriva la poesia?). E invero il sorgere della parola poetica, che trema tra il Tutto e il Nulla, costituisce un grande miracolo, riuscendo ad esprimere i più segreti sentimenti che s’affacciano al nostro animo.

Tutto ciò Urraro lo dice in versi limpidi e intensi, che gli sono suggeriti dalle apparenze, come una nuvola che naviga silenziosa nel cielo, un’ombra che passa o i rintocchi di una campana, che suscita in lui il pensiero della morte: “Quando per me i rintocchi / scandiranno il sopraggiungere dell’ora / mi troverò confuso e smarrito” (Un tom-tom metafisico).

Sono in fondo gli eterni pensieri dell’uomo, il quale ignora il senso della sua avventura sul mondo, così come ignora “il lato oscuro delle cose”, che soltanto al poeta è dato indagare e magari in parte cogliere perché, come dice il filosofo, ciò che scopre lo scopre non con la ragione, ma con l’intuizione e con il sentimento.

Noi “abitiamo per anni / nella casa della nostra esistenza” senza penetrare “delle cose / il seme più interno / e inesplorabile” scrive Urraro nella poesia Chi lo sa? che chiude il suo libro. È questo il limite dell’uomo: quello di non sapere ed è pure il suo destino.

Raffaele Urraro ha meditato a lungo su tutto ciò e ne ha tratto la materia per questo suo nuovo libro, che ora ci presenta, quale frutto delle sue fatiche e dei suoi pensieri. E si tratta di pensieri da lui tradotti in pagine di schietta poesia.

Il Lato Oscuro delle Cose di Raffaele Urraro

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di  Raffaele Urraro

Le poesie raccolte in questa silloge ruotano tutte intorno a un concetto che riflette il senso che io attribuisco generalmente al fare poetico: il tentativo di scoprire il vero significato delle cose. Operazione euristica, dunque, che impegna il poeta in un difficile lavoro di scomposizione e ricomposizione del linguaggio. Si scava nel senso delle cose – o, per dir meglio, nelle cose per scoprirne il senso – armati soltanto dello strumento della parola, quella che in effetti ci fa vivere e soffrire. Anche se, ovviamente, per lo più non è dato scoprire il senso delle cose, che spesso addirittura ci dicono che un senso davvero non ce l’hanno. E allora ci accontentiamo di scoprire quello che ci appare come tale, o quello che noi abbiamo ritenuto di attribuire alle cose, altrimenti vivere in un universo senza senso ci porterebbe dritti allo sconforto o alla depressione.

Come dice Pino Daniele, al quale ho rubato un’immagine straordinariamente pregnante – distorcendola, però, perché l’ho riferita ai poeti – “siamo angeli che cercano un sorriso”, il sorriso della scoperta e della conoscenza perché, in fin dei conti, “un sorriso può aggiungere un filo alla trama brevissima della nostra vita” (Laurence Sterne, ripreso poi da Giacomo Leopardi che ha attribuito alla “poesia” ciò che lo Sterne attribuisce al “sorriso”).

[…]  Dalla quarta di copertina

il lato oscuro delle cose

 

mentre ascolto una musica

coperta lievemente da veli variopinti

sento che la mente si accartoccia

nelle sue emozioni

 

anche l’aria che sembra stonata

nello stormire delle foglie

vibra di incerte tensioni

ed io cerco di scoprire

cosa dice quella voce

che parla la lingua

indecifrabile e arcana

della natura

 

ma conosceremo un giorno

il lato oscuro delle cose?

 

***

la fine della stella

 

la stella volteggiava

sulle ali della notte

senza una bussola

o il filo sottile di una luce

 

e nella notte danzava

fra le sue scalpitanti giravolte

piccola giovane stella

stellina dallo sguardo innocente

inesperta delle astuzie dell’infinito

che non è solo un prodotto del pensiero

 

e gira e gira

fra le strade scorticate del cielo

fu attratta da un buco nero

che la travolse e ingoiò

come fosse una mela

 

e noi siamo fatti

della stessa sostanza delle stelle

 

***

seduto sullo scoglio rosicchiato

 

Seduto sullo scoglio rosicchiato

dalla lingua del mare

aspetto la vetta della notte

per regalarmi la voce del silenzio

 

onda di luna piena

scende lentamente questa sera

su parole che il vento porta

dalle lontane terre del tramonto

 

e son parole di sogno

o parole sospese

tra un ricordo che viene

e un pensiero che va

sono pezzi di vita

smorfie di sangue

sconnessi singulti dell’anima vagante

o rosa che si apre al sole

 

son parole di luna

confuse tra la terra e il cielo

per posare un pensiero in un cuore

calato sulla sua fragilità

Raffaele Urraro è nato a San Giuseppe Vesuviano dove tuttora vive e opera. Dopo aver insegnato italiano e latino nei Licei, ora si dedica esclusivamente al lavoro letterario. Ha pubblicato le seguenti opere:

Poesia: Orizzonti di carta, San Giuseppe Vesuviano 1980, poi Marcus Edizioni, Napoli 2008; La parola e la morte, Loffredo, Napoli 1983; Calcomania, Postfazione di Raffaele Perrotta, Loffredo, Napoli 1988; Il destino della Gorgonia – Poesie e prose, Loffredo, Napoli 1992; Anche di un filo d’erba io conosco il suono, prefazione di Ciro Vitiello, Loffredo, Napoli 1995; La luna al guinzaglio, con Saggio critico di Angelo Calabrese, Loffredo, Napoli 2001; Acroàmata – Poemetti, Loffredo, Napoli 2003; Poesie, Marcus Edizioni, Napoli 2009; Ero il ragazzo scalzo nel cortile, Marcus Edizioni, Napoli 2011; La parola incolpevole, Marcus Edizioni, Napoli 2014; Bereshìt – In principio, Marcus Edizioni, Napoli 2017.

Saggistica: Poiein – Il fare poetico: teoria e analisi, Tempi Moderni, Napoli 1985; Giacomo Leopardi: le donne, gli amori, Olschki, Firenze 2008; La fabbrica della parola – Studi di poetologia, Manni Editore, San Cesario di Lecce 2011; “Questa maledetta vita” – Il “romanzo autobiografico” di Giacomo Leopardi (Olschki editore, Firenze 2015); Le forme della poesia – Saggi critici (La Vita Felice, Milano 2015).   

Ha pubblicato, inoltre, opere di cultura popolare e, in collaborazione con Giuseppe Casillo, molte antologie di classici latini per il triennio delle Scuole Superiori (Loffredo, Napoli) e la Storia della Letteratura latina (Bulgarini, Firenze).


Prezzo di copertina: euro 12,00

Pagine: 92

Codice Isbn: 9788885781221


Traduzione in lingua romena de Il Lato Oscuro delle Cose

Silvia Castellani recensisce il Il Lato Oscuro delle Cose per Il Giornale Off

Una breve nota per Il Lato Oscuro delle Cose a cura di Daniele Giancane:

Raffaele Urraro (nato a San Giuseppe Vesuviano) è una di quelle personalità di grande spessore letterario che non hanno avuto sinora quella ‘visibilità’ che avrebbero meritato.Già insegnante di italiano e latino nei Licei,ha al suo attivo (sin dal 1980) numerose pubblicazioni di poesia,di saggistica,di cultura popolare,nonchè la ‘curatela’ di molte antologie di classici latini e una Storia della Letteratura latina.

‘Il lato oscuro delle cose’, pubblicato nel 2019, è un libro molto interessante, per numerosi motivi: anzitutto per una sorta di ‘sgomento metafisico’ che lo percorre (quasi di tinta leopardiana): “Allora provi uno sgomento/che t’agghiaccia e fa paura”, oppure “Su questo precipizio che impaura”, che fa il paio con la coscienza dell’inconoscibilità del tutto,tema centrale dell’ultimo testo (‘Chi lo sa?’) che inizia con “Alla fin dei conti/nessuno può dire/di essere penetrato/nelle profondità/delle cose della vita”. Il titolo stesso del volume ‘Il lato oscuro delle cose’ (ripreso nel verso finale della prima poesia) allude appunto all’impossibilità umana (qui forse possiamo dire montaliana) a giungere-a dirla con termine filosofico-al ‘noumeno’, all’essenza. Restiamo nella dimensione dell’apparenza. Tutto ciò dà fatalmente adito al dubbio (Vedi “con le tasche piene di dubbi” di pag.65), alla sospensione,ad una sorta di timore del vuoto,della solitudine,del tempo che scorre come un fiume.

Una breve annotazione semantica ci conduce ad una osservazione:il Poeta utilizza per ben trenta volte il lessema ‘stelle’ (o ‘stella’), 17 il lessema ‘luna’, 2 volte ‘cometa’). Siccome in poesia nulla è casuale e tutto è rivelatore del mondo dell’Autore, il codice linguistico  ci ‘parla’ di una tensione del Poeta verso l’alto, l’altrove, il cielo. La sua ‘visione’ è essenzialmente metafisica.

Il linguaggio di questo libro è terso, lo stile colloquiale, tenue, dotato di una ininterrotta musicalità. Un bel libro, da leggere e rileggere.

Recensione de Il Lato Oscuro delle Cose sul blog di poesia Transiti Poetici


Giovedì 12 dicembre p.v., alle ore 18, nei locali del MATT (MUSEO ARCHEOLOGICO TERRITORIALE TERZIGNO), Corso Luigi Einaudi (nei pressi della Stazione della Circumvesuviana, nelle vicinanze del ponte della Ferrovia), il Prof. GIUSEPPE CASILLO (Storico delle Civiltà Classiche) presenterà il libro di poesie: “Il lato oscuro delle cose” di Raffele Urraro (RPlibri edizioni).

Saluti istituzionali:

Dott. AGOSTINO CASILLO, Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio;

Avv. FRANCESCO RANIERI, Sindaco di Terzigno;

Dott.ssa JENNY FALCIANO, Assessore alla Cultura.

La partecipazione all’evento consentirà, a chi lo vorrà, di visitare le già interessantissime sale del nuovo Museo terzignese, ricco di reperti archeologici e di artistici affreschi provenienti dalla famosa Cava Ranieri, in attesa dei gioielli provenienti da Pompei.

Ma l’evento vuole essere anche una sorta di “rimpatriata” di vecchi colleghi e di vecchi studenti del locale Liceo Scientifico, dove il Prof. Raffaele Urraro ha insegnato per 25 anni.


Una breve nota di lettura per Il Lato Oscuro delle Cose pubblicata su Arte&Cultura a cura di Antonio Filippetti

La nuova silloge di Raffaele Urraro dichiara il proprio intento sin dal titolo: il desiderio/obiettivo di scoprire il vero significato delle cose.  E l’autore affida il proprio miraggio all’espressione poetica convinto giustamente che soltanto attraverso la parola della poesia sia possibile penetrare nel nucleo oscuro delle cose, ovvero delle passioni, azioni, pulsioni che animano la nostra esistenza. La fiducia diremmo che è tanta ma Urraro non nasconde le difficoltà di una simile operazione tanto è vero che si chiede subito, in apertura del suo lavoro: “ma conosceremo un giorno/ il lato oscuro delle cose?” Il soccorso in questo caso non può venire se non dalla poesia che esplora nei meandri, anche i più nascosti, dell’animo umano. Ovviamente la sfida è sempre aperta e parte da lontano; il poeta ne è consapevole quando afferma parafrasando (e modificando) l’espressione shakespeariana che “noi siamo fatti/ della stessa sostanza delle stelle”. In ogni caso resta la funzione conoscitiva della poesia che come aveva affermato Pier Paolo Pasolini è l’unico valore “inconsumabile” della nostra vita.


Recensione de Il Lato Oscuro delle Cose a cura di Marianna Scibetta per “Formiche”

Recensione de Il Lato Oscuro delle Cose a cura di Vincenzo Guarracino per “LimesLettere”

Recensione de Il Lato Oscuro delle Cose a cura di Elio Andriouli pubblicata sulla rivista mensile “Pomezia-Notizie” (Anno 28 (Nuova Serie)  – n. 4, Aprile 2020, pag. 42)