L’Ipnosimetro di Antonio Bux

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di Antonio Bux

Notizie bibliografiche:

Nella già vasta produzione del poeta foggiano Antonio Bux, L’ipnosimetro originariamente si poneva come un corpus unico che formasse un’opera dalla mole gigantesca di oltre quattrocento pagine. Data l’impossibilità di pubblicazione di un testo così imponente, l’autore ha preferito scorporare le cinque parti del libro in altrettante pubblicazioni a sé stanti. Questa qui proposta è la quarta e penultima parte, e s’intitola così com’era in origine il progetto nella mente dell’autore. La peculiarità principale della poesia di Bux è l’ossessione verso forme e stilemi ricorrenti, quasi a creare una situazione poematica dove il poeta si trova a lottare soprattutto contro se stesso, e lo fa utilizzando un grumo di parole specifiche e “neutrali” (solo per citarne alcune: cielo, Dio, mare, vento, alberi, tempo), che si rincorrono ossessivamente fino a dissolvere il proprio significato originario, nella speranza di rinnovare la parola basando sul ritmo e sui rimandi interiori questa estenuante cantilena di sguardi e di suoni. […]

dalla nota redazionale

Il saldo è l’ultima luna o pagare le viscere
ai vermi sopra la terra

oppure invecchiare
il sogno contro natura felici senza un vascello

che sappia dove la morte
fa acqua, dove fa fuoco quando ritorna nel grembo

sottile di chi non è stato
o di chi solo ha vissuto felice e non vuole più avere risposte

Antonio Bux (Foggia, 1982) ha pubblicato, tra l’altro, Trilogia dello zero (Marco Saya 2012; rosa premio Montano, vincitore premio Minturnae), Kevlar (Società Editrice Fiorentina 2015; premio Alinari), Naturario (Di Felice 2016; rosa premio Viareggio), Sativi (Marco Saya 2017; selezione premio Città di Como) Sasso, carta e forbici (Avagliano 2018; premio Alfonso Malinconico) e il recente La diga ombra (Nottetempo 2020). In spagnolo ha pubblicato 23 – fragmentos de alguien (Buenos Aires 2014), El hombre comido (Buenos Aires 2015), Saga familiar de un lobo estepario (Toledo 2018) e in vernacolo foggiano la silloge Lattèssanghe (Le Mezzelane 2018; selezione premio Città di Ischitella – Pietro Giannone). Nel 2014 gli è stato conferito a Firenze il premio Iris. Come traduttore ha curato i volumi Finestre su nessuna parte (Gattomerlino Superstripes 2015) di Javier Vicedo Alós, Bernat Metge (Joker 2020) di Lucas Margarit e Contro la Spagna e altri poemi non d’amore (Nessuno editore 2020) di Leopoldo María Panero. Ha fondato e dirige il blog Disgrafie e alcune collane per le Marco Saya Edizioni e per l’editrice RPlibri.


Prezzo copertina: euro 12.00 11,40

Pagine: 80

Codice ISBN: 9788885781450


Alta Stagione di Fabrizio Cavallaro

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di Fabrizio Cavallaro

Notizie bibliografiche:

[…] Queste poesie di Cavallaro, in effetti, portano l’angoscia che la nostra epoca non riesce a sopportare, nonostante lo strillo ipnotico delle magnifiche sorti e progressive con cui alcuni continuano a molestare chi vorrebbe solamente riposare. […] Che strano però: per quanto, con fierezza e insania, l’umanità̀ si sia impegnata a riporre le proprie e benevoli divinità̀, eccole che esse fanno di nuovo capolino: tuttora imprevedibili e capricciose, sempre mute e schermate da fosche nebbie. Sono sconfortate come Ovidio a Tomi, ma gentili e pacate, venute ad ammirare quel pianeta che una volta era stato il loro allegro playground. Esigono ancora qualche pegno, ci mancherebbe, ma non più sacrifici di bestie o imprese spaventevoli; per placar- si gradiscono l’«affitto o un sandalo». E, si sa, per chi paga poco la messa è breve: e così il devoto dovrà̀ pure lui accontentarsi d’un «amore tutto di gesti, / unico premio d’alta stagione». […]

dalla prefazione di Gandolfo Cascio

C’è un tempo da vivere
e un tempo per guardare,
col volto ritorto all’indietro
come marionette
ciò che nel viverlo si sciorina
come polline nel vento del deserto.
È un tempo aperto e lieve, gioco
che dispensa manovre e cantilene
ce ne avvediamo dopo giorni o anni,
e ore consumate osservandoci mute.

Avremmo potuto impiegarlo al meglio,

ma è solo il timore che poco altro
sia da interpretare, rivivendolo
in verità̀, è più̀ tenero e insano
cauto e periglioso, attento e svogliato

studiarne le mosse, dopo un secolo
o un attimo, quando il respiro s’allenta
e il tutto appare un nodo luminoso e vivo.

Fabrizio Cavallaro, nato a Catania nel 1967. Dove vive. Laureato in Scienze Politiche, ha fatto studi di musica e teatro. Lavora come impiegato. Si occupa principalmente di scrittura poetica e teatrale e di fotografia. Ha fatto diverse esposizioni fotografiche in varie parti d’Italia.

Ha pubblicato alcune raccolte di versi, tra cui Latin lover (Prova d’autore, 2002 – prefazione di Attilio Lolini); Poesie d’amore per Clark Kent (LietoColle, 2004). Dopo 12 anni circa di silenzio editoria- le, ha pubblicato L’assedio (Edizioni Novecento, 2016); Sala d’aspetto (Eretica, 2017); Di seconda virtù (Interno Poesia, 2017 – prefazione di Gandolfo Cascio); In- discrezioni (plaquette d’arte – Gaele Edi- zioni, 2018); Estività (Ensemble edizioni, 2018); In febbre e sudori (A&B editore, 2019), 𝐹𝑖𝑔𝑢𝑟𝑒 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑒𝑛𝑒 (LietoColle, 2020)

 È autore anche di testi teatrali, tra cui Salomè (A&B Editore – con note di Renzo Paris e Francesco Scarabicchi). È curato- re, dei volumi antologici: L’arcano fascino dell’amore tradito – tributo a Dario Bellezza (Giulio Perrone Editore, 2006) e Umana, troppo umana – poesie per Marilyn Monroe (Aragno, 2017) insieme ad Alessandro Fo – Nel 2018 ha curato, insieme a Gandolfo Ca- scio, l’omaggio a Sandro Penna Dieci cento mille Sandro Penna – Florilegio per un poeta (Edizioni Forme libere).


Prezzo copertina: euro 12.00 11,40

Pagine: 84

Codice ISBN: 9788885781443


Recensione di Alta stagione per il blog “Queerographies”, a cura di Gian Pietro Leonardi

Personat (Passacaglia e fuga) di Roberto Ranieri

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di Roberto Ranieri

Notizie bibliografiche: “Personat” di Renato Ranieri

Questa personalissima raccolta di versi di Roberto Ranieri, intitolata Personat (Passacaglia e fuga) non è composta da poesie separabili e indipendenti tra loro. Infatti, all’interno delle quattro sezioni (Levare, Passacaglia, Cadenza e Fuga), gli spazi servono a isolare sezioni testuali omogenee, che nella tipica Passacaglia di matrice musicale classica (memorabili, in tal senso, la passacaglia di Bach – in do minore – o quella in re minore di Buxtehude) formano una autentica rapsodia sinfonica. In questo caso la Passacaglia coincide con cinquantaquattro ottave regolari di novenari, mentre nella sezione in Levare le ottave sono due, sempre separate. In Cadenza il testo è invece compatto, mentre in Fuga le sottosezioni sono due: nella prima le spaziature sono tra blocchi semantici coerenti, nella seconda tornano le ottave separate. Un lavoro dunque di precisione stilistica e metrica, dove un certo sperimentalismo s’abbina a una sinfonia meta-classica che prende spunto dal quotidiano e dal popolare per ergersi a composizione quasi canzonatoria, giullaresca. Ed è questa variazione di temi e di registri che più affascina nella poesia dell’autore veneto: quel sottile equilibrio tra mera composizione scrittoria e una forte consapevolezza morale e poetica del “dire in quanto s(u)ono” […]

[…] dalla introduzione di Antonio Bux

***

Ho maturato la convinzione che se HAL 9000 avesse composto una sua versione de L’avvelenata di Guccini sarebbe uscito un libro – intendendo libro nel senso di opera stilisticamente e for- malmente risolta, al di là di un esito editoriale – uguale, o molto simile, a Personat. Passacaglia e fuga di Roberto Ranieri. Eviden- zierò alcune ragioni che mi hanno portato a questa conclusione, tenendo presente che di raccolta inedita si tratta – perlomeno nel momento in cui sto scrivendo, – e che quindi mi limiterò a citare soltanto quei passaggi che ritengo necessari a sostanziare le mie argomentazioni. Anzitutto, ci sono quattro sezioni: Levare, Passacaglia, Cadenza, Fuga, con uno sbilanciamento, in termini quantitativi, nella sezione Passacaglia, che conta 54 ottave siciliane. Nello sviluppo del libro, i richiami tra stanza e stanza, ma anche tra sezione e sezione, risultano evidenti. Quindi: la divisione in sezioni giustifica l’impianto complessivo, ma la complessità del libro risiede, a mio avviso, nelle riprese; consiglio di non farne, in altri termini, una lettura a blocchi.

[…] dalla Nota al testo di Luca Rizzatello

E intanto la notte trascrive

la fideiussione in contanti
su un corpo che ancora convive
col mio levigando varianti
di stato su fodere e pelli
nel luogo di me più impensato
tra i lobi fin sotto i capelli,
al bivio fra milza e costato.

Roberto Ranieri è nato e vive a Venezia. Laureato in Lettere Moderne, giornalista pubblicista, lavora nel Settore Cultura del Comune di Venezia. Ha collaborato alla pagina culturale del quotidiano “Terra“ e alla rivista “Nonsolocinema”, con recensioni letterarie e musicali. È autore della raccolta Sdrucciole per lanterne, vincitrice della prima edizione del concorso nazionale “Alberoandronico” (PerroneLab, 2009). Nel 2011 ha vinto il concorso nazionale per narrativa inedita Ulteriora Mirari, con la pubblicazione di Terapie a rischio (Smasher, 2011), di cui nel 2015 è uscita una seconda edizione. Traduttore di Vikram Seth alla Milanesiana 2011, è presente in varie antologie e raccolte; un’ampia selezione monografica di componimenti è apparsa in Materia Prima (Perrone, 2012).  La raccolta poetica Soffio vocale con vista (Luoghinteriori Editore, 2014) ha vinto il “Premio Città di Castello”; la raccolta Pronome impersonale (Le Voci della Luna, 2019) si è aggiudicata a Sasso Marconi il “Premio Renato Giorgi”.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 60

Codice ISBN: 9788885781412


La Voce Sognante di Lavinia Frati

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di Lavinia Frati

[…] Fatta questa premessa, ritengo di poter affermare con una certa sicurezza che la Frati sia una poetessa neo-lirica, che si contraddistingue per l’icasticità di alcune immagini e per l’epigrammicità, peraltro legittima considerando i componimenti aforistici dell’ultimo Montale e di Caproni ma anche di alcuni esponenti della linea lombarda come Nelo Risi e Luciano Erba. Alcune sue clausole sapienziali – ad esempio “Ipotesi”, “I ricordi”, “Il libertino”, “Anima in travaglio”, “Ricucitura” – si rifanno alla tradizione dell’ultimo novecento italiano. Sono in perfetta linea con la brevitas di alcuni grandi poeti contemporanei. È una poesia, al tempo stesso ragionativa ed evocativa, generata da una tensione gnoseologica, da una urgenza di verità. La carica evocativa delle liriche è data dall’analogismo, soprattutto nella prima parte. Più rare invece le similitudini, nonostante la sua razionalità vigile. Lo scarso impiego di deissi sta a significare la ricerca dell’oggettività o quantomeno di un discorso universale che valga per tutti.

dalla prefazione di Davide Morelli

Tasseomanzia

Testandosi dal torpore della vita,

interrogava il fondo delle foglie

girando la tazzina in senso orario

e ogni volta compariva quell’uccello

a indicare che la buona sorte

cercava lei, che era già lontana

il volto abituato alla speranza

svuotava negli occhi la tristezza

di un tempo che era già stato

e ora si presentava a reclamare

un saluto per essere tornato

un saluto per quando se ne andrà.

I testi di Lavinia Frati sono apparsi su riviste poetiche (Poeti e Poesia), su antologie poetiche (IPoet; Il segreto delle fragole; Enciclopedia contemporanea Mario Luzi). Ha pubblicato nell’anno 2019 la sua prima opera poetica “Anidramnios – Canto a due voci” con la casa editrice Controluna.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 48

Codice ISBN: 9788885781313


Recensione de La Voce Sognante sul blog di poesia Transiti Poetici

Recensione de La Voce Sognante per “Carte Sensibili” a cura di Paolo Gera

Incerte Sospensioni di Giovanna Visco

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di Giovanna Visco

Le “incerte sospensioni” di Giovanna Visco sono la fine di un inizio. Parole avvenute in un chiasso d’altre parole, che assumono il canto di una massima liturgica. Raramente accade di cogliere tale compiutezza e tale compitezza tra le regole grammaticate del verso. A lei accade il linguaggio ordinario, diremmo “volgare” se non temessimo la comparazione dantesca, eppure tutto le si sublima d’improvviso. L’Autrice giubila in un lento e caldo abbraccio che diviene strappo e congiunzione, come sempre accade a chi della critica (“politica”) fa una supplica e una redenzione.

Dalla prefazione di Felice Casucci

Imbrunire

 

Lungo e lento

è

l’incedere della sera.

Oscurità discendente

su solitudini allungate.

Veli sottili

come sudari

su volti cari

silenziosi,

su inesprimibili

strazianti

incerte

sospensioni.

Giovanna Visco è una giornalista pubblicista che ha al suo attivo centinaia di articoli di economia dei trasporti e logistica. Napoletana, vive a Napoli ma lavora a Roma. Blogger di una pagina di geopolitica ed economia, si occupa professionalmente di comunicazione. La poesia è il suo spazio espressivo interiore, che pratica da molti anni, popolato di suggestioni che le provengono da esperienze, persone e luoghi. Incerte sospensioni segna il suo esordio nello spazio letterario pubblico.


Prezzo copertina: euro 12.00 11,40

Pagine: 73

Codice ISBN: 9788885781283


4 Aprile 2020 – Presentazione della raccolta poetica Incerte Sospensioni di Giovanna Visco presso l’Istituto Italiano degli Studi Filosofici di Napoli alle ore 10:30. Con la partecipazione di Rita Pacilio, Felice Casucci e Rosalia Terrana

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Recensione di Incerte Sospensioni sul blog di poesia e narrativa “Transiti Poetici”

Il Lato Oscuro delle Cose di Raffaele Urraro

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di  Raffaele Urraro

Le poesie raccolte in questa silloge ruotano tutte intorno a un concetto che riflette il senso che io attribuisco generalmente al fare poetico: il tentativo di scoprire il vero significato delle cose. Operazione euristica, dunque, che impegna il poeta in un difficile lavoro di scomposizione e ricomposizione del linguaggio. Si scava nel senso delle cose – o, per dir meglio, nelle cose per scoprirne il senso – armati soltanto dello strumento della parola, quella che in effetti ci fa vivere e soffrire. Anche se, ovviamente, per lo più non è dato scoprire il senso delle cose, che spesso addirittura ci dicono che un senso davvero non ce l’hanno. E allora ci accontentiamo di scoprire quello che ci appare come tale, o quello che noi abbiamo ritenuto di attribuire alle cose, altrimenti vivere in un universo senza senso ci porterebbe dritti allo sconforto o alla depressione.

Come dice Pino Daniele, al quale ho rubato un’immagine straordinariamente pregnante – distorcendola, però, perché l’ho riferita ai poeti – “siamo angeli che cercano un sorriso”, il sorriso della scoperta e della conoscenza perché, in fin dei conti, “un sorriso può aggiungere un filo alla trama brevissima della nostra vita” (Laurence Sterne, ripreso poi da Giacomo Leopardi che ha attribuito alla “poesia” ciò che lo Sterne attribuisce al “sorriso”).

[…]  Dalla quarta di copertina

il lato oscuro delle cose

mentre ascolto una musica

coperta lievemente da veli variopinti

sento che la mente si accartoccia

nelle sue emozioni

anche l’aria che sembra stonata

nello stormire delle foglie

vibra di incerte tensioni

ed io cerco di scoprire

cosa dice quella voce

che parla la lingua

indecifrabile e arcana

della natura

ma conosceremo un giorno

il lato oscuro delle cose?

***

la fine della stella

la stella volteggiava

sulle ali della notte

senza una bussola

o il filo sottile di una luce

e nella notte danzava

fra le sue scalpitanti giravolte

piccola giovane stella

stellina dallo sguardo innocente

inesperta delle astuzie dell’infinito

che non è solo un prodotto del pensiero

e gira e gira

fra le strade scorticate del cielo

fu attratta da un buco nero

che la travolse e ingoiò

come fosse una mela

e noi siamo fatti

della stessa sostanza delle stelle

***

seduto sullo scoglio rosicchiato

Seduto sullo scoglio rosicchiato

dalla lingua del mare

aspetto la vetta della notte

per regalarmi la voce del silenzio

onda di luna piena

scende lentamente questa sera

su parole che il vento porta

dalle lontane terre del tramonto

e son parole di sogno

o parole sospese

tra un ricordo che viene

e un pensiero che va

sono pezzi di vita

smorfie di sangue

sconnessi singulti dell’anima vagante

o rosa che si apre al sole

son parole di luna

confuse tra la terra e il cielo

per posare un pensiero in un cuore

calato sulla sua fragilità

Raffaele Urraro è nato a San Giuseppe Vesuviano dove tuttora vive e opera. Dopo aver insegnato italiano e latino nei Licei, ora si dedica esclusivamente al lavoro letterario. Ha pubblicato le seguenti opere:

Poesia: Orizzonti di carta, San Giuseppe Vesuviano 1980, poi Marcus Edizioni, Napoli 2008; La parola e la morte, Loffredo, Napoli 1983; Calcomania, Postfazione di Raffaele Perrotta, Loffredo, Napoli 1988; Il destino della Gorgonia – Poesie e prose, Loffredo, Napoli 1992; Anche di un filo d’erba io conosco il suono, prefazione di Ciro Vitiello, Loffredo, Napoli 1995; La luna al guinzaglio, con Saggio critico di Angelo Calabrese, Loffredo, Napoli 2001; Acroàmata – Poemetti, Loffredo, Napoli 2003; Poesie, Marcus Edizioni, Napoli 2009; Ero il ragazzo scalzo nel cortile, Marcus Edizioni, Napoli 2011; La parola incolpevole, Marcus Edizioni, Napoli 2014; Bereshìt – In principio, Marcus Edizioni, Napoli 2017.

Saggistica: Poiein – Il fare poetico: teoria e analisi, Tempi Moderni, Napoli 1985; Giacomo Leopardi: le donne, gli amori, Olschki, Firenze 2008; La fabbrica della parola – Studi di poetologia, Manni Editore, San Cesario di Lecce 2011; “Questa maledetta vita” – Il “romanzo autobiografico” di Giacomo Leopardi (Olschki editore, Firenze 2015); Le forme della poesia – Saggi critici (La Vita Felice, Milano 2015).   

Ha pubblicato, inoltre, opere di cultura popolare e, in collaborazione con Giuseppe Casillo, molte antologie di classici latini per il triennio delle Scuole Superiori (Loffredo, Napoli) e la Storia della Letteratura latina (Bulgarini, Firenze).


Prezzo di copertina: euro 12,00 11,40

Pagine: 92

Codice Isbn: 9788885781221


Traduzione in lingua romena de Il Lato Oscuro delle Cose

Silvia Castellani recensisce il Il Lato Oscuro delle Cose per Il Giornale Off

Una breve nota per Il Lato Oscuro delle Cose a cura di Daniele Giancane:

Raffaele Urraro (nato a San Giuseppe Vesuviano) è una di quelle personalità di grande spessore letterario che non hanno avuto sinora quella ‘visibilità’ che avrebbero meritato.Già insegnante di italiano e latino nei Licei,ha al suo attivo (sin dal 1980) numerose pubblicazioni di poesia,di saggistica,di cultura popolare,nonchè la ‘curatela’ di molte antologie di classici latini e una Storia della Letteratura latina.

‘Il lato oscuro delle cose’, pubblicato nel 2019, è un libro molto interessante, per numerosi motivi: anzitutto per una sorta di ‘sgomento metafisico’ che lo percorre (quasi di tinta leopardiana): “Allora provi uno sgomento/che t’agghiaccia e fa paura”, oppure “Su questo precipizio che impaura”, che fa il paio con la coscienza dell’inconoscibilità del tutto,tema centrale dell’ultimo testo (‘Chi lo sa?’) che inizia con “Alla fin dei conti/nessuno può dire/di essere penetrato/nelle profondità/delle cose della vita”. Il titolo stesso del volume ‘Il lato oscuro delle cose’ (ripreso nel verso finale della prima poesia) allude appunto all’impossibilità umana (qui forse possiamo dire montaliana) a giungere-a dirla con termine filosofico-al ‘noumeno’, all’essenza. Restiamo nella dimensione dell’apparenza. Tutto ciò dà fatalmente adito al dubbio (Vedi “con le tasche piene di dubbi” di pag.65), alla sospensione,ad una sorta di timore del vuoto,della solitudine,del tempo che scorre come un fiume.

Una breve annotazione semantica ci conduce ad una osservazione:il Poeta utilizza per ben trenta volte il lessema ‘stelle’ (o ‘stella’), 17 il lessema ‘luna’, 2 volte ‘cometa’). Siccome in poesia nulla è casuale e tutto è rivelatore del mondo dell’Autore, il codice linguistico  ci ‘parla’ di una tensione del Poeta verso l’alto, l’altrove, il cielo. La sua ‘visione’ è essenzialmente metafisica.

Il linguaggio di questo libro è terso, lo stile colloquiale, tenue, dotato di una ininterrotta musicalità. Un bel libro, da leggere e rileggere.

Recensione de Il Lato Oscuro delle Cose sul blog di poesia Transiti Poetici


Giovedì 12 dicembre p.v., alle ore 18, nei locali del MATT (MUSEO ARCHEOLOGICO TERRITORIALE TERZIGNO), Corso Luigi Einaudi (nei pressi della Stazione della Circumvesuviana, nelle vicinanze del ponte della Ferrovia), il Prof. GIUSEPPE CASILLO (Storico delle Civiltà Classiche) presenterà il libro di poesie: “Il lato oscuro delle cose” di Raffele Urraro (RPlibri edizioni).

Saluti istituzionali:

Dott. AGOSTINO CASILLO, Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio;

Avv. FRANCESCO RANIERI, Sindaco di Terzigno;

Dott.ssa JENNY FALCIANO, Assessore alla Cultura.

La partecipazione all’evento consentirà, a chi lo vorrà, di visitare le già interessantissime sale del nuovo Museo terzignese, ricco di reperti archeologici e di artistici affreschi provenienti dalla famosa Cava Ranieri, in attesa dei gioielli provenienti da Pompei.

Ma l’evento vuole essere anche una sorta di “rimpatriata” di vecchi colleghi e di vecchi studenti del locale Liceo Scientifico, dove il Prof. Raffaele Urraro ha insegnato per 25 anni.


Una breve nota di lettura per Il Lato Oscuro delle Cose pubblicata su Arte&Cultura a cura di Antonio Filippetti

La nuova silloge di Raffaele Urraro dichiara il proprio intento sin dal titolo: il desiderio/obiettivo di scoprire il vero significato delle cose.  E l’autore affida il proprio miraggio all’espressione poetica convinto giustamente che soltanto attraverso la parola della poesia sia possibile penetrare nel nucleo oscuro delle cose, ovvero delle passioni, azioni, pulsioni che animano la nostra esistenza. La fiducia diremmo che è tanta ma Urraro non nasconde le difficoltà di una simile operazione tanto è vero che si chiede subito, in apertura del suo lavoro: “ma conosceremo un giorno/ il lato oscuro delle cose?” Il soccorso in questo caso non può venire se non dalla poesia che esplora nei meandri, anche i più nascosti, dell’animo umano. Ovviamente la sfida è sempre aperta e parte da lontano; il poeta ne è consapevole quando afferma parafrasando (e modificando) l’espressione shakespeariana che “noi siamo fatti/ della stessa sostanza delle stelle”. In ogni caso resta la funzione conoscitiva della poesia che come aveva affermato Pier Paolo Pasolini è l’unico valore “inconsumabile” della nostra vita.


Recensione de Il Lato Oscuro delle Cose a cura di Marianna Scibetta per “Formiche”

Recensione de Il Lato Oscuro delle Cose a cura di Vincenzo Guarracino per “LimesLettere”

Recensione de Il Lato Oscuro delle Cose a cura di Elio Andriouli pubblicata sulla rivista mensile “Pomezia-Notizie” (Anno 28 (Nuova Serie)  – n. 4, Aprile 2020, pag. 42)

Presentazione de Il Lato Oscuro delle Cose  a cura dell’Editrice Rita Pacilio per “Il leggilibri della Tgr Campania”

Nel Verso Nulla Ritorna di Felice Casucci

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di Felice Casucci

La brevità e la lateralità di questi componimenti riconduce ad un tempo epidermico della vita, nel quale prevale l’ascolto sulla visione, il silenzio inesistente sulla realtà esistente. La semplicità è una scelta stilistica legata all’autentico e alla comunicazione diretta. Non vi è nessun compiacimento, ma un distacco dall’arte letteraria come estetica fine a se stessa, in una prospettiva est-etica dell’empatia. Quel che si chiede al verso è di fare il suo mestiere senza l’illusione di cambiare il mondo, prendendo atto delle circostanze disadorne con cui il mondo si esprime. […]

 

XIII.

 

Ricorda

dimentica.

Nulla resta.

Il peggiore

e il migliore

sono lo stesso uomo.

*

XXXIX.

Su vieni

a tirare la soma dell’amore

nel verso in cui

nulla ritorna.

 

Felice Casucci (Napoli, 1957) è giurista accademico, poeta, scrittore, dalla giovane età praticante il volontariato sociale e culturale. È il presidente della Fondazione Gerardino Romano di Telese Terme (BN).


Prezzo di copertina: euro 10,00 9,50

Pagine: 52

Codice Isbn: 9788885781214


Traduzione di Nel Verso Nulla Ritorna in lingua romena

Una nota di lettura per Nel Verso Nulla Ritorna a cura di Gioconda Fappiano

La condensazione in pochi versi di complessi itinerari di ascolto, la concisione intenzionale mi giungono come un talento felicemente messo a frutto.

di Anna Maria Curci

Adua Biagioli recensisce Nel Verso Nulla Ritorna

Poetarum Silva pubblica un estratto di Poesie tratte da Nel Verso Nulla Ritorna

Transiti Poetici recensisce Nel Verso Nulla Ritorna

Una nota di lettura per Nel Verso Nulla Ritorna a cura di Antonella Fusco

Recensione di Nel Verso Nulla Ritorna per Genius a cura di Daniela Matronola 

Tempo Tecnico di Daniela Matronola

Acquista Tempo Tecnico

di Daniela Matronola

La sua poesia scende nella realtà per invocarla, per piegarla a restituire il suo senso. E il senso è nella relazione, nel mistero dell’altruità. Nel bisogno che siamo, ancor più che nel bisogno che abbiamo. “Esiste, deve esistere un posto  dove si venga inclusi e non rifiutati. Deve esistere, esisterà un modo per essere  ammessi al cerchio umano, non separati da tutti”, dice Daniela in apertura, quasi forzando quel posto ad esistere nei suoi versi.

E, infatti, è la parola che si appropria delle cose e le assilla con una carezza. E’ la scrittura che funge da ostinato argine alla vacuità del reale, e resiste con disperata fermezza all’attacco del mondo. “Ricevo proposte d’evasione, divento bersaglio di chimere e consolazioni. Come mia madre, non ammetto distrazioni  anche quando ad esse cedo col corpo”.

dalla Prefazione di Simona Lo Iacono

***

Esiste, deve esistere un posto

dove si venga inclusi e non rifiutati.

Deve esistere, esisterà un modo per essere

ammessi al cerchio umano, non separati da tutti.

Dovrà pur trovarsi un luogo dove

si venga trovati e non dimenticati.

Dovrà pur esserci una mano che ci afferri

e non un braccio che ci ricacci indietro.

Deve esserci, esiste uno sguardo che ci sorrida,

un abbraccio che ci raccolga.

Oppure sciagura vi colga

***

Ricevo proposte d’evasione,

divento bersaglio di chimere e consolazioni.

Come mia madre, non ammetto distrazioni

anche quando ad esse cedo col corpo.

Cuore e mente restano radicati

nella casa, nella memoria

***

Un ferro da stiro in altra funzione,

come rudimentale divaricatore,

segno e strumento da ferrista

per la praticona abusiva

col chirurgo come secondo

nel rovesciamento dei ruoli operatorî:

immagine forte, eredità evocativa,

simbolo e indizio

lascito feroce, brutale testamento

di Giuliana Ferri

Daniela Matronola (Cassino, 1961) lavora alla propria letteratura da molti anni, su quasi tutti i fronti: racconto, romanzo, traduzione, critica su rivista, poesia. Ha anche tenuto corsi sulla poesia italiana a studenti americani alla LUISS e di scrittura in versi per la Scuola di Scrittura Creativa OME­RO, prima in Italia (a parte le lezioni milane­si di Giuseppe Pontiggia). Ha vinto alcuni premi, per il racconto, per la poesia e per il romanzo. La sua recente pubblicazione in poesia è Melamangiai, RPlibri 2018.


Prezzo di copertina euro 12,00 11,40

Pag. 132

Codice ISBN 9788885781160


Traduzione in lingua romena di Tempo Tecnico

Il giornale di poesia Inverso pubblica alcuni testi tratti da Tempo Tecnico

Recensione di Maria Clelia Cardona per Tempo Tecnico su Leggendaria (n.138 p.70)