Recensioni

A cura di Paolo Veziano: “La libera Repubblica di Pigna” (Fusta Editore, 2020)

di Francesco Improta (2020)

Dinanzi a un libro come La libera Repubblica di PignaUna parentesi di democrazia(Fusta editore, 18€) a cura di Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e Graziano Mamone, anche il recensore più esperto e navigato finirebbe col trovarsi in difficoltà. Non che manchino argomenti, fatti o personaggi di cui discutere, anzi il libro, frutto di una lunga e accurata ricerca archivistica e della sinergia di esperienze diverse, si presenta corposo, particolareggiato e ricco di informazioni e di fotografie. La verità è che il libro, che si avvale della prefazione come al solito illuminante di Alberto Cavaglion e di una robusta premessa dello stesso curatore, è in sé compiuto e definito e non ha bisogno di ulteriori chiarimenti o indicazioni critiche.

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Filippo D’Eliso: “La fatica del ricordo” (RPlibri, 2020)

di Vincenzo Postiglione (2020)

La fatica del ricordo” ultimo prodotto letterario del maestro Filippo D’ Eliso è il racconto di un amore perduto e di una vita volutamente votata alla solitudine. Il protagonista, indicato semplicemente con una sola lettera, E., vive una vita spartana in una stanza altrettanto spartanamente arredata, in un luogo presumibilmente di bassa montagna, probabilmente in un piccolo centro o paese. La sua è una  vita fatta di rinunce e di auto isolamento che trascorre inesorabile verso la fine, fino a quando un incontro fortuito con un bambino, anch’esso denominato con una sola lettera, F., risveglia in lui una scintilla di gioia, nonché ricordi di un passato felice. 

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Giovanni Agnoloni: “Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa” (Fusta Editore, 2020)

di Francesco Improta (2020)

Con Berretti Erasmus (Fusta editore, €15,90) siamo nell’alveo di quella narrativa difficile da catalogare, in quanto Giovanni Agnoloni si sbarazza facilmente di tutti i generi consolidati e convenzionali e ci offre un’opera decisamente nuova, muovendosi con estrema libertà e padronanza tra letteratura memorialistica, odeporica, autoanalitica e romanzo di formazione. L’autore ci si presenta sotto una duplice veste: io narrante e io agente e l’incipit, nella sua nuda semplicità, a mio avviso, è folgorante:

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Monica Pezzella: “Binari” (TerraRossa Edizioni, 2020)

di Filippo D’Eliso (2020)

Binari di Monica Pezzella, (TerraRossa Edizioni ©2020, 13€), opera di esordio dell’audace scrittrice, è il frutto di una matura attività artistica. Monica Pezzella rivela una formazione salda e ben connaturata per la sperimentazione e le collaborazioni trasversali nella pratica di linguaggi altri. La sua scrittura, infatti, ad un’analisi attenta, trae origine, forza, vigore e sviluppo dalla tecnica musicale presente finanche con le connotazioni proprie del silenzio che troviamo come elemento acusmatico e diegetico lungo l’opera letteraria.

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Ilaria Palomba: “Città metafisiche” (Edizioni Ensemble, 2020)

di Francesco Improta (2020)

*la ripubblicazione di questa recensione è stata gentilmente concessa dall’autore, il testo originale è consultabile qui*

Dinanzi a questa silloge, pubblicata da Ensemble (12€), sono rimasto folgorato ed esterrefatto. Folgorato dalla bellezza di questi versi, dalla luce abbacinante che emana da essi ed esterrefatto dinanzi alla loro perfezione. Tralasciando alcune prove giovanili (I buchi neri divorano le stelle) questa è la terza raccolta di poesie di Ilaria Palomba dopo Mancanza e Deserto e ne costituisce il suggello e al tempo stesso, come dice Gabriele Galloni nella bella e succinta prefazione, l’apertura verso nuovi orizzonti.

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Anna Folli: “La casa dalle finestre sempre accese” (Neri Pozza Editore, 2020)

di Francesco Improta (2020)

La casa dalle finestre sempre accese di Anna Folli (Neri Pozza, 18€) è un libro di cui si sentiva la necessità perché, come si legge nella quarta di copertina, “di quella generazione di scrittori, poeti, artisti e intellettuali investiti da una vocazione che coincideva con la loro esistenza, si stava perdendo persino il ricordo”. Mi riferisco a quel gruppo di intellettuali, amici e sodali, che ha animato la Torino degli anni Venti, all’indomani di quella che non senza retorica viene indicata come la Grande Guerra (u­na guerra, qualsiasi guerra, a mio avviso non è grande né piccola è soltanto atroce e oscena).

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Filippo D’Eliso: “La fatica del ricordo” (RPlibri, 2020)

di Francesco Improta (2020)

È la storia di un uomo, indicato alla maniera di Kafka con una semplice lettera dell’alfabeto, E., che vive murato in una stanza, arredata spartanamente con un letto, una scrivania, un armadio e qualche sedia. Si intravede qualche vaga analogia con Il carcere di Cesare Pavese e poco importa che la quarta parete qui non sia rappresentata dal mare ma dalle montagne che incombono minacciose. E. non è stato mandato al confino dal regime come Stefano, il protagonista de Il carcere, ma si è autocondannato all’isolamento, preda della vecchiaia, forse della malattia certamente del tempo che scorre inesorabile.

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Luca Perrone: “Galleggiamento” (Rivista Quarta Corda)

di Filippo D’Eliso (2020)

Galleggiamento.

Un’opera folgorante partorita dalla mente geniale di Luca Perrone.

Sì, Luca Perrone è una mente geniale. Questo è il mio punto di vista.

Già Elle, pubblicato dalla RPlibri nel 2018, e Vivi e lascia morire, nel 2019 da Infinito edizioni, rivelano una rara capacità di scrittura, niente affatto comune e poco incline a compromessi.

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Angelo Cannavacciuolo: “SacrAmerica” (Ad Est dell’Equatore Ed., 2018)

di Vincenzo Postiglione (2020)

“SacrAmerica” di Angelo Cannavacciuolo è una storia di “storie”, storie che si rincorrono, che si avviluppano e che si allontanano, ma che poi ritornano ad avvinghiarsi.

Lo spunto narrativo è l’eterno conflitto fra l’uomo e lo scrittore che attanaglia uno dei protagonisti Nanni Giuffrida quando decide di “sopprimere” lo scrittore per far posto finalmente all’uomo, quando decide cioè di riprendere in mano le redini della sua vita, a suo dire annientata da anni di dedizione assoluta alla scrittura.

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Bruno Vallepiano: “Trappola per lupi” (Golem Edizioni, 2020)

di Francesco Improta (2020)

Sta per arrivare in libreria Trappola per i lupi (Golem edizioni, euro 13,90) l’ultimo romanzo di Bruno Vallepiano, giornalista, scrittore e sce­neggiatore. La veste tipografica, propria della collana Le vespe, ricorda i famosi gialli Mondadori, ma, a ben guardare, si tratta più di un noir che di un giallo classico e più precisamente di un noir mediterraneo, in cui la bellezza del paesaggio contrasta con i crimini e i misfatti raccontati.

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Giuseppe Vetromile: “Proprietà dell’Attesa” (RPlibri, 2020)

di Raffaele Urraro (2020)

Giuseppe Vetromile ci prospetta, in questa sua ultima raccolta di versi (Proprietà dell’attesa, edito da RPlibri di Rita Pacilio, nella consueta elegante veste tipografica, in un marzo che doveva essere diverso se avesse avuto più rispetto delle vite umane e, me lo si lasci passare, della poesia), ci prospetta, dicevo, un ampio ventaglio di tipologie dell’attesa.

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Nicoletta Bortolotti: “Chiamami sottovoce” (Harper Collins Ed.)

di Francesco Improta (2020)

Chiamami sottovoce di Nicoletta Bortolotti (Harper Collins euro 18), pur facendo parte della narrativa senza aggettivi, rimane di fatto un romanzo per ragazzi.

I protagonisti sono infatti Nicol di otto anni, probabilmente di ispirazione autobiografica come lascerebbe intendere il nome, e Michele di nove anni, figlio di un operaio stagionale che lavora alla costruzione della galleria del San Gottardo.

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Enzo Rega: “La Linea dei Passi. Prose sulle città e il viaggio” (Helicon Ed.)

di Francesco Improta (2020)

In questa situazione di drammatica emergenza e di reclusione forzata rovistare tra gli scaffali della libreria in cerca di un libro ignorato o dimenticato diventa un esercizio necessario per riempire il vuoto e ammazzare il tempo, quando, però, tra le mani ti capita un vero gioiello come La linea dei passi di Enzo Rega, l’esercizio acquista ben altro significato e la giornata che correva il rischio di srotolarsi noiosa e ripetitiva si apre a più luminose e gratificanti prospettive.

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Vanina Zaccaria: “Non si Muore di Notte” (RPlibri Ed., 2020)

di Francesco Improta (2020)

Mi sono avvicinato a questa silloge poetica in punta di piedi e in religioso silenzio, ammaliato da un lato dal nome dell’autrice che mi ha riportato alla mente il racconto di Stendhal, Vanina Vanini, nonché l’irrisolta trasposizione cinematografica di R. Rossellini, e dall’altro dal titolo della raccolta, Non si muore di notte, che restituisce alla notte tutto intero il suo fascino e ci trasporta dalla dimensione materiale a quella onirica, dalla luce del sole alle tenebre notturne. Ed è allora che la vita ci mostra il nostro vero volto, liberandoci dalle convenzioni, dagli obblighi che regolano la nostra quotidianità e sprigionando, desideri, pulsioni e avventure del corpo e dello spirito che abbiamo cercato di seppellire o di accantonare.

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Rita Pacilio: “L’amore casomai” (LVF Ed., 2018)

di Francesco Improta (2020)

Ho letto L’amore casomai con profondo interesse e, a tratti, con grande stupore. Non sono racconti e non sono poesie, si tratta, a mio avviso, di immagini cromatiche, di pulsioni viscerali, di un concentrato di emozioni e di allusioni. Ci sono dietro, in quanto facenti parte del background dell’autrice, Lacan, Barthes e altri guru della cultura francese del Novecento e anche L’odore del sangue (esplicitamente citato nel testo) di Goffredo Parise o di Mario Martone, volendo assegnare alla trasposizione cinematografica di quest’ultimo una sua indiscussa autonomia e originalità.

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Ilaria Palomba: “Brama” (Giulio Perrone Ed. 2020)

di Francesco Improta (2020)

*la ripubblicazione di questa recensione è stata gentilmente concessa dall’autore, il testo originale è consultabile qui*

Il romanzo decolla con studiata lentezza ma poi prende quota e non si ferma più, vola altissimo. Se mi si chiedesse un’opinione a caldo di Brama, ultima fatica letteraria di Ilaria Palomba (Giulio Perrone editore, 16 €), credo che mi esprimerei in questi termini.

Il libro, però, ha una struttura complessa per la molteplicità delle tematiche affrontate, di natura prevalentemente filosofica o estetica, per l’acca­vallarsi dei piani narrativi, per le continue analessi, per i frequenti slittamenti nella dimensione onirica e necessita quindi di una disamina più articolata e approfondita.

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Lucrezia Maggi: “Come nel Ventre di una Madre” (Scatole Parlanti Edizioni)

di Francesco Improta (2020)

Mentre riprendevo lentamente coscienza del mio corpo, luci fredde e azzurrognole penetravano come punte di spilli incandescenti attraverso le garze che mi coprivano le palpebre. Odori sgradevoli colpivano il mio olfatto mentre rumori attutiti e sconosciuti si facevano largo nei miei poveri timpani.

Inizia così l’ultimo libro di Lucrezia Maggi, scrittrice e promotrice culturale tarantina, che, nella sua poliedrica attività, oltre ad aver pubblicato diverse opere di poesia e di narrativa, ha ideato e fondato il Premio letterario Città di Taranto, giunto ormai alla quattordicesima edizione.

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Alberto Di Palma: “L’Eleganza delle Cose” (Oèdipus Edizioni)

di Francesco Improta (2019)

Mi è capitato tra le mani un libriccino di poesie di Alberto Di Palma dal titolo decisamente accattivante, L’eleganza delle cose (Oèdipus edizioni, € 11,50), ed è stata – lo confesso – una piacevole scoperta. Di Palma non è più giovanissimo, essendo nato a Napoli nel 1969, e non è certo alla sua prima esperienza lirica; ha pub­blicato in precedenza, nel 2015, un’altra silloge, Respiro, e molte altre liriche che hanno trovato ospitalità su riviste specializzate come “Poeti e poesia”, diretta da Elio Pecora, il cui nome è già di per sé una garanzia.

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Marco Candida: “Incendio nel Bosco” (Tarka Edizioni)

di Francesco Improta (2019)

Quando la narrativa, impregnata per giunta di cultura scientifica, sposa la letteratura, nell’accezione più qualificata del termine, il piacere della lettura, di cui parla R. Barthes, aumenta in maniera considerevole; ed è quello che io ho provato leggendo Incendio del bosco di Marco Candida (casa editrice Tarka, 14,50 €). Eppure c’è qualcosa che, a lettura ultimata, mi ha lasciato alquanto perplesso, ma procediamo con ordine.

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Giovanni Agnoloni: “Viale dei Silenzi” (Arkadia Editore)

di Francesco Improta (2019)

Giovanni Agnoloni, fiorentino di origine ma cittadino del mondo per elezione, impenitente girovago dalla poliedrica personalità culturale, dopo aver scritto una tetralogia distopica di discreto successo, con Viale dei silenzi (casa editrice ArKadia, 15 €) approda al romanzo psicologico, anche se, come vedremo in seguito, sarebbe preferibile evitare qualsiasi ag­gettivo.

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Marco Onofrio: “Anatomia del vuoto” (La Vita Felice Ed., 2019)

di Angela Giojelli (2019)

Il viaggio di Marco Onofrio. Che sa di cielo, perché “tutto il cielo è un viaggio”, di cui “ogni respiro è un tuono”. La vita è, “sta”. Semplice. Prorompente. Prepotente. Dolorosa e anche meravigliosa.

Anatomia del vuoto (Milano, La Vita Felice Edizioni, 2019, pp. 88, Euro 13)un emozionante cammino verso la verità, che non è altro che lo stesso dubbio, la stessa domanda. La vita stessa.

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Rita Pacilio: “La Venatura della Viola” (Ladolfi Ed., 2019)

di Francesco Improta (2019)

Rita Pacilio, scrittrice, sociologa, collaboratrice editoriale, si presenta all’attenzione di pubblico e critica con un libriccino di poesie che è una vera e propria dichiarazione di poetica, un tentativo, perfettamente riuscito, di restituire alla parola la sua purezza primi­genia e al proprio cuore un po’ di dolcezza e di serenità.

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Chiara Tortorelli: “Noi due punto zero” (Homo Scrivens Ed. 2018)

di Francesco Improta (2019)

Ho letto con imperdonabile ritardo Noi due punto zero (Homo Scrivens editore, € 15) e me ne rammarico non diversamente da chi sa di essere mancato a un appuntamento importante. A lettura ultimata, mi sono sentito frastornato, meglio ancora tramortito dalla pienezza di immagini, idee e parole racchiuse nel libro. C’è tanta roba, forse troppa.

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Cristaldi e Malaspina: “Drammaturgia degli invissuti” (Fallone Ed., 2019)

di Francesco Improta (2019)

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni…” Quest’affermazione di Italo Calvino (cfr. Le città invisibili) possiede un’indiscutibile verità e la lettura di Drammaturgia degli invissuti, di Giuseppe Cristaldi e Oliviero Malaspina (Fallone editore, 15€) lo conferma in maniera inoppugnabile.

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Giuseppe Meluccio: “L’enigma cosmico” (Ed. La Vita Felice, 2017)

di Antonella Fusco (2019)

Liriche di profonda sensibilità, l’universale pervade il quotidiano. Nell’esperienza esistenziale è la presenza dell’infinito.

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Erri De Luca: “Impossibile” (Feltrinelli ed. 2019)

recensione di Francesco Improta (2019)

Impossibile di Erri De Luca (Feltrinelli, 13€) è, a mio avviso, un libro necessario, imprescindibile, che tutti dovrebbero leggere, in quanto affronta tematiche che riguardano più o meno da vicino la nostra vita, le nostre convinzioni e il nostro passato cancellato con un atto di forza, con un colpo di spugna, ma non ancora del tutto irredento, mi riferisco ai cosiddetti anni di piombo.

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Cane e Improta: “Nico Orengo, poeta della pagina e della vita” (Fusta ed. 2019)

recensione di Filippo D’Eliso (2019)

Quel miracolo di nome Nico Orengo

Nico Orengo, poeta della pagina e della vita, inserito nella collana Le Memorie di Fusta edizioni (€ 16,90), è un autorevole tributo al grande scrittore, poeta e romanziere, autore di filastrocche e libri per ragazzi, e curatore per circa un ventennio dell’inserto culturale Tuttolibri, dopo aver lavorato alla casa editrice Einaudi.

I due curatori, Alberto Cane e Francesco Improta, hanno raccolto aneddoti, ricordi e testimonianze, contributi critici, ricette e musica tracciando un esauriente panorama dell’attività creativa dell’Enfant terrible che con la sua “mitica infanzia”, come osserva Federica Lorenzi, invita gli adulti a conservare un atteggiamento ludico nei confronti della realtà ovvero a essere disponibili al gioco e pronti ad accettare il meraviglioso e l’assurdo.

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Carla De Angelis: “Mi fido del mare”, (Fara ed. 2017) – 13/10/2018

recensione di Stefania Di Lino (2018)

La bellezza è come una gemma preziosa, per la quale la migliore montatura è la più semplice.
(Francesco Bacone)

Si respira una dolce aria che scioglie

le dure zolle, e visita le chiese

di campagna, ch’erbose hanno le soglie.

(Giovanni Pascoli)

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