La ricerca di un senso

di Fabio Dainotti (recensione de Il lato oscuro delle cose di Raffaele Urraro, RP edizioni, 2019)

“Non si volge chi a stella è fisso”, diceva Leonardo. E Sereni intitolava Stella variabile una sua raccolta, e a quella stella chiedeva aiuto nel cammino sulle strade della poesia. C’è una stella anche nel destino e nella poesia di Raffaele Urraro; molte le occorrenze del termine, ad esempio a pag. 18, dove la stellina lo aiuta a fuggire dalla notte, ad evitare che le ombre esterne, nelle “strade oscure”, si saldino a quelle interne.

Anche Raffaele Urraro ha una sua stella cometa che lo guida a porto sicuro. Ma qual è la stella cui si rivolge appassionatamente il poeta? Quella forse che gli indica il senso delle cose; nella Nota il poeta confessa: “Il sorriso lo cerco fondamentalmente nelle stelle”. Nel risvolto di copertina leggiamo: “Il senso più profondo che io attribuisco al fare poetico: scoprire il vero significato delle cose, che spesso però un senso non ce l’hanno. E allora ci accontentiamo di scoprire quello che ci appare come tale, altrimenti vivere in un universo senza senso ci porterebbe diritti alla depressione”. Cerca dunque “il senso della vita”, come leggiamo in una sua poesia. E lo fa rivolgendosi, come Baudelaire (che è anche il dedicatario di una poesia), al lettore e chiamandolo “mio simile, mio fratello”, in un atteggiamento dialogante che esige spesso il “tu”. La conclusione però affidata all’ultima poesia della raccolta è pessimistica: “nessuno può dire/ di essere penetrato/nelle oscure profondità/delle cose della vita”.

E bisogna avere “l’orgoglio di essere vissuti”, dice il poeta con un suo fare gnomico e sentenzioso.

Nella poesia eponima, il poeta ceca di scoprire la lingua “arcana della natura” e si chiede nell’explicit: “Ma conosceremo un giorno/ il lato oscuro delle cose?”. In La fine della stella, assistiamo a una stella ingoiata da un buco nero, come il chicco di caffè nel macinino di un poeta dialettale romanesco. “E noi siamo fatti della stessa sostanza delle stelle”. Nel corpo della lirica appare una stellina “dallo sguardo innocente”, che ha un aspetto umano. Aspetto e atteggiamento antropomorfo, in una natura umanizzata, anche nella luna che sembra aspettare una stella, nella stella cometa che indica il cammino, al mondo che lo ha smarrito, agitando caninamente la coda.

Importante il tema della caduta: il destino di morte che tutti ci accomuna. Lo stesso tema riappare nell’abisso della notte, di cui non si riesce a scorgere il fondo, nell’horror vacui in Affacciato sull’abisso della notte, in cui ritornano ad affermare la loro presenza l’ombra inquietante e il niente; ma anche in Il dramma della clessidra, che è un imbuto raddoppiato, dove “scendono i granelli del tempo”, che altrove  “pigiando si affollano all’uscita” (l’exitus); e cadono le stelle. Anche la farfalla avvicinandosi alla fiamma cade nel “vuoto”( la farfalla, che appare anche nella variante della falena ha evidentemente un valore simbolico. In Montale è indizio rivelatore di un più profondo livello di significato). Cade la penna dentro il guado ( forse il verso ricalca un’annotazione virgiliana: cecidere manus, o il verso di Manzoni). È un po’ la paura dello iato, della terra che si apre sotto i piedi, del crollo del mondo, che ossessionava Lucrezio, e che il latinista Urraro non può non tener presente.

Nella lirica successiva compaiono tre negazioni, si può parlare di fenomenologia del negativo perché “alla fine della strada” (come recita il tiolo), “non c’è nessuno, nemmeno un gatto”; e si parla di “casa del nulla”,  in cui l’io lirico è calato dal suo “angelo dai piedi screpolati”, che non sa neppure indicare “la strada dove abitano i sogni” .

Una dichiarazione di poetica è contenuta nel ladro di stelle che ruba le stelle, per lasciarle ai lettori, a tutti, e dar  loro un po’ d luce , nel “mare della notte”, perché la poesia è per tutti e la parola ha un “magico potere”, crea mondi alternativi mediante un “pensiero virtuale più vero/di un pensiero reale” e con l’ausilio di un terzo occhio…. Molti sono i lemmi che partengono a un linguaggio filosofico: ad esempio“nientifica”: e alcune brughiere metropolitane richiamano alla mente il concetto di deiezione. La sua poetica è affidata eminentemente alla lirica Da dove arriva la poesia, che arriva dai drammi della storia e dalle spinte del cuore ed è conforto ai mali; quindi dalla natura ma anche dalla storia. Ma elementi della sua poetica è possibile desumerli qua e là all’interno di varie composizioni. Una poesia la sua che non si chiude nella turris eburnea, e nella prigionia del bello stile, ma si apre all’esterno. Del resto il poeta è quello che viaggia, promeneur solitaire, in “solitudine” (ça va sans dire) nelle notti, tra gli “spasmi dell’anima”, quindi tra il rovelli esistenziali, ma il suo cammino è “vertiginoso” (l’aggettivo si conquista la gloria di occupare da solo un intero verso). Con l’ambizione ungarettiana di scavare nelle profondità delle parole, che sono “enigmi” (ma meglio se non troppo “contorti”) da svelare; che devono avere una “stupenda melodia”; e devono avere una loro necessità , e quasi sacralità (non bisogna “mai nominare una parola invano”); nello stesso tempo è necessario legare il significato al significante evitando accostamenti arbitrari, per non scadere nel puro gioco dei significanti e delle analogie.

L’autore rivela nella Nota anche un altro aspetto: “Di notte mi abbandono alle elucubrazioni del pensiero[…]spesso vengo aggredito dal buio che mi spinge in vertiginose immaginazioni”; “il pensiero mi profonda nelle nere vertigini della notte”, dirà  in una poesia.. Di notte dunque emerge il lato oscuro.

Ma la notte è anche la parte del giorno preferita da chi dice io, che addirittura sogna di sfiorarla con le dita. La notte che le cose ci nasconde è il “grembo” protettivo e  materno per chi è incapace a vivere (pure “c’è la vita da vivere”) e ama le atmosfere crepuscolari rivelando una personalità poetica umbratile. E prova uno sgomento che “agghiaccia e fa paura”; perché il mondo fa paura.  Anche la luna trova requie “tra il silenzio delle ombre della notte”.

Appassionato cultore di filosofia il Nostro si rivela in molti componimenti: esistenzialistica è la concezione, che traspare in alcuni versi, per cui la vita è un segmento di luce tra le tenebre; per cui il poeta è parlato dal linguaggio, la frase “abitare il silenzio”, che costituisce il titolo  di una lirica, e l’espressione  “la casa dell’essere”, che  si trova nell’ultima lirica, quella che sta sulla soglia, iscrivono d’autorità l’autore tra i lettori di  Heidegger.

Il lessico comprende dialettalismi ma ci sono anche arcaismi, parole ricercate o desuete, latinismi accanto a parole della lingua di ogni giorno, che  creano un singolare impasto linguistico.

Si incontrano metafore cui vengono attribuiti significati letterali, spostandole sul piano della realtà, procedimento di tipo surrealista.

Un bell’esempio di Ring- komposition in Oscuramente come ombra leggera.

Non manca il gusto per l’antitesi: “un punto nero sulla pagina bianca”.

Echi montaliani si riscontrano nelle “sillabe contorte” e nel filo che si sgomitola”;

tessere dannunziane: infrange le mie parole nella sera, impaura (termine dannunziano); echi tassiani in un verso “Dorme la falena e sembra morta”, che sembra ribaltare il celebre “Passa la bella donna e par che dorma”. Ma si veda la composizione dedicata a G. Leopardi (l’autore è un leopardista; e nelle liriche appare l’infinito, il lontano e indefinito, “l’orizzonte lontano che confonde”, il desiderio che il piacere sia infinito; e da qualche parte nel libro fa il verso al grande Recanatese, quando alla luna non chiede neppure: “Che fai?”; e altrove discetta sulla “noia”.

Un libro importante, dunque, che consente una lettura a più livelli, perché il poeta è per tutti e perché “la poesia, come dice Urraro citando Leopardi nel risvolto, può aggiungere un filo alla trama brevissima della nostra vita”.

Sogno di un fuoco di Dario Alessio

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di Dario Alessio

Notizie bibliografiche:

Sogno di un fuoco di Dario Alessio è composto da tre sezioni: Forno; fuoco costrutto – Fiamma; fuoco puro – Brace; fuoco sopito che fanno da contenitore di tutto l’impianto emotivo e letterario del volume. Al centro della poetica del giovane autore romano c’è la volontà di comprendere e afferrare il flusso dell’esistenza accendendo la fiamma del pathos delle emozioni e seguendo il ritmo della memoria. È un atto di creazione impegnativo e complesso che aderisce all’evoluzione metrica della lingua e alla storia dell’uomo contemporaneo: Alessio, infatti, si misura con la bellezza della poesia dei Maestri e, soprattutto, di Dino Campana mostrando di essere padrone degli strumenti del mestiere. L’interrogazione è la preziosa guida per la confessione delle leggi del mondo le cui risposte si aggirano su più piani interpretativi e visionari in cui la poesia mette a fuoco la vita (Davide Rondoni) tra attriti e sorprese.

Redazione RPlibri

***

Un ultimo sguardo

alle finzioni
del mondo
che sfumano.

Lascio
per sempre
le cose
al loro posto.

Cedo il passo
alla carne marchiata
all’anima che brucia
alle ceneri del cuore.

E sogno di un fuoco
che mi battezzi
mi devasti
sovrasti.

È solo agli occhi
di chi arde davvero
che nelle notti eterne si disvela
l’alfabeto delle stelle danzanti.

Dario Alessio nasce a Roma nel 1999.

Appassionato di cinema, decide di frequentare l’Istituto Cinematografico “Roberto Rossellini”.

Durante gli studi, sviluppa un profondo interesse per la letteratura.

Pubblica Le viole recise (Il Sextante) nel 2019 con la prefazione di Matteo Tuveri e le illustrazioni di Sara Rogani.


Prezzo copertina: euro 12.00 11,40

Pagine: 92

Codice ISBN: 9788885781467


L’Ipnosimetro di Antonio Bux

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di Antonio Bux

Notizie bibliografiche:

Nella già vasta produzione del poeta foggiano Antonio Bux, L’ipnosimetro originariamente si poneva come un corpus unico che formasse un’opera dalla mole gigantesca di oltre quattrocento pagine. Data l’impossibilità di pubblicazione di un testo così imponente, l’autore ha preferito scorporare le cinque parti del libro in altrettante pubblicazioni a sé stanti. Questa qui proposta è la quarta e penultima parte, e s’intitola così com’era in origine il progetto nella mente dell’autore. La peculiarità principale della poesia di Bux è l’ossessione verso forme e stilemi ricorrenti, quasi a creare una situazione poematica dove il poeta si trova a lottare soprattutto contro se stesso, e lo fa utilizzando un grumo di parole specifiche e “neutrali” (solo per citarne alcune: cielo, Dio, mare, vento, alberi, tempo), che si rincorrono ossessivamente fino a dissolvere il proprio significato originario, nella speranza di rinnovare la parola basando sul ritmo e sui rimandi interiori questa estenuante cantilena di sguardi e di suoni. […]

dalla nota redazionale

Il saldo è l’ultima luna o pagare le viscere
ai vermi sopra la terra

oppure invecchiare
il sogno contro natura felici senza un vascello

che sappia dove la morte
fa acqua, dove fa fuoco quando ritorna nel grembo

sottile di chi non è stato
o di chi solo ha vissuto felice e non vuole più avere risposte

Antonio Bux (Foggia, 1982) ha pubblicato, tra l’altro, Trilogia dello zero (Marco Saya 2012; rosa premio Montano, vincitore premio Minturnae), Kevlar (Società Editrice Fiorentina 2015; premio Alinari), Naturario (Di Felice 2016; rosa premio Viareggio), Sativi (Marco Saya 2017; selezione premio Città di Como) Sasso, carta e forbici (Avagliano 2018; premio Alfonso Malinconico) e il recente La diga ombra (Nottetempo 2020). In spagnolo ha pubblicato 23 – fragmentos de alguien (Buenos Aires 2014), El hombre comido (Buenos Aires 2015), Saga familiar de un lobo estepario (Toledo 2018) e in vernacolo foggiano la silloge Lattèssanghe (Le Mezzelane 2018; selezione premio Città di Ischitella – Pietro Giannone). Nel 2014 gli è stato conferito a Firenze il premio Iris. Come traduttore ha curato i volumi Finestre su nessuna parte (Gattomerlino Superstripes 2015) di Javier Vicedo Alós, Bernat Metge (Joker 2020) di Lucas Margarit e Contro la Spagna e altri poemi non d’amore (Nessuno editore 2020) di Leopoldo María Panero. Ha fondato e dirige il blog Disgrafie e alcune collane per le Marco Saya Edizioni e per l’editrice RPlibri.


Prezzo copertina: euro 12.00 11,40

Pagine: 80

Codice ISBN: 9788885781450


Una lettera per Antonio Bux dedicata a L’Ipnosimetro:

Ciao Antonio, il tuo libro mi è arrivato molto prima del previsto e l’ho già letto. Sono contento perché mi è piaciuto molto. La tua è una lingua che fa sentire la propria voce, che si fa forte presenza per poi poter meglio sparire e risolversi/dissolversi in se stessa. Leggendoti ho ripensato molto alla dépense di Bataille (dispendio e depensamento di beniana immemoria). Le parole si consumano nelle immagini e le immagini nelle parole. Il tuo linguaggio è una forgia in cui i concetti vengono continuamente riplasmati, un flusso ipnagogico-mentale, come anche una lotta della poesia con se stessa come Giacobbe con l’angelo. È altresì una ricerca sul sonno / sogno delle parole, ma non in senso onirico o surrealistico, più una specie di dormiveglia delle parole laddove il significante è ancora aperto alla ferita del significato, del ‘semanein’, del significare.In definitiva il testo è quasi un pre-testo per aprire le parole all’alterità di cui sono fatte. Davvero tanti, tanti complimenti.

Roberto Nespola

Alta Stagione di Fabrizio Cavallaro

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di Fabrizio Cavallaro

Notizie bibliografiche:

[…] Queste poesie di Cavallaro, in effetti, portano l’angoscia che la nostra epoca non riesce a sopportare, nonostante lo strillo ipnotico delle magnifiche sorti e progressive con cui alcuni continuano a molestare chi vorrebbe solamente riposare. […] Che strano però: per quanto, con fierezza e insania, l’umanità̀ si sia impegnata a riporre le proprie e benevoli divinità̀, eccole che esse fanno di nuovo capolino: tuttora imprevedibili e capricciose, sempre mute e schermate da fosche nebbie. Sono sconfortate come Ovidio a Tomi, ma gentili e pacate, venute ad ammirare quel pianeta che una volta era stato il loro allegro playground. Esigono ancora qualche pegno, ci mancherebbe, ma non più sacrifici di bestie o imprese spaventevoli; per placar- si gradiscono l’«affitto o un sandalo». E, si sa, per chi paga poco la messa è breve: e così il devoto dovrà̀ pure lui accontentarsi d’un «amore tutto di gesti, / unico premio d’alta stagione». […]

dalla prefazione di Gandolfo Cascio

C’è un tempo da vivere
e un tempo per guardare,
col volto ritorto all’indietro
come marionette
ciò che nel viverlo si sciorina
come polline nel vento del deserto.
È un tempo aperto e lieve, gioco
che dispensa manovre e cantilene
ce ne avvediamo dopo giorni o anni,
e ore consumate osservandoci mute.

Avremmo potuto impiegarlo al meglio,

ma è solo il timore che poco altro
sia da interpretare, rivivendolo
in verità̀, è più̀ tenero e insano
cauto e periglioso, attento e svogliato

studiarne le mosse, dopo un secolo
o un attimo, quando il respiro s’allenta
e il tutto appare un nodo luminoso e vivo.

Fabrizio Cavallaro, nato a Catania nel 1967. Dove vive. Laureato in Scienze Politiche, ha fatto studi di musica e teatro. Lavora come impiegato. Si occupa principalmente di scrittura poetica e teatrale e di fotografia. Ha fatto diverse esposizioni fotografiche in varie parti d’Italia.

Ha pubblicato alcune raccolte di versi, tra cui Latin lover (Prova d’autore, 2002 – prefazione di Attilio Lolini); Poesie d’amore per Clark Kent (LietoColle, 2004). Dopo 12 anni circa di silenzio editoria- le, ha pubblicato L’assedio (Edizioni Novecento, 2016); Sala d’aspetto (Eretica, 2017); Di seconda virtù (Interno Poesia, 2017 – prefazione di Gandolfo Cascio); In- discrezioni (plaquette d’arte – Gaele Edi- zioni, 2018); Estività (Ensemble edizioni, 2018); In febbre e sudori (A&B editore, 2019), 𝐹𝑖𝑔𝑢𝑟𝑒 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑒𝑛𝑒 (LietoColle, 2020)

 È autore anche di testi teatrali, tra cui Salomè (A&B Editore – con note di Renzo Paris e Francesco Scarabicchi). È curato- re, dei volumi antologici: L’arcano fascino dell’amore tradito – tributo a Dario Bellezza (Giulio Perrone Editore, 2006) e Umana, troppo umana – poesie per Marilyn Monroe (Aragno, 2017) insieme ad Alessandro Fo – Nel 2018 ha curato, insieme a Gandolfo Ca- scio, l’omaggio a Sandro Penna Dieci cento mille Sandro Penna – Florilegio per un poeta (Edizioni Forme libere).


Prezzo copertina: euro 12.00 11,40

Pagine: 84

Codice ISBN: 9788885781443


Recensione di Alta stagione per il blog “Queerographies”, a cura di Gian Pietro Leonardi

Paglia di Grano di Alfonso Graziano

Acquista Paglia di grano

di Alfonso Graziano

Notizie bibliografiche:

[…] Soffia il vento dentro queste poesie di Alfonso Graziano. Soffia il vento, vola la sabbia, nell’oscurità e alla luce del giorno, vola la polvere, le stelle osservano la vita che si muove di sotto, nel silenzio, di fronte all’acqua di mare o sotto una pioggia di la- crime, mentre il tempo fa i suoi giochi: pas- sa, torna indietro in movimento apparente, si sofferma. C’è la natura a fare da corol- lario imprescindibile alla manifestazione poetica sia come figure retoriche ricor- renti (“…I tuoi lineamenti di foglia acerba mentre rinverdisce la sua radice stanca”), (“fredde le mani di nervature come rami”), sia come basso continuo su cui si appoggia- no le azioni (“La prima volta che ho baciato è stato il vento e quel sapore di sabbia e sale mi è rimasto dentro”, “Qui erano i fuochi dei campi a illuminare e i grilli a festeggia- re./A tarda notte i passaggi furtivi di faine e volpi rendevano il silenzio colorato”) […]

dalla prefazione di Antonella Lucchini

***

Era la sera a rendere giustizia
ogni cosa al suo posto
ogni luce a fare il proprio compito

mentre gli occhi persi in lontananze.

Qui erano i fuochi dei campi a illuminare

e i grilli a festeggiare.
A tarda notte i passaggi furtivi di faine
e volpi rendevano il silenzio colorato.

… Lo so, al buio nessuno se ne potrà accorgere.

A volte i sorrisi ingenui dei ragazzi
innamorati lasciavano intravedere

l’innominabile.

Ricordo le sere a rendere giustizia
ma nessuno lo capiva.
Neanche un cielo traforato riusciva a dare

senso alle spiegazioni, a domande complicate:

Le nostre vite sono appese ai fili?

Alfonso Graziano è nato a Foggia dove tuttora risiede. Laureato in scienze politiche-economiche presso l’Università di Salerno scrive fin dai tempi del liceo ma in maniera costante da una decina d’anni. La sua poetica è stata accostata a Giorgio Caproni. Ritmo e sospensione, silenzio e ricerca, Eros e thanatos gli ingredienti essenziali del suo scavo poetico.

Ha pubblicato per la Poesia: nel 2012 Nelle meditate attese – Rupe mutevole Edizioni e nel 2015 Il carnevale degli uo- mini Edizioni Divina follia premiato alla Città Murex Firenze nell’anno 2015 e al Premio La Sirena a Tortoreto. Nel 2017 è venuta alle stampe la raccolta poetica: Ti dico ora come ho smesso di morire Di Felice Edizioni.

Per il Teatro: Concerti per violino e a marzo 2017 il debutto in scena risultando secondo al Concorso Rive Gauche di Firenze, Anno 2017.

Altri riconoscimenti sono stati conseguiti nel 2012 a Trino Vercellese e nel 2014 al Con- corso di Altamura. Nel 2018 Premio speciale della giuria per la migliore silloge d’amore Di te cosa rimane se non il rumore del mare in tempesta – Firenze concorso Rive gauche.

È presente in varie antologie e alcune sue poesie sono state tradotte in albanese, greco e americano.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 42

Codice Isbn: 9788885781436


Recensione di Paglia di Grano a cura di Daniela Corfiati per “l’Attacco”

Testi tratti da Paglia di Grano sul blog letterario “La Rosa in Più”

Rosa D’Onorio legge Alfonso Graziano (testi tratti da Paglia di Grano)

Presentazione di Paglia di Grano (13/02/2021): guarda qui il video

Carissimo Alfonso, buongiorno. […] ci tenevo a dirti che personalmente ho apprezzato la malinconia tersa del tuo libro e l’originalità di certe tue immagini. Mi sono rimaste impresse le tue “vigne pronte”, i “porti asciutti”, quella “vita” “dietro la luna a mezzogiorno”, quel sentirsi fuori posto, nella vita che scorre terribilmente veloce. Dolorosa e umana, la tua poesia. Profonda, piena di pietas e senso. Grazie. […]

Anna Vallerugo

Personat (Passacaglia e fuga) di Roberto Ranieri

Acquista Personat Passacaglia e fuga

di Roberto Ranieri

Notizie bibliografiche: “Personat” di Renato Ranieri

Questa personalissima raccolta di versi di Roberto Ranieri, intitolata Personat (Passacaglia e fuga) non è composta da poesie separabili e indipendenti tra loro. Infatti, all’interno delle quattro sezioni (Levare, Passacaglia, Cadenza e Fuga), gli spazi servono a isolare sezioni testuali omogenee, che nella tipica Passacaglia di matrice musicale classica (memorabili, in tal senso, la passacaglia di Bach – in do minore – o quella in re minore di Buxtehude) formano una autentica rapsodia sinfonica. In questo caso la Passacaglia coincide con cinquantaquattro ottave regolari di novenari, mentre nella sezione in Levare le ottave sono due, sempre separate. In Cadenza il testo è invece compatto, mentre in Fuga le sottosezioni sono due: nella prima le spaziature sono tra blocchi semantici coerenti, nella seconda tornano le ottave separate. Un lavoro dunque di precisione stilistica e metrica, dove un certo sperimentalismo s’abbina a una sinfonia meta-classica che prende spunto dal quotidiano e dal popolare per ergersi a composizione quasi canzonatoria, giullaresca. Ed è questa variazione di temi e di registri che più affascina nella poesia dell’autore veneto: quel sottile equilibrio tra mera composizione scrittoria e una forte consapevolezza morale e poetica del “dire in quanto s(u)ono” […]

[…] dalla introduzione di Antonio Bux

***

Ho maturato la convinzione che se HAL 9000 avesse composto una sua versione de L’avvelenata di Guccini sarebbe uscito un libro – intendendo libro nel senso di opera stilisticamente e for- malmente risolta, al di là di un esito editoriale – uguale, o molto simile, a Personat. Passacaglia e fuga di Roberto Ranieri. Eviden- zierò alcune ragioni che mi hanno portato a questa conclusione, tenendo presente che di raccolta inedita si tratta – perlomeno nel momento in cui sto scrivendo, – e che quindi mi limiterò a citare soltanto quei passaggi che ritengo necessari a sostanziare le mie argomentazioni. Anzitutto, ci sono quattro sezioni: Levare, Passacaglia, Cadenza, Fuga, con uno sbilanciamento, in termini quantitativi, nella sezione Passacaglia, che conta 54 ottave siciliane. Nello sviluppo del libro, i richiami tra stanza e stanza, ma anche tra sezione e sezione, risultano evidenti. Quindi: la divisione in sezioni giustifica l’impianto complessivo, ma la complessità del libro risiede, a mio avviso, nelle riprese; consiglio di non farne, in altri termini, una lettura a blocchi.

[…] dalla Nota al testo di Luca Rizzatello

E intanto la notte trascrive

la fideiussione in contanti
su un corpo che ancora convive
col mio levigando varianti
di stato su fodere e pelli
nel luogo di me più impensato
tra i lobi fin sotto i capelli,
al bivio fra milza e costato.

Roberto Ranieri è nato e vive a Venezia. Laureato in Lettere Moderne, giornalista pubblicista, lavora nel Settore Cultura del Comune di Venezia. Ha collaborato alla pagina culturale del quotidiano “Terra“ e alla rivista “Nonsolocinema”, con recensioni letterarie e musicali. È autore della raccolta Sdrucciole per lanterne, vincitrice della prima edizione del concorso nazionale “Alberoandronico” (PerroneLab, 2009). Nel 2011 ha vinto il concorso nazionale per narrativa inedita Ulteriora Mirari, con la pubblicazione di Terapie a rischio (Smasher, 2011), di cui nel 2015 è uscita una seconda edizione. Traduttore di Vikram Seth alla Milanesiana 2011, è presente in varie antologie e raccolte; un’ampia selezione monografica di componimenti è apparsa in Materia Prima (Perrone, 2012).  La raccolta poetica Soffio vocale con vista (Luoghinteriori Editore, 2014) ha vinto il “Premio Città di Castello”; la raccolta Pronome impersonale (Le Voci della Luna, 2019) si è aggiudicata a Sasso Marconi il “Premio Renato Giorgi”.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 60

Codice ISBN: 9788885781412


Articolo pubblicato su “Il gazzettino VeneziaMestre” a cura di Filomena Spolaor (edizione del 11/03/2021)

Silenzio Eloquente di Antonella Fusco

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di Antonella Fusco

Si legge una sensibilità finissima in queste poesie di Antonella Fusco, sublime e quasi religiosa, aperta ad un universo intuitivo che si lega al sensibile nel profondo dell’esistenza. I versi sono soffici, ritmati da una cadenza interna, con ampie pause, con respiri d’anima. Tutto sembra provenire dallo sguardo: uno sguardo avvolgente, caldo e calmo nel suo dispiegarsi quasi tattile sulle cose, sulla natura, sul creato. C’è nei versi una registrazione intensissima di gesti, segni, emozioni. E se per un verso la poesia si dispiega in un contesto dialogico, rivolta ad un tu, reale e ideale, per l’altro non c’è separazione tra lo sguardo esteriore e quello interiore. Anzi vi è quasi, a tale riguardo, una identificazione.

dalla prefazione di Giorgio Agnisola

Silenzio eloquente

Sguardo

d’anima.

 

Antonella Fusco (Benevento, 1968) docente ordinaria di Lingua e Letteratura italiana presso il Liceo Statale G. Guacci di Benevento. Laureata in Lettere, in Pedagogia e in Scienze Motorie, giornalista pubblicista, è profondamente impegnata nel mondo della scuola, in cui riveste vari incarichi professionali, inerenti in particolare alla didattica e alla ricerca, avendo altresì operato soprattutto nei raccordi tra scuola di secondo grado e università. Si dedica da qualche anno alla poesia, partecipando con successo a significativi premi letterari e rientrando in antologie della poesia italiana presente.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 48

Codice Isbn: 9788885781375


silenzioeloquente Articolo dedicato a Silenzio eloquente per Il Sannio Quotidiano (Ed. cartacea – Sabato 15 agosto 2020).

Comunicato su “Teatri e Culture” in occasione dell’evento dedicato a “Silenzio eloquente

Spazio dedicato a Silenzio Eloquente sul sito Tempi Nuovi (comunicazione, cultura e spiritualità)

Articolo dedicato a Silenzio Eloquente per Il Mattino di Benevento (Ed. cartaceo – Sabato 19 Dicembre 2020).

Al TGR Rai Campania si parla di Silenzio Eloquente per la rubrica “Il Leggilibri” (edizione del 17/02/2021)

Silenzio Eloquente è protagonista dei “Mercoledì culturali in pillole”, appuntamento a cura della Fondazione Gerardino Romano

L’arte di Mario Lanzione e la poesia di Antonella Fusco in Silenzio Eloquente dialogano su “Tempi Nuovi”

Indiscrezioni dal fortilizio di Sergio Carlacchiani

Acquista Indiscrezioni dal fortilizio

di Sergio Carlacchiani

La poesia di Sergio Carlacchiani fugge e riappare, è seducente e inafferrabile come una bella donna effimera che si materializza sui “ sedimenti” della notte. Corre fluida e inesorabile, inarrestabile nel suo fiume – anima di artista. Attesa, eversiva,amata tanto da incidere il marmo freddo della vita fino alle cavità del cuore umano. E’ un artista versatile che dipinge con colpi di luce l’anima umana, ma nello stesso tempo si lascia divorare il cuore fino all’ultima stilla d’amore. I suoi dipinti sono tessuti di poesia, di una tensione che con velocità adamantina di luce dona forma all’oscurità. La sua ricerca di verità è mai paga di sé, ma si dilegua in una vacuità che sale da un lago di luce che dona equilibrio […] I suoi versi chiamano a sé i poeti erranti, per trarre di terra in terra il nettare nel respiro nell’invisibile. La poesia è sua amica fedele, si trova ai margini del pozzo, è stata eletta per la luce. Non c’è spazio per la retorica, ma solo per la spontaneità del cuore che arrossisce innamorato dell’alba al risveglio. Antidogmatico è il suo sentire, ricco della forza leonina e gaudente della cara amica Alda Merini, dello lingua chiara e tagliente di Allen Ginsberg, con il suo malessere che si strugge nell’istante e che dilegua e lentamente muore […]

Dalla quarta di copertina di Filomena Ciaravella

Dal fortilizio

Amici questo voglio dire

nella dimensione del sacro

solo l’anima può evadere vera

un’architettura fragile leggera

costruita su vocaboli saldi

sarà la mia voce rauca magica

portatrice d’umile bellezza

nei vostri luoghi ad incarnarsi

a pellegrinare e sparire in versi.

Nato a Macerata nel 1959, Sergio Carlacchiani (pseudonimi: Karl Esse – Sergio Pitti – sergio e Basta!) è performer, attore, doppiatore, poeta e pittore. Direttore artistico di varie rassegne teatrali si è occupato di poesia lineare, visiva, concreta, sonora e di mail art. Ha pubblicato nel 1979, “Poesie”, per la Collana Poeti D’oggi, Gabrielli Editore, Roma; nel 1983, “Quadri di Parole”, a cura dell’Associazione per le Ricerche sulla Scrittura, Grafi che Cardarelli & Casarola Editore, Monte San Giusto, Macerata; nel 1987, con lo stesso Editore ha pubblicato Quadri di parole 2. Dal 2016, dopoun lungo periodo d’inattività ha ripreso a scrivere. Si è formato come attore, presso la scuola del Minimo Teatro di Macerata. Ha seguito diversi corsi di perfezionamento e specializzazione. Ha conseguito a Roma il diploma d’impostazione e uso della voce e tecnica del doppiaggio cinematografico, sotto la guida del maestro Renato Cortesi. Da molti anni si occupa di porgere la poesia in maniera multimediale e spettacolare. […] Numerose sono le sue mostre personali e collettive di pittura, scultura e poesia, altrettante sono le performances, gli happening e i vernissages realizzati in diverse città italiane ed estere.


Prezzo copertina: euro 14,00 13,30

Pagine: 128

Codice ISBN: 9788885781351


Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per il sito “Gli amanti dei libri” a cura di Nicola Vacca

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per il blog “Zona di disagio” a cura di Donato Di Poce

Intervento dell’Autore a Radio Erre per la rubrica “Buongiorno con il caffè” di Luciana Interlenghi

Note di lettura a cura di Donato Di Poce per Indiscrezioni dal fortilizio

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per la rivista “Frequenze Poetiche” a cura di Filomena Ciavarella

Articolo dedicato all’Autore e alla presentazione di Indiscrezioni dal fortilizio apparso su CronacheMaceratesi.it

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per il blog “Zona di disagio” a cura di Marcello Buttazzo

Umberto Piersanti, Presidente del Centro Mondiale di Poesia Giacomo Leopardi di Recanati, interviene su Indiscrezioni dal fortilizio

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per il blog di poesia “Transiti Poetici”

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio a cura di Cinzia Marulli per “Parola Poesia”

Nota di lettura per Indiscrezioni dal fortilizio a cura di Giulio Maffii per “Atelier”

Nota critica per Indiscrezioni dal fortilizio firmata da Ivano Ciminari e riportata da BMN – Bookshop Magazine News

Un commento per Indiscrezioni dal fortilizio pubblicato sul blog “Limina Mundi” a cura di Adriana Gloria Marigo

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per “Culturelite” a cura di Guglielmo Peralta

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio per “EraOra Notizie” a cura di Roberto Tanoni

Carlo Floris intervista l’artista Sergio Carlacchiani per “L’Autoradio” (Arcipelago Libri), qui la puntata in versione integrale

Recensione di Indiscrezioni dal fortilizio a cura di Domenico Pisana per RTMNews


NOTE DI LETTURA

A Sergio Carlacchiani

di Gianluca Conte

Con tuoni e fuochi d’artificio celesti bisogna parlare a sensi fiacchi e insonnoliti

F.W. Nietzsche, Così parlò Zarathustra.

Tutto è follia in questo mondo fuorché il folleggiare.

Tutto è degno di riso fuorché il ridersi di tutto.

Tutto è vanità fuorché le belle illusioni e le dilettevoli frivolezze.

G. Leopardi, Zibaldone di pensieri.

Il fondo del pozzo è nero

inviso ai più,

così come è nera

la cima più alta,

dove il centurione Marco

perse per sempre

l’Aquila d’oro del padre,

svergognando la Legione.

Sei partito, Sergio, alla ricerca

dell’impossibile reliquia,

la tua voce ha scavato

gli eoni della Terra

i solchi gravi d’un Lemure tremendo,

sei giunto al confine dell’Orsa

sull’orlo dell’onnivoro mondo,

e lì, il tuo corpo ha scelto Euterpe.

D’allora tu canti l’uomo,

il suo Essere di carne e gesso

le sue vette insanguinate

e le mitiche cadute

ove il pozzo è sempre nero;

eppure alluma, lì sul fondo,

la tua gravida parola

di tuono e incenso.

E mille piani e mille ancora

rifulgono dal culmine del Vuoto

– vedi, amico mio? –

non c’è freno all’orrore

d’un uomo gelido

che ha visto l’acqua

diventare fuoco e bruciare

i simili nei fossi e nelle vore.

Ti chiedo, allora: non smettere di andare

oltre l’uomo, oltre il limite

di questi cuori pavidi e convessi,

che mutilano istanti e dominano voglie.

La tua voce, Sergio, è parola di vento

che purifica i miasmi del mondano,

è tempra siderale che rinnova

i nostri canti di ventura.

Gianluca Conte

Caro Sergio,

non ci crederai ma soltanto adesso (dopo un mese dal tuo invio) ho potuto dedicarmi alla lettura del tuo “Indiscrezioni dal fortilizio”.

E ti dirò che per corposità, per articolazione e per consistenza questa tua raccolta è in buona sostanza paragonabile ad “un mezzo di trasporto”, poichè l’insieme dei versi conduce il lettore per ogni dove, e in particolar modo in quei luoghi dove protagonista è l’anima che, nel tuo caso particolare, si va a confrontare con tutti gli accadimenti, interiori ed esteriori, che vanno a riguardare il tuo vissuto, che in certi determinati spaccati è anche il nostro. Chi ti legge non può stare tranquillo, viene continuamente sollecitato a rivolgere l’attenzione verso i testi “visivi” che saltuariamente s’incontrano, verso i tuoi dipinti realizzati con tecniche diverse, e verso la sequenza dei testi che, per ciò che raccontano, non ammettono distrazione. Insomma, ne ho apprezzato l’architettura e quella che ab origine sarà stata l’ideazione di tale volume, in cui il dettato espressivo si sviluppa ragionevolmente in una situazione di convivenza tra il pensiero di vita e il pensiero di morte. Vi ho trovato una sicura testimonianza del tuo e del nostro tempo, come ho annotato qua e là sparsi segmenti d’ironia o di divertissement nel linguaggio (eccezionale quel ready vivo), non mancano accenni velati o espliciti al grosso riguardo che nutri nei confronti della poesia, come da cogliere sono le tue frequenti indicazioni a dover creare occasioni d’amore, affinché il nostro scenario sia costituito da “un tempo incantato”.

Questo mi è rimasto dalla lettura, ed ho voluto dirtelo. Ti ringrazio ancora e ti porgo un caro abbraccio per un buon lavoro ed una buona vita

Nicola Romano

Carlacchiani è un poeta che nella poesia vede la totalità dell’esistere,

infatti è un poeta che recita ma dove la figura dell’attore e quella del poeta sono totalmente compenetrati. Dipinge, fa delle performances, c’è in lui un modo di afferrare la realtà con tutto se stesso con tutte le possibilità che vengono usate dall’ arte e dalla tecnica. Nel complesso della vita ciò che lo affascina di più è l’arte e la poesia, la poesia intesa come il complesso di tutto ciò che è bello che ci fa tremare, ci fa sognare, ci fa guardare. Il suo è un verso che scorre come un fiume come un torrente che non vuole punti, punteggiature, soste, proprio perché è una pienezza delle cose che tende a toccare l’indicibile, sia quando si presenta sotto i colori più cupi e ancora di più quando si presenta per alcuni tratti con colori luminosi. In particolare, quello che io ritengo le parti più riuscite sono quelle della memoria, c’è una poesia, a pagina 57, dove lui ricorda tutto dell’infanzia: i pantaloni corti d’inverno, la spuma, il chinotto, l’aranciata… la spuma l’ho bevuta tante volte anch’io… i ramarri, le cerbottane, le fionde, che sono tutti gli strumenti dei giochi della mia generazione e anche quelle un po’ dopo, Carlacchiani è molto più giovane.  In questo senso totale della vita e in questo cercare di afferrarla, di prenderla, di percepirla, mi sembra che le pagine dei ricordi siano le più lievi, nel senso più leggere, più luminose e quindi a mio parere, le più riuscite.

Umberto Piersanti

Lì un Tempo Fioriva il mio Cuore di Filippo D’Eliso

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di Filippo D’Eliso

Poesia. Amore viscerale espresso nell’età dell’innocenza. Recitata, declamata tra i banchi di scuola. Sulle mani, solchi musicali, consumati a quattro anni con corde di chitarra rosso fuoco prometeico. Percezione della bellezza. Ascoltare, ascoltarsi. Suoni e assonanze, rime dell’infanzia. Appoggiare la parola. I modi alternati. Sentir nascere in sé il desiderio, la voglia, l’iniziazione all’estetica, al senso etico del mondo. Nessuna morale, atto primigenio ancestrale, espressione del racconto, dell’affabulazione, del godere la creazione universale. Cielo e terra fusi. Non è dato conoscere per chi o per cosa. Presenza ed esistenza, estatica la vita scorre piena e assume densità consistente. Maturità precoce si potrebbe dire, ma non senza lo svantaggio dell’inseguimento. Col fiato addosso non conviene girarsi a guardare. Si rischia il panta rei. Liquefa il mondo sin dagli albori. Incandescente l’attesa a raffreddarsi. Si svuotano gli spazi. Si cercano adattamenti, complementi, supplementi. Sommatorie d’angoli. Geometrie degli asintoti. Polifonie. Sintonie. Sinfonie. Tutto risuona. Da soli non si va da nessuna parte. Questo è certo. La certezza racchiude l’intera probabilità. La probabilità è indeterminazione. Coesistenza di opposti e intermediazione.

Dall’Introduzione dell’autore

Coscienza

Cosa potrei raccontare

a me stesso se non potessi sentire

più il tormento?

Questo brusio di foglie

che fanno ombra alla luce del sole

tramontata svanisce a poco a poco.

Non vedo più dove si perdono

le urla: certo non oltre l’azzurro.

E voi, impavide nubi

perché il vostro silenzio

è così mortale? Possano

le vostre acque bagnarmi l’anima

deserta.

Non rimane che la fioca luce

di uno sguardo tra monti e distese,

lì un tempo fioriva il mio cuore.

 […] Dalla quarta di copertina

Filippo D’Eliso è nato a Baragiano (Potenza) nel 1964 e vive nel casertano. É compositore esperto degli aspetti interdisciplinari della Composizione Musicale in Ambiente Informatico. Diplomato in Musica Corale e Direzione di Coro, Composizione e Musica Elettronica, si specializza in Musica e Spettacolo. Elabora musica della tradizione per il teatro. Opera con consulenze e assistenze musicali, ed elabora orchestrazioni, arrangiamenti, digitalizzazioni, programmazioni al computer e composizioni originali per importanti realizzazioni discografiche e cinematografiche. Svolge attività di ricerca.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 58

Codice ISBN: 9788885781344


Sergio Carlacchiani legge ed interpreta alcuni versi tratti da Lì un tempo fioriva il mio cuore

di Lì un tempo fioriva il mio cuore a cura di Francesco Improta per la rivista Prisma

Una lettera per Lì un tempo fioriva il mio cuore a cura di Mariano Lizzadro pubblicata sul blog di poesia Transiti Poetici

Recensione di Lì un tempo fioriva il mio cuore a cura di Marisa Papa Ruggiero per Limina Mundi

Recensione di Lì un tempo fioriva il mio cuore per il blog “Transiti Poetici”

Recensione di Lì un tempo fioriva il mio cuore per il blog di Salvatore Sblando “La rosa in più”

Lì un tempo fioriva il mio cuore appare tra i consigli di lettura di Ilaria Palomba

La Voce Sognante di Lavinia Frati

Acquista La Voce Sognante

di Lavinia Frati

[…] Fatta questa premessa, ritengo di poter affermare con una certa sicurezza che la Frati sia una poetessa neo-lirica, che si contraddistingue per l’icasticità di alcune immagini e per l’epigrammicità, peraltro legittima considerando i componimenti aforistici dell’ultimo Montale e di Caproni ma anche di alcuni esponenti della linea lombarda come Nelo Risi e Luciano Erba. Alcune sue clausole sapienziali – ad esempio “Ipotesi”, “I ricordi”, “Il libertino”, “Anima in travaglio”, “Ricucitura” – si rifanno alla tradizione dell’ultimo novecento italiano. Sono in perfetta linea con la brevitas di alcuni grandi poeti contemporanei. È una poesia, al tempo stesso ragionativa ed evocativa, generata da una tensione gnoseologica, da una urgenza di verità. La carica evocativa delle liriche è data dall’analogismo, soprattutto nella prima parte. Più rare invece le similitudini, nonostante la sua razionalità vigile. Lo scarso impiego di deissi sta a significare la ricerca dell’oggettività o quantomeno di un discorso universale che valga per tutti.

dalla prefazione di Davide Morelli

Tasseomanzia

Testandosi dal torpore della vita,

interrogava il fondo delle foglie

girando la tazzina in senso orario

e ogni volta compariva quell’uccello

a indicare che la buona sorte

cercava lei, che era già lontana

il volto abituato alla speranza

svuotava negli occhi la tristezza

di un tempo che era già stato

e ora si presentava a reclamare

un saluto per essere tornato

un saluto per quando se ne andrà.

I testi di Lavinia Frati sono apparsi su riviste poetiche (Poeti e Poesia), su antologie poetiche (IPoet; Il segreto delle fragole; Enciclopedia contemporanea Mario Luzi). Ha pubblicato nell’anno 2019 la sua prima opera poetica “Anidramnios – Canto a due voci” con la casa editrice Controluna.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 48

Codice ISBN: 9788885781313


Recensione de La Voce Sognante sul blog di poesia Transiti Poetici

Recensione de La Voce Sognante per “Carte Sensibili” a cura di Paolo Gera