Come pagina bianca di Alberta Tummolo

Acquista Come pagina bianca

di Alberta Tummolo

Notizie bibliografiche:

Nasce da un’urgenza espressiva, questa raccolta di poesie di Alberta Tummolo, e lo si avverte dal timbro energetico della voce che sempre, anche quando risulta più intimo, ci appella in prima persona. Il titolo, Come pagina bianca, è già di per sé un’enunciazione di intenti: pagina bianca nel senso di opportunità, di possibilità di iscrivere nuovi segni, di immettere nuove energie e conoscenze, di aprirsi al nuovo.

Lo dimostrano in forma esemplare le tre sezioni in cui si articola la raccolta: Non è un vuoto, Rifiuti, Minuscoli dialoghi, proprio perché, al di là delle diverse scelte contenutistiche ed espressive, ciò che le unisce è la vocazione – attualmente così poco coltivata – all’attenzione e all’ascolto, vera premessa del cambiamento.

Non è un caso che la costellazione di immagini prevalente nella prima sezione si disponga intorno al cambiamento nelle sue molteplici accezioni: lo scompaginamento di vecchi equilibri, il desiderio di utilizzare vecchi tasselli per costruire nuovi mosaici, il movimento delle nuvole, la perpetua espansione dell’universo, la navigazione in mare aperto, il viaggio, l’apertura di nuovi percorsi. […]

dalla prefazione di Maria Vittoria Vittori

***

Pagina bianca

Un’attesa,

incompiuto

gesto d’amore,

amore lontano

che echeggia

Bianca leggerezza

imperturbabile

tutto accogli

come madre

e quest’inchiostro

d’immagini care

filo narrante
cui aggrapparsi

naufraghi
nel mare in tempesta

per tornare
a prendere il largo

Alberta Tummolo nasce a Colleferro (Roma) nel 1961, dove vive e lavora come insegnante di Lettere. Nel 2007 pubblica la silloge poetica Immersioni presso Aletti Editore, segue nel 2013 la seconda silloge poetica Di ago e di filo per Giulio Perrone Editore, collana L’Erudita. Tra il 2016 e il 2018 è ideatrice e curatrice di diverse mostre d’arte: Immersioni tra poesia e fotografia (presso Rifugi antiaerei di Colleferro – Roma); Viaggi tra poesia e fotografia (presso Museo del treno – Colonna – Roma); Scatti di – versi. Multiculturalità e diversità (presso Sala Konver Colleferro – Roma e Serrone – Frosinone).


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 68

Codice ISBN: 9788885781559

Rebecca di Gerardo Aluigi

Acquista Rebecca

di Gerardo Aluigi

Notizie bibliografiche:

Rebecca è una raccolta di poesie che custodisce la luce misteriosa dell’alba dopo la lunga notte. L’autore fa fluttuare la parola assoluta e naturale tra sogni e realtà creando un prezioso zigzag tra il tempo perduto, i ricordi e le magiche certezze irraggiungibili. Gerardo Aluigi lega a un unico filo sia lo strazio dell’esperienza dell’assenza e della solitudine, sia la bellezza della vita abbandonandosi ai bisbigli della felicità passata e vissuta in cui torna l’amore che resta l’unico cardine per orientare il futuro.

***

Il batticuore non rallenta l’ansia

il gioco del destino

il piacere del giorno e della notte

la necessità di non annegare

pregando il fulmine che non colpisca.

Gerardo Aluigi è nato nel 1950 e vive a Pagani (SA). Appassionato di poesia ha pubblicato nel 2008 la raccolta Gli argini del silenzio – LietoColle e nel 2015 Nudi, come il dolore – Guida Edizioni. È presente in alcune antologie poetiche nazionali. I suoi testi partono da una profonda ferita, così come lui stesso ama ribadire.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 52

Codice ISBN: 9788885781566


Una nota di Margherite Doubois su Rebecca per “Transiti Poetici”

Anche l’ultimo argonauta se n’è andato di Carlo Francescantonio

Acquista Anche l’ultimo argonauta se n’è andato

di Carlo Francescantonio

Notizie bibliografiche:

Carlo di Francescantonio pare odiare i poeti e forse pure la poesia. Ma non solo. Sembra quasi che l’autore ce l’abbia un po’ con tutto quel mondo patinato che primeggia ovunque e spesse volte anche senza alcuna merito­crazia. Ma di France­scantonio usa proprio il mezzo poetico per esprimere il suo di­sagio, dunque si può parlare di un odio che viene dal vero amore per la poesia così come per la vita (o per l’utopia di una vita). E così la poesia di­venta anti-poesia, quasi priva di liri­smo, composta invece di una lucida invettiva, a volte, come anche di un sottile sarcasmo. Il ritmo martellante e perentorio permea il discorso piano e non ha nessun pietismo nel dimo­strarsi nudo e crudo nel suo appa­rente distacco. […]

dall’introduzione di Antonio Bux

[…] Ma in questo Argonauta la presenza pasoli­niana non è sacralizzata, per quanto laicamente, come accade in casi simili. Pasolini è infatti una spe­cie di involontario eroe eponimo di una pratica poetica all’in­segna dell’indignazione. In un’altra poesia, Una barca che fa acqua (da tutte le parti), a un certo punto si evoca una scritta vista lungo una strada. Nel lungo e accidentato percorso che ha portato finalmente questo Argonauta al suo porto, è caduta tra le altre anche un’altra poe­sia in cui si evocava una scritta mu­rale; si in­titolava Articolo n. 2 e recitava fulminea: «ricordo un muro sici­liano / diceva chi butta spaz­zatura qui amorirri». Po­tremmo in­somma parlare per di Fran­cescantonio di una vera e propria poetica della scritta murale, che è però anche, pari pari, una poetica dell’invettiva (e infatti Una barca che fa acqua procede esemplarmente così: «ad ogni viaggio mi dico / dovrei fotografare l’invettiva / alla fine non è altro che una bellissima poesia») e che rea­lizza quindi in questo senso il portato pasoli­niano, più o meno conscio (non importa) di questi versi. Invet­tiva e linguaggio prosaico che ri­conducono all’ultima stagione di Pasolini, quella di Trasumanar e organiz­zar (che di France­scantonio, a sentire quello che ci dice, non ha letto: ma, di nuovo, non importa, perché il pasoli­nismo or­mai esiste anche a prescindere dai suoi testi), condotta in parte sugli stessi ber­sagli (la società contem­poranea, la poli­tica, per­sino quella spe­cie di secondaria “muta­zione antropolo­gica” che sono stati gli anni Ottanta…), in parte su bersagli di­versi (soprattutto i poeti, vero e proprio oggetto di ossessione di questa raccolta). […]

dalla postfazione di Marco Berisso

e quel che resta dell’Occidente

sembra dire: prego fate pure

Carlo di Francescantonio (Santa Margherita Ligure, 1976), collabora con il Festival della Parola di Chiavari e si occupa di poesia sul blog «Letteratitudine». Ha pubblicato tre romanzi e otto raccolte di poesia. Tra queste, Memorabilia. Poesie 2000-2015, con la prefazione di Alessandro Fo,e Uomini in fiamme, scritto con Mirko Servetti. Ha partecipato al disco di poesia e musica elettronica Poème électronique. 2016/2020, nato dall’omonima rassegna letteraria.È presente nelle antologie Umana, troppo umana. Poesie per Marilyn Monroe (Nino Aragno 2016) e Voci dall’esilio (Circolo Letterario Banchina 2020) nelle riviste «Atelier Poesia», «Banchina», «Mirino», «Satisfiction», «Fluire» e all’interno della collana «Poeti e Poesia» a cura di Elio Pecora.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 64

Codice ISBN: 9788885781535


Recensione di Anche l’ultimo argonauta se n’è andato su “Letteratitudine News” a cura di Helena Molinari

Segnalazione di Anche l’ultimo argonauta se n’è andato su “Levante News”

Estratto di Anche l’ultimo argonauta se n’è andato su “L’Altrove”


Nota di lettura di Anna Grazia D’Oria sulla rivista N. 324 (luglio- agosto 2021) de L’ immaginazione – Manni Editore dedicata a Anche l’ultimo argonauta se n’è andato

Si legge tutto piacevolmente: discutere di ciò che ci circonda in versi, con razionali lagnanze e anche indignazione non velata; ricordare l’infanzia, il passato in generale…. Ma è in “I poeti” tutto il senso della raccolta: un diario del proprio bisogno di scrivere e leggere libri, del percorso nel perimetro letterario, dell’illusione che diventa, per gradi, disillusione. L’ultima poesia è fondamentale nella sua adesione convinta e sicura alla realtà: la ricetta in versi della torta di mele di nonna Vanda.

Sciàmiti di Pasquale Lombardi

Acquista Sciàmiti

di Pasquale Lombardi

Notizie bibliografiche:

Caro Pasquale,
nella tua raccolta poetica, dal titolo misterioso Sciàmiti, il linguaggio allusivo fa trasparire un fermento nuovo per la vita che verrà. Questa lieve orditura di parole semplici traccia percorsi complessi, intrecci di esperienze vissute o evocate, da cui emerge un interrogativo: Ci sarà un tempo innocente / al di là della prossima svoltata? Sento una vibrazione nella tua scrittura, una tensione verso l’espressione essenziale e rigorosa, che esprime l’ansia di un cam- biamento mediante il risveglio della coscienza. Vivi intensamente ciò che ti coinvolge qui e ora, anche mentre rievochi le voci del passato o immagini il futuro. Come nelle frasi della madre, nei versi c’è la percezione forte del presente (… “quando si aggiustano le cose” / diceva mia Madre / così all’indicativo presente. / Non aveva altri tempi da coniugare / non li voleva sprecare).

dalla prefazione di Vanna Corvese

Un’idea

La casa degli orditi e delle trame

delle sottili vibrazioni che sbocciano per simpatia

e se ne stavano ancora zitte le usanze

della mattinata

là intorno

svariati cominciamenti

colpi secchi schianti sfumati via quasi nel nulla

la tessitura è un’arte molto antica

C’è gente all’aria aperta una domenica

pomeriggio sull’isola grande jatte.

Pasquale Lombardi è nato ad ARPAISE (BN) nel 1935. Luogo di affetti e di esperienze, Arpaise rimane per sempre nella sua memoria. Nemmeno gli impegni della vita adulta lo distoglieranno da un riferimento così necessario. Gli interessi letterari, una scoperta degli anni maturi, saranno costantemente alimentati dalle suggestioni di quel luogo. Pubblicazioni di poesia: Più tardi (self publishing, 2013); Da…per (Brignoli Edizioni, 2016); L’Esigua Signoria (La Vita Felice, 2017). Per la narrativa: Il sole e la luna (Brignoli Edizioni 2015). Suoi e-book foto-poetici: Dell’accadere; Fiori di Bach.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 52

Codice ISBN: 9788885781542


 

La ricerca di un senso

di Fabio Dainotti (recensione de Il lato oscuro delle cose di Raffaele Urraro, RP edizioni, 2019)

“Non si volge chi a stella è fisso”, diceva Leonardo. E Sereni intitolava Stella variabile una sua raccolta, e a quella stella chiedeva aiuto nel cammino sulle strade della poesia. C’è una stella anche nel destino e nella poesia di Raffaele Urraro; molte le occorrenze del termine, ad esempio a pag. 18, dove la stellina lo aiuta a fuggire dalla notte, ad evitare che le ombre esterne, nelle “strade oscure”, si saldino a quelle interne.

Anche Raffaele Urraro ha una sua stella cometa che lo guida a porto sicuro. Ma qual è la stella cui si rivolge appassionatamente il poeta? Quella forse che gli indica il senso delle cose; nella Nota il poeta confessa: “Il sorriso lo cerco fondamentalmente nelle stelle”. Nel risvolto di copertina leggiamo: “Il senso più profondo che io attribuisco al fare poetico: scoprire il vero significato delle cose, che spesso però un senso non ce l’hanno. E allora ci accontentiamo di scoprire quello che ci appare come tale, altrimenti vivere in un universo senza senso ci porterebbe diritti alla depressione”. Cerca dunque “il senso della vita”, come leggiamo in una sua poesia. E lo fa rivolgendosi, come Baudelaire (che è anche il dedicatario di una poesia), al lettore e chiamandolo “mio simile, mio fratello”, in un atteggiamento dialogante che esige spesso il “tu”. La conclusione però affidata all’ultima poesia della raccolta è pessimistica: “nessuno può dire/ di essere penetrato/nelle oscure profondità/delle cose della vita”.

E bisogna avere “l’orgoglio di essere vissuti”, dice il poeta con un suo fare gnomico e sentenzioso.

Nella poesia eponima, il poeta ceca di scoprire la lingua “arcana della natura” e si chiede nell’explicit: “Ma conosceremo un giorno/ il lato oscuro delle cose?”. In La fine della stella, assistiamo a una stella ingoiata da un buco nero, come il chicco di caffè nel macinino di un poeta dialettale romanesco. “E noi siamo fatti della stessa sostanza delle stelle”. Nel corpo della lirica appare una stellina “dallo sguardo innocente”, che ha un aspetto umano. Aspetto e atteggiamento antropomorfo, in una natura umanizzata, anche nella luna che sembra aspettare una stella, nella stella cometa che indica il cammino, al mondo che lo ha smarrito, agitando caninamente la coda.

Importante il tema della caduta: il destino di morte che tutti ci accomuna. Lo stesso tema riappare nell’abisso della notte, di cui non si riesce a scorgere il fondo, nell’horror vacui in Affacciato sull’abisso della notte, in cui ritornano ad affermare la loro presenza l’ombra inquietante e il niente; ma anche in Il dramma della clessidra, che è un imbuto raddoppiato, dove “scendono i granelli del tempo”, che altrove  “pigiando si affollano all’uscita” (l’exitus); e cadono le stelle. Anche la farfalla avvicinandosi alla fiamma cade nel “vuoto”( la farfalla, che appare anche nella variante della falena ha evidentemente un valore simbolico. In Montale è indizio rivelatore di un più profondo livello di significato). Cade la penna dentro il guado ( forse il verso ricalca un’annotazione virgiliana: cecidere manus, o il verso di Manzoni). È un po’ la paura dello iato, della terra che si apre sotto i piedi, del crollo del mondo, che ossessionava Lucrezio, e che il latinista Urraro non può non tener presente.

Nella lirica successiva compaiono tre negazioni, si può parlare di fenomenologia del negativo perché “alla fine della strada” (come recita il tiolo), “non c’è nessuno, nemmeno un gatto”; e si parla di “casa del nulla”,  in cui l’io lirico è calato dal suo “angelo dai piedi screpolati”, che non sa neppure indicare “la strada dove abitano i sogni” .

Una dichiarazione di poetica è contenuta nel ladro di stelle che ruba le stelle, per lasciarle ai lettori, a tutti, e dar  loro un po’ d luce , nel “mare della notte”, perché la poesia è per tutti e la parola ha un “magico potere”, crea mondi alternativi mediante un “pensiero virtuale più vero/di un pensiero reale” e con l’ausilio di un terzo occhio…. Molti sono i lemmi che partengono a un linguaggio filosofico: ad esempio“nientifica”: e alcune brughiere metropolitane richiamano alla mente il concetto di deiezione. La sua poetica è affidata eminentemente alla lirica Da dove arriva la poesia, che arriva dai drammi della storia e dalle spinte del cuore ed è conforto ai mali; quindi dalla natura ma anche dalla storia. Ma elementi della sua poetica è possibile desumerli qua e là all’interno di varie composizioni. Una poesia la sua che non si chiude nella turris eburnea, e nella prigionia del bello stile, ma si apre all’esterno. Del resto il poeta è quello che viaggia, promeneur solitaire, in “solitudine” (ça va sans dire) nelle notti, tra gli “spasmi dell’anima”, quindi tra il rovelli esistenziali, ma il suo cammino è “vertiginoso” (l’aggettivo si conquista la gloria di occupare da solo un intero verso). Con l’ambizione ungarettiana di scavare nelle profondità delle parole, che sono “enigmi” (ma meglio se non troppo “contorti”) da svelare; che devono avere una “stupenda melodia”; e devono avere una loro necessità , e quasi sacralità (non bisogna “mai nominare una parola invano”); nello stesso tempo è necessario legare il significato al significante evitando accostamenti arbitrari, per non scadere nel puro gioco dei significanti e delle analogie.

L’autore rivela nella Nota anche un altro aspetto: “Di notte mi abbandono alle elucubrazioni del pensiero[…]spesso vengo aggredito dal buio che mi spinge in vertiginose immaginazioni”; “il pensiero mi profonda nelle nere vertigini della notte”, dirà  in una poesia.. Di notte dunque emerge il lato oscuro.

Ma la notte è anche la parte del giorno preferita da chi dice io, che addirittura sogna di sfiorarla con le dita. La notte che le cose ci nasconde è il “grembo” protettivo e  materno per chi è incapace a vivere (pure “c’è la vita da vivere”) e ama le atmosfere crepuscolari rivelando una personalità poetica umbratile. E prova uno sgomento che “agghiaccia e fa paura”; perché il mondo fa paura.  Anche la luna trova requie “tra il silenzio delle ombre della notte”.

Appassionato cultore di filosofia il Nostro si rivela in molti componimenti: esistenzialistica è la concezione, che traspare in alcuni versi, per cui la vita è un segmento di luce tra le tenebre; per cui il poeta è parlato dal linguaggio, la frase “abitare il silenzio”, che costituisce il titolo  di una lirica, e l’espressione  “la casa dell’essere”, che  si trova nell’ultima lirica, quella che sta sulla soglia, iscrivono d’autorità l’autore tra i lettori di  Heidegger.

Il lessico comprende dialettalismi ma ci sono anche arcaismi, parole ricercate o desuete, latinismi accanto a parole della lingua di ogni giorno, che  creano un singolare impasto linguistico.

Si incontrano metafore cui vengono attribuiti significati letterali, spostandole sul piano della realtà, procedimento di tipo surrealista.

Un bell’esempio di Ring- komposition in Oscuramente come ombra leggera.

Non manca il gusto per l’antitesi: “un punto nero sulla pagina bianca”.

Echi montaliani si riscontrano nelle “sillabe contorte” e nel filo che si sgomitola”;

tessere dannunziane: infrange le mie parole nella sera, impaura (termine dannunziano); echi tassiani in un verso “Dorme la falena e sembra morta”, che sembra ribaltare il celebre “Passa la bella donna e par che dorma”. Ma si veda la composizione dedicata a G. Leopardi (l’autore è un leopardista; e nelle liriche appare l’infinito, il lontano e indefinito, “l’orizzonte lontano che confonde”, il desiderio che il piacere sia infinito; e da qualche parte nel libro fa il verso al grande Recanatese, quando alla luna non chiede neppure: “Che fai?”; e altrove discetta sulla “noia”.

Un libro importante, dunque, che consente una lettura a più livelli, perché il poeta è per tutti e perché “la poesia, come dice Urraro citando Leopardi nel risvolto, può aggiungere un filo alla trama brevissima della nostra vita”.

Sogno di un fuoco di Dario Alessio

Acquista Sogno di un fuoco

di Dario Alessio

Notizie bibliografiche:

Sogno di un fuoco di Dario Alessio è composto da tre sezioni: Forno; fuoco costrutto – Fiamma; fuoco puro – Brace; fuoco sopito che fanno da contenitore di tutto l’impianto emotivo e letterario del volume. Al centro della poetica del giovane autore romano c’è la volontà di comprendere e afferrare il flusso dell’esistenza accendendo la fiamma del pathos delle emozioni e seguendo il ritmo della memoria. È un atto di creazione impegnativo e complesso che aderisce all’evoluzione metrica della lingua e alla storia dell’uomo contemporaneo: Alessio, infatti, si misura con la bellezza della poesia dei Maestri e, soprattutto, di Dino Campana mostrando di essere padrone degli strumenti del mestiere. L’interrogazione è la preziosa guida per la confessione delle leggi del mondo le cui risposte si aggirano su più piani interpretativi e visionari in cui la poesia mette a fuoco la vita (Davide Rondoni) tra attriti e sorprese.

Redazione RPlibri

***

Un ultimo sguardo

alle finzioni
del mondo
che sfumano.

Lascio
per sempre
le cose
al loro posto.

Cedo il passo
alla carne marchiata
all’anima che brucia
alle ceneri del cuore.

E sogno di un fuoco
che mi battezzi
mi devasti
sovrasti.

È solo agli occhi
di chi arde davvero
che nelle notti eterne si disvela
l’alfabeto delle stelle danzanti.

Dario Alessio nasce a Roma nel 1999.

Appassionato di cinema, decide di frequentare l’Istituto Cinematografico “Roberto Rossellini”.

Durante gli studi, sviluppa un profondo interesse per la letteratura.

Pubblica Le viole recise (Il Sextante) nel 2019 con la prefazione di Matteo Tuveri e le illustrazioni di Sara Rogani.


Prezzo copertina: euro 12.00 11,40

Pagine: 92

Codice ISBN: 9788885781467


Recensione di Sogno di un fuoco su “Transiti Poetici”

L’Ipnosimetro di Antonio Bux

Acquista L’ipnosimetro

di Antonio Bux

Notizie bibliografiche:

Nella già vasta produzione del poeta foggiano Antonio Bux, L’ipnosimetro originariamente si poneva come un corpus unico che formasse un’opera dalla mole gigantesca di oltre quattrocento pagine. Data l’impossibilità di pubblicazione di un testo così imponente, l’autore ha preferito scorporare le cinque parti del libro in altrettante pubblicazioni a sé stanti. Questa qui proposta è la quarta e penultima parte, e s’intitola così com’era in origine il progetto nella mente dell’autore. La peculiarità principale della poesia di Bux è l’ossessione verso forme e stilemi ricorrenti, quasi a creare una situazione poematica dove il poeta si trova a lottare soprattutto contro se stesso, e lo fa utilizzando un grumo di parole specifiche e “neutrali” (solo per citarne alcune: cielo, Dio, mare, vento, alberi, tempo), che si rincorrono ossessivamente fino a dissolvere il proprio significato originario, nella speranza di rinnovare la parola basando sul ritmo e sui rimandi interiori questa estenuante cantilena di sguardi e di suoni. […]

dalla nota redazionale

Il saldo è l’ultima luna o pagare le viscere
ai vermi sopra la terra

oppure invecchiare
il sogno contro natura felici senza un vascello

che sappia dove la morte
fa acqua, dove fa fuoco quando ritorna nel grembo

sottile di chi non è stato
o di chi solo ha vissuto felice e non vuole più avere risposte

Antonio Bux (Foggia, 1982) ha pubblicato, tra l’altro, Trilogia dello zero (Marco Saya 2012; rosa premio Montano, vincitore premio Minturnae), Kevlar (Società Editrice Fiorentina 2015; premio Alinari), Naturario (Di Felice 2016; rosa premio Viareggio), Sativi (Marco Saya 2017; selezione premio Città di Como) Sasso, carta e forbici (Avagliano 2018; premio Alfonso Malinconico) e il recente La diga ombra (Nottetempo 2020). In spagnolo ha pubblicato 23 – fragmentos de alguien (Buenos Aires 2014), El hombre comido (Buenos Aires 2015), Saga familiar de un lobo estepario (Toledo 2018) e in vernacolo foggiano la silloge Lattèssanghe (Le Mezzelane 2018; selezione premio Città di Ischitella – Pietro Giannone). Nel 2014 gli è stato conferito a Firenze il premio Iris. Come traduttore ha curato i volumi Finestre su nessuna parte (Gattomerlino Superstripes 2015) di Javier Vicedo Alós, Bernat Metge (Joker 2020) di Lucas Margarit e Contro la Spagna e altri poemi non d’amore (Nessuno editore 2020) di Leopoldo María Panero. Ha fondato e dirige il blog Disgrafie e alcune collane per le Marco Saya Edizioni e per l’editrice RPlibri.


Prezzo copertina: euro 12.00 11,40

Pagine: 80

Codice ISBN: 9788885781450


Una lettera per Antonio Bux dedicata a L’Ipnosimetro:

Ciao Antonio, il tuo libro mi è arrivato molto prima del previsto e l’ho già letto. Sono contento perché mi è piaciuto molto. La tua è una lingua che fa sentire la propria voce, che si fa forte presenza per poi poter meglio sparire e risolversi/dissolversi in se stessa. Leggendoti ho ripensato molto alla dépense di Bataille (dispendio e depensamento di beniana immemoria). Le parole si consumano nelle immagini e le immagini nelle parole. Il tuo linguaggio è una forgia in cui i concetti vengono continuamente riplasmati, un flusso ipnagogico-mentale, come anche una lotta della poesia con se stessa come Giacobbe con l’angelo. È altresì una ricerca sul sonno / sogno delle parole, ma non in senso onirico o surrealistico, più una specie di dormiveglia delle parole laddove il significante è ancora aperto alla ferita del significato, del ‘semanein’, del significare.In definitiva il testo è quasi un pre-testo per aprire le parole all’alterità di cui sono fatte. Davvero tanti, tanti complimenti.

Roberto Nespola

Alta Stagione di Fabrizio Cavallaro

Acquista Alta stagione

di Fabrizio Cavallaro

Notizie bibliografiche:

[…] Queste poesie di Cavallaro, in effetti, portano l’angoscia che la nostra epoca non riesce a sopportare, nonostante lo strillo ipnotico delle magnifiche sorti e progressive con cui alcuni continuano a molestare chi vorrebbe solamente riposare. […] Che strano però: per quanto, con fierezza e insania, l’umanità̀ si sia impegnata a riporre le proprie e benevoli divinità̀, eccole che esse fanno di nuovo capolino: tuttora imprevedibili e capricciose, sempre mute e schermate da fosche nebbie. Sono sconfortate come Ovidio a Tomi, ma gentili e pacate, venute ad ammirare quel pianeta che una volta era stato il loro allegro playground. Esigono ancora qualche pegno, ci mancherebbe, ma non più sacrifici di bestie o imprese spaventevoli; per placar- si gradiscono l’«affitto o un sandalo». E, si sa, per chi paga poco la messa è breve: e così il devoto dovrà̀ pure lui accontentarsi d’un «amore tutto di gesti, / unico premio d’alta stagione». […]

dalla prefazione di Gandolfo Cascio

C’è un tempo da vivere
e un tempo per guardare,
col volto ritorto all’indietro
come marionette
ciò che nel viverlo si sciorina
come polline nel vento del deserto.
È un tempo aperto e lieve, gioco
che dispensa manovre e cantilene
ce ne avvediamo dopo giorni o anni,
e ore consumate osservandoci mute.

Avremmo potuto impiegarlo al meglio,

ma è solo il timore che poco altro
sia da interpretare, rivivendolo
in verità̀, è più̀ tenero e insano
cauto e periglioso, attento e svogliato

studiarne le mosse, dopo un secolo
o un attimo, quando il respiro s’allenta
e il tutto appare un nodo luminoso e vivo.

Fabrizio Cavallaro, nato a Catania nel 1967. Dove vive. Laureato in Scienze Politiche, ha fatto studi di musica e teatro. Lavora come impiegato. Si occupa principalmente di scrittura poetica e teatrale e di fotografia. Ha fatto diverse esposizioni fotografiche in varie parti d’Italia.

Ha pubblicato alcune raccolte di versi, tra cui Latin lover (Prova d’autore, 2002 – prefazione di Attilio Lolini); Poesie d’amore per Clark Kent (LietoColle, 2004). Dopo 12 anni circa di silenzio editoria- le, ha pubblicato L’assedio (Edizioni Novecento, 2016); Sala d’aspetto (Eretica, 2017); Di seconda virtù (Interno Poesia, 2017 – prefazione di Gandolfo Cascio); In- discrezioni (plaquette d’arte – Gaele Edi- zioni, 2018); Estività (Ensemble edizioni, 2018); In febbre e sudori (A&B editore, 2019), 𝐹𝑖𝑔𝑢𝑟𝑒 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑒𝑛𝑒 (LietoColle, 2020)

 È autore anche di testi teatrali, tra cui Salomè (A&B Editore – con note di Renzo Paris e Francesco Scarabicchi). È curato- re, dei volumi antologici: L’arcano fascino dell’amore tradito – tributo a Dario Bellezza (Giulio Perrone Editore, 2006) e Umana, troppo umana – poesie per Marilyn Monroe (Aragno, 2017) insieme ad Alessandro Fo – Nel 2018 ha curato, insieme a Gandolfo Ca- scio, l’omaggio a Sandro Penna Dieci cento mille Sandro Penna – Florilegio per un poeta (Edizioni Forme libere).


Prezzo copertina: euro 12.00 11,40

Pagine: 84

Codice ISBN: 9788885781443


Recensione di Alta stagione per il blog “Queerographies”, a cura di Gian Pietro Leonardi

Paglia di Grano di Alfonso Graziano

Acquista Paglia di grano

di Alfonso Graziano

Notizie bibliografiche:

[…] Soffia il vento dentro queste poesie di Alfonso Graziano. Soffia il vento, vola la sabbia, nell’oscurità e alla luce del giorno, vola la polvere, le stelle osservano la vita che si muove di sotto, nel silenzio, di fronte all’acqua di mare o sotto una pioggia di la- crime, mentre il tempo fa i suoi giochi: pas- sa, torna indietro in movimento apparente, si sofferma. C’è la natura a fare da corol- lario imprescindibile alla manifestazione poetica sia come figure retoriche ricor- renti (“…I tuoi lineamenti di foglia acerba mentre rinverdisce la sua radice stanca”), (“fredde le mani di nervature come rami”), sia come basso continuo su cui si appoggia- no le azioni (“La prima volta che ho baciato è stato il vento e quel sapore di sabbia e sale mi è rimasto dentro”, “Qui erano i fuochi dei campi a illuminare e i grilli a festeggia- re./A tarda notte i passaggi furtivi di faine e volpi rendevano il silenzio colorato”) […]

dalla prefazione di Antonella Lucchini

***

Era la sera a rendere giustizia
ogni cosa al suo posto
ogni luce a fare il proprio compito

mentre gli occhi persi in lontananze.

Qui erano i fuochi dei campi a illuminare

e i grilli a festeggiare.
A tarda notte i passaggi furtivi di faine
e volpi rendevano il silenzio colorato.

… Lo so, al buio nessuno se ne potrà accorgere.

A volte i sorrisi ingenui dei ragazzi
innamorati lasciavano intravedere

l’innominabile.

Ricordo le sere a rendere giustizia
ma nessuno lo capiva.
Neanche un cielo traforato riusciva a dare

senso alle spiegazioni, a domande complicate:

Le nostre vite sono appese ai fili?

Alfonso Graziano è nato a Foggia dove tuttora risiede. Laureato in scienze politiche-economiche presso l’Università di Salerno scrive fin dai tempi del liceo ma in maniera costante da una decina d’anni. La sua poetica è stata accostata a Giorgio Caproni. Ritmo e sospensione, silenzio e ricerca, Eros e thanatos gli ingredienti essenziali del suo scavo poetico.

Ha pubblicato per la Poesia: nel 2012 Nelle meditate attese – Rupe mutevole Edizioni e nel 2015 Il carnevale degli uo- mini Edizioni Divina follia premiato alla Città Murex Firenze nell’anno 2015 e al Premio La Sirena a Tortoreto. Nel 2017 è venuta alle stampe la raccolta poetica: Ti dico ora come ho smesso di morire Di Felice Edizioni.

Per il Teatro: Concerti per violino e a marzo 2017 il debutto in scena risultando secondo al Concorso Rive Gauche di Firenze, Anno 2017.

Altri riconoscimenti sono stati conseguiti nel 2012 a Trino Vercellese e nel 2014 al Con- corso di Altamura. Nel 2018 Premio speciale della giuria per la migliore silloge d’amore Di te cosa rimane se non il rumore del mare in tempesta – Firenze concorso Rive gauche.

È presente in varie antologie e alcune sue poesie sono state tradotte in albanese, greco e americano.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 42

Codice Isbn: 9788885781436


Recensione di Paglia di Grano a cura di Daniela Corfiati per “l’Attacco”

Testi tratti da Paglia di Grano sul blog letterario “La Rosa in Più”

Rosa D’Onorio legge Alfonso Graziano (testi tratti da Paglia di Grano)

Presentazione di Paglia di Grano (13/02/2021): guarda qui il video

Carissimo Alfonso, buongiorno. […] ci tenevo a dirti che personalmente ho apprezzato la malinconia tersa del tuo libro e l’originalità di certe tue immagini. Mi sono rimaste impresse le tue “vigne pronte”, i “porti asciutti”, quella “vita” “dietro la luna a mezzogiorno”, quel sentirsi fuori posto, nella vita che scorre terribilmente veloce. Dolorosa e umana, la tua poesia. Profonda, piena di pietas e senso. Grazie. […]

Anna Vallerugo

Recensione di Paglia di Grano a cura di Lucianna Argentino

Personat (Passacaglia e fuga) di Roberto Ranieri

Acquista Personat Passacaglia e fuga

di Roberto Ranieri

Notizie bibliografiche: “Personat” di Renato Ranieri

Questa personalissima raccolta di versi di Roberto Ranieri, intitolata Personat (Passacaglia e fuga) non è composta da poesie separabili e indipendenti tra loro. Infatti, all’interno delle quattro sezioni (Levare, Passacaglia, Cadenza e Fuga), gli spazi servono a isolare sezioni testuali omogenee, che nella tipica Passacaglia di matrice musicale classica (memorabili, in tal senso, la passacaglia di Bach – in do minore – o quella in re minore di Buxtehude) formano una autentica rapsodia sinfonica. In questo caso la Passacaglia coincide con cinquantaquattro ottave regolari di novenari, mentre nella sezione in Levare le ottave sono due, sempre separate. In Cadenza il testo è invece compatto, mentre in Fuga le sottosezioni sono due: nella prima le spaziature sono tra blocchi semantici coerenti, nella seconda tornano le ottave separate. Un lavoro dunque di precisione stilistica e metrica, dove un certo sperimentalismo s’abbina a una sinfonia meta-classica che prende spunto dal quotidiano e dal popolare per ergersi a composizione quasi canzonatoria, giullaresca. Ed è questa variazione di temi e di registri che più affascina nella poesia dell’autore veneto: quel sottile equilibrio tra mera composizione scrittoria e una forte consapevolezza morale e poetica del “dire in quanto s(u)ono” […]

[…] dalla introduzione di Antonio Bux

***

Ho maturato la convinzione che se HAL 9000 avesse composto una sua versione de L’avvelenata di Guccini sarebbe uscito un libro – intendendo libro nel senso di opera stilisticamente e for- malmente risolta, al di là di un esito editoriale – uguale, o molto simile, a Personat. Passacaglia e fuga di Roberto Ranieri. Eviden- zierò alcune ragioni che mi hanno portato a questa conclusione, tenendo presente che di raccolta inedita si tratta – perlomeno nel momento in cui sto scrivendo, – e che quindi mi limiterò a citare soltanto quei passaggi che ritengo necessari a sostanziare le mie argomentazioni. Anzitutto, ci sono quattro sezioni: Levare, Passacaglia, Cadenza, Fuga, con uno sbilanciamento, in termini quantitativi, nella sezione Passacaglia, che conta 54 ottave siciliane. Nello sviluppo del libro, i richiami tra stanza e stanza, ma anche tra sezione e sezione, risultano evidenti. Quindi: la divisione in sezioni giustifica l’impianto complessivo, ma la complessità del libro risiede, a mio avviso, nelle riprese; consiglio di non farne, in altri termini, una lettura a blocchi.

[…] dalla Nota al testo di Luca Rizzatello

E intanto la notte trascrive

la fideiussione in contanti
su un corpo che ancora convive
col mio levigando varianti
di stato su fodere e pelli
nel luogo di me più impensato
tra i lobi fin sotto i capelli,
al bivio fra milza e costato.

Roberto Ranieri è nato e vive a Venezia. Laureato in Lettere Moderne, giornalista pubblicista, lavora nel Settore Cultura del Comune di Venezia. Ha collaborato alla pagina culturale del quotidiano “Terra“ e alla rivista “Nonsolocinema”, con recensioni letterarie e musicali. È autore della raccolta Sdrucciole per lanterne, vincitrice della prima edizione del concorso nazionale “Alberoandronico” (PerroneLab, 2009). Nel 2011 ha vinto il concorso nazionale per narrativa inedita Ulteriora Mirari, con la pubblicazione di Terapie a rischio (Smasher, 2011), di cui nel 2015 è uscita una seconda edizione. Traduttore di Vikram Seth alla Milanesiana 2011, è presente in varie antologie e raccolte; un’ampia selezione monografica di componimenti è apparsa in Materia Prima (Perrone, 2012).  La raccolta poetica Soffio vocale con vista (Luoghinteriori Editore, 2014) ha vinto il “Premio Città di Castello”; la raccolta Pronome impersonale (Le Voci della Luna, 2019) si è aggiudicata a Sasso Marconi il “Premio Renato Giorgi”.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 60

Codice ISBN: 9788885781412


Articolo pubblicato su “Il gazzettino VeneziaMestre” a cura di Filomena Spolaor (edizione del 11/03/2021)