Come pagina bianca di Alberta Tummolo

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di Alberta Tummolo

Notizie bibliografiche:

Nasce da un’urgenza espressiva, questa raccolta di poesie di Alberta Tummolo, e lo si avverte dal timbro energetico della voce che sempre, anche quando risulta più intimo, ci appella in prima persona. Il titolo, Come pagina bianca, è già di per sé un’enunciazione di intenti: pagina bianca nel senso di opportunità, di possibilità di iscrivere nuovi segni, di immettere nuove energie e conoscenze, di aprirsi al nuovo.

Lo dimostrano in forma esemplare le tre sezioni in cui si articola la raccolta: Non è un vuoto, Rifiuti, Minuscoli dialoghi, proprio perché, al di là delle diverse scelte contenutistiche ed espressive, ciò che le unisce è la vocazione – attualmente così poco coltivata – all’attenzione e all’ascolto, vera premessa del cambiamento.

Non è un caso che la costellazione di immagini prevalente nella prima sezione si disponga intorno al cambiamento nelle sue molteplici accezioni: lo scompaginamento di vecchi equilibri, il desiderio di utilizzare vecchi tasselli per costruire nuovi mosaici, il movimento delle nuvole, la perpetua espansione dell’universo, la navigazione in mare aperto, il viaggio, l’apertura di nuovi percorsi. […]

dalla prefazione di Maria Vittoria Vittori

***

Pagina bianca

Un’attesa,

incompiuto

gesto d’amore,

amore lontano

che echeggia

Bianca leggerezza

imperturbabile

tutto accogli

come madre

e quest’inchiostro

d’immagini care

filo narrante
cui aggrapparsi

naufraghi
nel mare in tempesta

per tornare
a prendere il largo

Alberta Tummolo nasce a Colleferro (Roma) nel 1961, dove vive e lavora come insegnante di Lettere. Nel 2007 pubblica la silloge poetica Immersioni presso Aletti Editore, segue nel 2013 la seconda silloge poetica Di ago e di filo per Giulio Perrone Editore, collana L’Erudita. Tra il 2016 e il 2018 è ideatrice e curatrice di diverse mostre d’arte: Immersioni tra poesia e fotografia (presso Rifugi antiaerei di Colleferro – Roma); Viaggi tra poesia e fotografia (presso Museo del treno – Colonna – Roma); Scatti di – versi. Multiculturalità e diversità (presso Sala Konver Colleferro – Roma e Serrone – Frosinone).


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 68

Codice ISBN: 9788885781559

Rebecca di Gerardo Aluigi

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di Gerardo Aluigi

Notizie bibliografiche:

Rebecca è una raccolta di poesie che custodisce la luce misteriosa dell’alba dopo la lunga notte. L’autore fa fluttuare la parola assoluta e naturale tra sogni e realtà creando un prezioso zigzag tra il tempo perduto, i ricordi e le magiche certezze irraggiungibili. Gerardo Aluigi lega a un unico filo sia lo strazio dell’esperienza dell’assenza e della solitudine, sia la bellezza della vita abbandonandosi ai bisbigli della felicità passata e vissuta in cui torna l’amore che resta l’unico cardine per orientare il futuro.

***

Il batticuore non rallenta l’ansia

il gioco del destino

il piacere del giorno e della notte

la necessità di non annegare

pregando il fulmine che non colpisca.

Gerardo Aluigi è nato nel 1950 e vive a Pagani (SA). Appassionato di poesia ha pubblicato nel 2008 la raccolta Gli argini del silenzio – LietoColle e nel 2015 Nudi, come il dolore – Guida Edizioni. È presente in alcune antologie poetiche nazionali. I suoi testi partono da una profonda ferita, così come lui stesso ama ribadire.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 52

Codice ISBN: 9788885781566


Anche l’ultimo argonauta se n’è andato di Carlo Francescantonio

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di Carlo Francescantonio

Notizie bibliografiche:

Carlo di Francescantonio pare odiare i poeti e forse pure la poesia. Ma non solo. Sembra quasi che l’autore ce l’abbia un po’ con tutto quel mondo patinato che primeggia ovunque e spesse volte anche senza alcuna merito­crazia. Ma di France­scantonio usa proprio il mezzo poetico per esprimere il suo di­sagio, dunque si può parlare di un odio che viene dal vero amore per la poesia così come per la vita (o per l’utopia di una vita). E così la poesia di­venta anti-poesia, quasi priva di liri­smo, composta invece di una lucida invettiva, a volte, come anche di un sottile sarcasmo. Il ritmo martellante e perentorio permea il discorso piano e non ha nessun pietismo nel dimo­strarsi nudo e crudo nel suo appa­rente distacco. […]

dall’introduzione di Antonio Bux

[…] Ma in questo Argonauta la presenza pasoli­niana non è sacralizzata, per quanto laicamente, come accade in casi simili. Pasolini è infatti una spe­cie di involontario eroe eponimo di una pratica poetica all’in­segna dell’indignazione. In un’altra poesia, Una barca che fa acqua (da tutte le parti), a un certo punto si evoca una scritta vista lungo una strada. Nel lungo e accidentato percorso che ha portato finalmente questo Argonauta al suo porto, è caduta tra le altre anche un’altra poe­sia in cui si evocava una scritta mu­rale; si in­titolava Articolo n. 2 e recitava fulminea: «ricordo un muro sici­liano / diceva chi butta spaz­zatura qui amorirri». Po­tremmo in­somma parlare per di Fran­cescantonio di una vera e propria poetica della scritta murale, che è però anche, pari pari, una poetica dell’invettiva (e infatti Una barca che fa acqua procede esemplarmente così: «ad ogni viaggio mi dico / dovrei fotografare l’invettiva / alla fine non è altro che una bellissima poesia») e che rea­lizza quindi in questo senso il portato pasoli­niano, più o meno conscio (non importa) di questi versi. Invet­tiva e linguaggio prosaico che ri­conducono all’ultima stagione di Pasolini, quella di Trasumanar e organiz­zar (che di France­scantonio, a sentire quello che ci dice, non ha letto: ma, di nuovo, non importa, perché il pasoli­nismo or­mai esiste anche a prescindere dai suoi testi), condotta in parte sugli stessi ber­sagli (la società contem­poranea, la poli­tica, per­sino quella spe­cie di secondaria “muta­zione antropolo­gica” che sono stati gli anni Ottanta…), in parte su bersagli di­versi (soprattutto i poeti, vero e proprio oggetto di ossessione di questa raccolta). […]

dalla postfazione di Marco Berisso

e quel che resta dell’Occidente

sembra dire: prego fate pure

Carlo di Francescantonio (Santa Margherita Ligure, 1976), collabora con il Festival della Parola di Chiavari e si occupa di poesia sul blog «Letteratitudine». Ha pubblicato tre romanzi e otto raccolte di poesia. Tra queste, Memorabilia. Poesie 2000-2015, con la prefazione di Alessandro Fo,e Uomini in fiamme, scritto con Mirko Servetti. Ha partecipato al disco di poesia e musica elettronica Poème électronique. 2016/2020, nato dall’omonima rassegna letteraria.È presente nelle antologie Umana, troppo umana. Poesie per Marilyn Monroe (Nino Aragno 2016) e Voci dall’esilio (Circolo Letterario Banchina 2020) nelle riviste «Atelier Poesia», «Banchina», «Mirino», «Satisfiction», «Fluire» e all’interno della collana «Poeti e Poesia» a cura di Elio Pecora.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 64

Codice ISBN: 9788885781535


Recensione di Anche l’ultimo argonauta se n’è andato su “Letteratitudine News” a cura di Helena Molinari

Sciàmiti di Pasquale Lombardi

Acquista Sciàmiti

di Pasquale Lombardi

Notizie bibliografiche:

Caro Pasquale,
nella tua raccolta poetica, dal titolo misterioso Sciàmiti, il linguaggio allusivo fa trasparire un fermento nuovo per la vita che verrà. Questa lieve orditura di parole semplici traccia percorsi complessi, intrecci di esperienze vissute o evocate, da cui emerge un interrogativo: Ci sarà un tempo innocente / al di là della prossima svoltata? Sento una vibrazione nella tua scrittura, una tensione verso l’espressione essenziale e rigorosa, che esprime l’ansia di un cam- biamento mediante il risveglio della coscienza. Vivi intensamente ciò che ti coinvolge qui e ora, anche mentre rievochi le voci del passato o immagini il futuro. Come nelle frasi della madre, nei versi c’è la percezione forte del presente (… “quando si aggiustano le cose” / diceva mia Madre / così all’indicativo presente. / Non aveva altri tempi da coniugare / non li voleva sprecare).

dalla prefazione di Vanna Corvese

Un’idea

La casa degli orditi e delle trame

delle sottili vibrazioni che sbocciano per simpatia

e se ne stavano ancora zitte le usanze

della mattinata

là intorno

svariati cominciamenti

colpi secchi schianti sfumati via quasi nel nulla

la tessitura è un’arte molto antica

C’è gente all’aria aperta una domenica

pomeriggio sull’isola grande jatte.

Pasquale Lombardi è nato ad ARPAISE (BN) nel 1935. Luogo di affetti e di esperienze, Arpaise rimane per sempre nella sua memoria. Nemmeno gli impegni della vita adulta lo distoglieranno da un riferimento così necessario. Gli interessi letterari, una scoperta degli anni maturi, saranno costantemente alimentati dalle suggestioni di quel luogo. Pubblicazioni di poesia: Più tardi (self publishing, 2013); Da…per (Brignoli Edizioni, 2016); L’Esigua Signoria (La Vita Felice, 2017). Per la narrativa: Il sole e la luna (Brignoli Edizioni 2015). Suoi e-book foto-poetici: Dell’accadere; Fiori di Bach.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 52

Codice ISBN: 9788885781542


 

Rita Pacilio: “Pretesti danteschi per riflettere di sociologia” (Guida Editori, 2021)

di Filippo D’Eliso (2021)

Pretesti danteschi per riflettere di sociologia (Guida editori, 2021, €14) è un libro trasversale.

Rita Pacilio traccia, dal proprio centro di osservazione, 20 raggi omnidirezionali e dimostra una serie di teoremi concernenti argomentazioni che fanno parte non solo del proprio bagaglio di esperienze, ma dispiegano tesi che riguardano la società, ossia un insieme di individui, artisti e non artisti inclusi, in relazione tra loro.

Senza racchiudersi e né chiudersi in mera sociologia, terreno per addetti ai lavori e di cui l’autrice ha specifica competenza per le innumerevoli attività che svolge, qui a mio avviso, con occhio attento e sensibile è in primis la poetessa a parlare e ogni suo sguardo, avendo per ipotesi un verso o pensiero di Dante ossia un pretesto, indica ai lettori una via possibile di redenzione alla stessa stregua dello stesso Dante con la Divina Commedia.

Il primo pretesto è pubblicare nel 2021. Autori ed Editori sono molto motivati a pubblicare sotto l’azione di una ricorrenza in quanto è un momento di forte condivisione e compartecipazione e tutti ne traggono un reale beneficio. La ricorrenza, come ogni rituale, assurge soprattutto ad azione di concepimento metabolizzando la vita stessa a far da pretesto: non si può non citare cosa abbia passato, ad esempio, Jean-Luc Godard con Je vous salue, Marie, film del 1985 prosciolto integralmente con la motivazione di aver attualizzato il mistero e il dogma dell’Immacolata Concezione partendo dallo spunto offerto dalla lettura de I vangeli alla luce della psicoanalisi di Françoise Dolto, nota pediatra e psicanalista francese. In sostanza, è il voler mettere a nudo il mondo a scandalizzare e ogni pretesto spesso diviene oggetto inquisitorio.

Il 2021 è l’anno del settecentenario della morte di Dante Alighieri, avvenuta a Ravenna, ultima tappa del suo lungo esilio, nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321 ed è impossibile esaurire le tematiche che il sommo poeta offre al mondo per genialità e completezza di vedute. Basti pensare ai profetici versi 22/23/24 del XVII Canto del Paradiso: dette mi fuor di mia vita futura / parole gravi, avvegna ch’io mi senta / ben tetragono ai colpi di ventura…

In sintesi, non è possibile eludere Dante in Letteratura come non è possibile eludere Bach in Musica.

Ma cosa c’entra Bach? Semplice: è un pretesto! E a maggior ragione bisogna esser tetragoni assolutamente! Confrontarsi con Dante oggi è come voler toccare i fili dell’alta tensione illudendosi di voler rimanere indenni da una immediata folgorazione.

Il termine  pretesto è di una forza quasi inestimabile e il quasi è solo nell’assurdo, tenendo presente che i termini absurdus, stonato, surdus, sordo o absŭrdu(m), dissonante, indicano una contrologica, che, per azione contraddittoria, genera da un lato un senso di ridicolo e quindi di annientamento – vedi chi trova nell’operazione stessa una difficoltà di accettazione o predisposizione all’ascolto – e dall’altro, un senso di creativa illuminazione in un atteggiamento altamente risonante alle possibili connessioni e agli agganci alla cultura del momento, ossia del calarsi nella realtà del proprio tempo. Mi sovviene Stéphane Mallarmé con Un colpo di dadi mai abolirà il caso, il suo voler carpire i legami segreti che tengono unite le cose, una realtà pregnante che gradualmente lascia il posto all’assoluto. Ma anche Carlo Gesualdo da Venosa che con i suoi madrigali esprime uno stato d’animo che richiama alla mente un Caravaggio ante litteram in quanto gli stessi testi del Tasso, unici ad avere valore letterario, furono sostituiti da brevi testi personali che assurgono a pretesto per fare musica caratterizzata da una intensa espressività e ricerca.  

Così con questa pubblicazione, unica nella collana Guida Editore a esser presente in relazione a Dante, Rita Pacilio offre al lettore una possibile apertura al valore in sé della connessione esperienziale, personale oltre che collettiva, con la vita stessa. L’originalità dell’operazione è proprio nella mancanza di pretenziosità e sia l’Editore che l’Autrice agiscono utilizzando l’azione della pretestuosità come elemento neutro, posto tra azione e reazione, fulcro privo di forza storiografica, perché di Dante e della sua epoca in 700 anni si conoscono vita, morte e miracoli e qualsiasi riferimento, come fonti e note, non fanno testo, anzi risultano roba di scarto.

Le argomentazioni scorrono discorsive toccando uno dopo l’altro punti di riflessione in cui il lettore è invitato a compiere l’operazione di mettersi all’ascolto dell’altro e di sé stesso, stabilendo con i versi un codice comunicativo quasi parossistico ed estremo che va oltre il significato letterale/letterario/retorico.

Operazione niente affatto semplice in quanto si invita il lettore a un giudizio motivato che, per essere espresso, necessita del prerequisito della lingua, appunto il codice. D’altra parte, essendo il testo poetico polisemico, vige il principio di indeterminazione dove sebbene il significato di base possa essere generalmente concorde, ogni lettore, proprio in relazione alla cultura e sensibilità che lo denotano e connotano, ci ritrova qualcosa sempre di nuovo o divergente.

È chiaro che il pretesto ha la stessa forza di un frattale: si ripete nella sua stessa forma su scale diverse e allo stesso tempo con proprietà di correlazione e autocorrelazione.

In parole povere, un pretesto genera pretesti in una libertà d’azione tipica della capacità artistica dell’arte di fagocitare arte: punto di fuoco dell’intero lavoro della Pacilio.

Gli argomenti trattati sono correlati come in una matrioska senza la pretesa di esaurire le potenziali e infinite connessioni espresse dall’uomo nelle sue molteplici azioni sociali.

Si potrebbe pensare che il poeta sia il cuore dell’intero discorso con la sua voce di pascoliana memoria che denota e connota e, calato nell’interazione del vivere, può aprire varchi ai sensi di colpa, alla vergogna, all’idea di morte, alla psicosi o aprirsi all’altruismo e alla percezione profonda fino a calarsi nell’arte con la capacità di risucchiare in sé il passato e rendere visibile il futuro o fondersi col proprio simile toccando persino la crisi come indice supremo di scelta dove, coppia o rapporto genitoriale che sia, la donna in quanto femmina è attrazione di opposti e centro motore dell’intero sistema propulsivo della vita.

Pitagora, padre dell’acusmatica, e Kandinskij padre dell’astrattismo, aprono il varco alla spiritualità. Illusione e sostanza si compenetrano in una relazione solvente-soluto come chiarezza e oscurità si relazionano in assenza e mancanza. In questo gioco di ombre il poeta si erge e rivela il logos dell’anima, ne assorbe la malattia lì dove P.P. Pasolini canterebbe le lodi dell’amare, perché solo l’amare conta. L’amore è doping: estasi o possessione che sia è in grado di scardinare ogni tentativo di resistenza alterando qualsiasi stato della coscienza e mettendo in atto l’arte del ricevere come condizione fondamentale della saggezza che ritorna alle proprie origini.

Avremmo bisogno di vecchiaia autentica e vera, quella che non cade sotto i colpi dell’oblio e con sapienza veda oltre la schizofrenia e il suo linguaggio creativo, oltre il vuoto e le sue possibili vie senza uscita e senza ritorno. Così come la voce non mente, le emozioni possono essere ascoltate, se solo si scorga con intelligenza e consapevolezza, l’infinita bellezza della luce, quella cercata da Goethe, quella trovata da Dante.

Extra Vagantes Show di Giuseppe Forestiero

Acquista Extra vagantes show

di Giuseppe Forestiero

Notizie bibliografiche:

[…] La peculiarità più interessante di quest’opera è dunque la sua distanza da ogni metafisica soluzione formale, per abbracciare invece un crudo realismo terminale, avvicinandosi, almeno idealmente, all’omonima corrente letteraria fondata dal poeta Guido Oldani. Ma non c’è solo questo, nella scrittura di Forestiero: vi si può notare anche la naturale propensione alla musicalità più viva della lingua, finanche nei più brevi componimenti; così come una lieve sfumatura surrealista in altri scritti, sparsi qui e là, ci ricorda quanto plastificata sia in realtà la vita di oggi. In conclusione, ci si trova davanti ad un’opera agile ma consapevole, che sembra prendere spunto dall’occasione per ragionare con lucida leggerezza sui malesseri dell’uomo, qui inteso come mero spettatore di questo spettacolo che è ormai il mondo fuori da ogni ordine.

dall’introduzione di Antonio Bux

I vecchi escono dai bar

con i bastoni in mano

come antenne di lumache.

Giuseppe Forestiero è nato nel 1975 a Sora e vive in Abruzzo. Imprenditore, è laureato in giurisprudenza. Nel 1998 ha pubblica- to Jack, si gira, Edizioni Tracce di Pescara.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 60

Codice ISBN: 9788885781528


Recensione di Extra Vagantes Show a cura di Elisa Chiriano

Recensione di Extra Vagantes Show a cura di Marcello Chinca per la rivistra “Satisfiction”

Nota critica di Annamaria Ferramosca per “Proprietà dell’attesa”

di Annamaria Ferramosca

Una poesia, questa di Giuseppe Vetromile nel suo ultimo libro Proprietà dell’attesa, profonda e lacerata dall’eterna domanda metafisica sul senso dell’esistere. Con una postura poetica che deborda di autenticità e pure fin troppo umile, tesa a sminuire perfino la propria capacità speculativa, intesa nel senso filosofico e contemplativo     

                                                  … dietro l’uscio la mia pochezza     p.16

                                                 … e questo sentimento di nullità che mi pervade     p.83 

Dubbi e convinzioni che nascono forse da una mancanza originaria, molto diffusa tra i poeti, reiterata e mai interamente soddisfatta, di autentico amore. Il poeta appare come investito da una delusione di sogni inseguiti – di stampo leopardiano- una traccia d’ombra e di amarezza invincibili, che si ripetono e si cronicizzano, senza mai attenuare nella scrittura la resa poetica, anzi dilatandone l’intensità lirica.

Così all’autore non resta che indicare nella scelta dell’attesa la dimensione di soglia privilegiata, su cui soffermarsi acuendo sguardo e ascolto, con la segreta speranza di scorgere quel minimo lume che forse potrebbe indicare un qualche senso dal sapore definitivo.

Ne consegue che la vita e le sue espressioni mondane di gioia e di varia emotività restano ai margini

                                                                …la felicità è di traverso… negli spazi di un’unghia    p.15

per far posto ad una tristezza costitutiva, come di chi ha colto una particella di verità e decide di restare vigile, in attesa di altri lampi che intensifichino la scia di chiarezza.

Nascono così poesie dense di visioni e riflessioni sul vuoto che sommerge il nostro quotidiano, che sembrano mostrare ogni moto, ogni gesto, come qualcosa di già destinato, ma chiuso in un inaccessibile opaco mistero        

                                                    Deduco che la porta sia rimasta chiusa

                                                    da quest’assenza di colori gai…                          p.16

Anche la presenza umana è relegata nell’ombra di profili vacui di un condominio – termine più volte ripetuto – che si fa simbolo di incontro superficiale, svuotato di ogni traccia di calore-colore.

E poi il senso della fine, quel nulla che aleggia e s’intensifica lungo le pagine, con la precognizione dell’ultimo passaggio

                                                  … saputa già in agguato

                                                      sulle ali del primo mattino    p.23

Ma la scrittura- sì, proprio la scrittura visionaria di poesia, poi trascina, si espande, vola su questa terra oscura e babelica, fino a raggiungere alte vette emozionali ed estetiche, come nei testi della sezione Aspettative, dove un dialogo surreale con la donna amata si rivela denso di verità umanissime, espresse in versi di straordinario impatto

                                         Sono di nuovo qui

                                         fra il punto e la curva che porta all’abbandono

                                         io mi rivesto di follia e dolore

                                         e mi riscrivo addosso tutte le parole del sogno

                                         per ripensare falsa la morte

                                         quanto mai vera l’utopia della vita                        p.36

pur nella – solo apparente – opposizione concettuale sulla vita, che sembra oscillare tra visione utopica e consistenza reale.

                                           Mi unisce a te la tua poesia

                                           forte e precisa come una fede

                                           sicura come la vita                            p.39

Perchè sappiamo come l’esistenza attraversi sempre un doppio territorio di tensioni, mescolandosi continuamente in un intreccio di utopia e realtà.          

E l’attesa, che mai s’interrompe, viene espressa nella sua essenza umana e pure universale, nella intensa epigrafe autografa della sezione Indeterminazioni. Quil’uomo è presentato come un corpo che vaga sulla terra del mito, dove pure è annullata la dimensione temporale, smascherata come falsa invenzione; eppure è questa la scena immortale dove continua a germogliare la parola, la sola che può dare al tempo e allo spazio ordini definitivi, il logos capace di rivoluzionare ogni pensiero, ogni assetto cosmico, rinnovare la speranza 

                                                   di un’altra probabilità di stelle

                                                   e di sole

                                                   e di mare                                          p.65

Numerosi sono i testi che dispiegano la ribellione del poeta al nulla che siamo, così umana e comprensibile, ma questo desiderio lancinante di sopravvivenza finisce poi con lo stemperarsi in speranza, quella di essere ricordato almeno in canto in un giorno di sole.

Chi potrà mai contrastare questo umanississimo poetico desiderio?

Rubrica Hestia*: le segnalazioni di Rita Pacilio

a cura di Rita Pacilio

  • Il romanzo familiare di Pierfrancesco Leopardi di Raffaele Urraro (Olschki, 2020)
  • Poesie (2020 – 1997) di Vittorino Curci (La Vita Felice, 2021)
  • Camera oscura di Paolo Ruffilli (Garzanti, 1992)
  • Non ho mai finto di Monia Gaita (La Vita Felice, 2021)
  • Maiser di Fabiano Alborghetti (Marcos y Marcos, 2017)
  • Platero y Yo di Juan Ramon Jiménez (a cura di Lamberto Fabbri – Versione Davide Rondoni – Tavole Roberto Pavoni per “I quaderni del Circolo degli Artisti)
  • Quello che non so di me di Antonietta Gnerre (InternoPoesia, 2021)
  • Conversari di Alfonso Guida (‘round midnight edizioni, 2021)
  • Dove inizia l’amoreUn viaggio nella Vita Nova di Dante di Melania Panico (CartaCanta, 2021)
  • Città in miniatura di Alessio Brandolini (Fili d’Aquiloni, 2021)
  • Inchiesta sulla poesia di Lorenzo Spurio (PlaceBook Publishing, 2021)

Dai saggi ai versi e ai libri d’arte fino ad arrivare alle inchieste sulla poesia: ecco che ci troviamo di fronte a una equazione possibile in cui le ipotesi del processo poetico coincidono con quello conoscitivo. I libri che segnalo in questo spazio dedicato alla lettura per la primavera/estate 2021 aprono a considerazioni teoriche in cui i diversi campi lessicali ci coinvolgono anche sul livello metaforico. La parola diventa designazione vera e propria di gioco intertestuale consapevole e profonda manipolazione dei fenomeni i cui dettagli sono espressi per analogia tra realtà relativa, fisica/materica, e descrizione visionaria. Buona lettura. rp


* Hestia è la dea greca a cui era dedicato il centro dell’abitazione – il luogo dove veniva condotto l’ospite – e dove ardeva il fuoco che con le volute del suo fumo congiungeva terra e cielo.

Alfonso Graziano: “Paglia di Grano” (RPlibri, 2020)

di Lucianna Argentino

“Soffia il vento dentro queste poesie di Alfonso Graziano”, così Antonella Lucchini nell’incipit della prefazione a “Paglia di grano” (RPlibri, 2020) ed in effetti di vento ce n’è. Ce n’è anche nell’epigrafe al libro ossia nei versi di Pablo Neruda: Ti manderò un bacio con il vento/ e so che lo sentirai,/ ti volterai senza vedermi ma io sarò li. Versi che mi hanno fatto pensare alla poesia come a un bacio che il poeta manda e in cui si ritrae perché rimanga solo la poesia che nello stesso tempo lo mostra e lo nasconde. Epigrafe che rimanda alla poesia di pag. 16 in cui il poeta scrive: La prima volta che ho baciato è stato il vento/e quel sapore di sabbia e sale mi è rimasto dentro, immagine della precarietà della vita e del dolore che una volta che ci ha toccati ci rimane dentro, un luogo vivo in cui il poeta cerca le parole per raccontare la sua immagine del mondo. Si scrive anche per allontanare l’idea della morte perché se, come afferma Jabès, dare un nome alle cose, come fanno i poeti, è concedere alla morte un nome in più è, nello stesso tempo, a mio avviso, un sottrarre alla morte il suo potere distruttivo. I poeti infatti continuano a nominare e a nominare anche la morte, quasi un invito alla sua autodistruzione, considerata anche la capacità di creare nuovi mondi e nuovi modi di abitare il mondo che i poeti hanno. La paglia di grano come è noto è quel che rimane dopo la trebbiatura ed è quindi una metafora molto bella e precisa del fare poesia. Si scrive, infatti, per un sovrappiù di vita che preme e urge in noi, che ci chiede di essere trasformata in poesia per trovare l’ esatta dicitura che ne metta a nudo la sostanza e ce ne appaia più chiaro il senso. Il poeta stesso si fa setaccio di quel sovrappiù di vita e della realtà per mostrarcene aspetti che al nostro sguardo sfuggono, perché lo sguardo del poeta penetra negli anfratti più segreti delle cose, cerca e crea relazioni. Cercano, i poeti, di rendere il mondo un posto migliore, di farci sentire l’eco di quel “ e Dio vide che era cosa buona” detto alla fine di ogni giorno della creazione, così che anche ciascuno di noi possa sentirsi “cosa buona”, possa sentire in sé la bellezza.

Non si muore mai una volta sola/quando si muore lo devi capire/per farti largo tra le nuvole e le bugie/nel pianto tra i pianti di sempre./ Ma sappi che puoi rinascere altrove/semmai piangendo di gioia e tristezza./Quando il vento bussa ribelle/e le finestre rispondono distratte/…quel morire è la vita che rinasce/oltre un gelido muro muto. Sentire la vita che rinasce oltre la morte è un sentimento che credo unisca tutti gli esseri umani, un sentimento terreno che non è solo una proiezione nell’aldilà e dell’aldilà, come potrebbe essere per i credenti, ma è il senso profondo della forza della vita che è quello che si cerca di esprimere attraverso le varie forme di arte. Tra queste la poesia, con il suo andare all’essenza delle cose attraverso il linguaggio e attraversando le zone di ombra e di luce comuni ad ogni essere umano, è in grado di restituircene la molteplicità di voci.

Cantano le stagioni chiuse nelle stanze/danzano con le ombre nelle notti chiare/inginocchiate ai cuori che dormono./Poi scrivono poesie in bianco e nero/sdraiate ad attendere l’alba/ come me, pioggia al sole. Forte, nella scrittura poetica di Alfonso Graziano, la coincidenza dell’umano con l’intero creato, la concezione della natura come paesaggio interiore, tuttavia non come semplice specchio dell’interiorità del poeta ma quasi una sua estensione. Luogo in cui egli cerca le tracce della propria vita il cui senso si arricchisce nel reciproco compenetrarsi di domande e di risposte che dal mondo giungono e che il poeta cerca di cogliere e tradurre sulla pagina creando un personale mosaico che mai ha termine. Nemmeno la morte, presente nelle pagine di questo libro in modo concreto e doloroso e che fa un po’ da contrappunto al rigoglio della natura che Alfonso Graziano sente e ci mostra, mette il punto finale, perché c’è sempre uno spiraglio in cui la parola poetica si incunea e salva. E se è vero che la parola poetica è parola che non si impone, anche quando il suo dire è forte, ma lascia a chiunque la ascolti il modo per interiorizzarla, in fondo la sua è sempre e comunque una voce intima che all’intimo parla. Per questo mi piace concludere la mia lettura di questo libro esile, sono solo 28 poesie, ma profondo con questa bella poesia: Per questo/e per la pace/ lasciate che i passi seguano il corso/nei vicoli ombrosi che sugella la vita./ Chiamarsi sottovoce è lieto anche al cielo.

Premio Nazionale di Poesia “Città di Sant’Anastasia”

Acquista Premio Nazionale di Poesia “Città di Sant’Anastasia” XVIII edizione 2021 Studi sulla poesia

di Giordano, Pacilio, Terracciano, Vetromile, Zaccaria 

Notizie bibliografiche:

La Commissione Culturale della XVIII Edizione 2021

Rita Pacilio, Vanina Zaccaria, Giuseppe Vetromile, Francesco Terracciano, Federica Giordano ha istituito i seguenti Premi per sezioni:

Premio alla Carriera

curato da Rita Pacilio, attribuito al Poeta Piero Marelli

Premio Opera Prima

curato da Vanina Zaccaria, attribuito al Poeta Giovanni Ibello

Premio Campania

curato da Giuseppe Vetromile, attribuito al Poeta Mariano Ciarletta

Premio Lermontov

curato da Francesco Terracciano, attribuito al Poeta Julian Zhara

Sezione Esteri – Premio alla Cultura Curato da Federica Giordano, attribuito allo studioso di storia della musica e tenore
Ian Bostridge


Prezzo copertina: euro 14.00 12.60

Pagine: 120

Codice ISBN: 9788885781498