Recensione di “Sciara tagliente” di Rossana Nicotra

di Giovanni Sepe (2021)

È uscita la prima silloge di Rossana Nicotra  “Sciara tagliente” per Rplibri edizione. Questa prima opera dell’autrice siciliana ha delle peculiarità non trascurabili. Sebbene Rossana abbia scritto poesie da giovanissima non ha mai frequentato i luoghi della poesia, il suo era dunque un dialogo con sé da tenere lontano dal mondo.

Ripresa l’attività poetica ha ricevuto in breve tempo proposta di pubblicazione, dato questo fondamentale per riflettere circa la natura incontaminata di quella cifra che la caratterizza, almeno quanto la promiscuità della lingua che riscontriamo in alcune liriche. Non è certamente una raccolta di poesie in vernacolo, anche se non ne prende del tutto le distanze, anzi ricava da esso lo strumento musicale rielaborando il significato di talune espressioni altrimenti circoscritte alla terra di origine. Tale espediente dimostra la sua efficacia già nel titolo della silloge generando un ossimoro, quasi, atto a dichiarare l’attaccamento e la volontà di allontanarsi da una terra madre e matrigna 


Nelle sue poesie la poeta siciliana  si “sporca la bocca” di terra; terra che impregna la voce di antiche radici. Lo fa con una lingua che si rinnova ogni volta, regalandoci un tessuto formale preciso e autentico insieme. La versificazione è libera dalla metrica, e ben congegnata al dettato, risultando così verace e misurata al tono; il risultato musicale è decisamente buono, ricco di enjambement e sottili escamotage che l’autrice non lascia intuire, restituendo alla lettura una naturale scorrevolezza.

Versi come ” Conosco bene il ventre io/quando affondo la mano/nei significati di un suono la dicono lunga sull’indagine alla parola e ai diversi significati che di volta in volta assumono, fino a voler rispondere alla domanda escatologica sempre presente in questa silloge. Se da un lato la terra accoglie dall’altro ci mette al mondo su zolle che sgranano, allora non ci resta che il volo immaginifico della parola. Rossana consapevole di ciò sembra voler risaltare la lingua della propria terra per esorcizzare quel legame, a cui non è possibile sfuggire.