Giovanni Agnoloni: “Internet. Cronache della Fine” (Galaad Edizioni, 2021)

di Francesco Improta (2021)

Prima di analizzare la monumentale opera di Giovanni Agnoloni, Internet, cronache della fine, pubblicata in un unico volume da Galaad editore (30€), mi sembra doverosa una premessa. Ho sempre guardato con diffidenza sia le fughe in avanti sia, a maggior ragione, i ritorni nostalgici al passato, con­vinto che un autore debba muoversi all’interno del suo tempo per coglierne problemi, fratture, contraddizioni da mettere in luce e con cui misurarsi ideologicamente ed emotivamente, per vivere, come dice P.P. Pasolini, calato nell’inferno con la marmorea volontà di capirlo. Da tempo ormai gli scrittori, e non solo, per evitare il confronto con la realtà drammatica del nostro tempo si rifugiano nel genere (penso al pullulare dei gialli e dei noir a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni, sulla scia di Camilleri e dei suoi epigoni) o in esercizi di stile per la maggior parte fine a sé stessi. Ebbene ho dovuto ricredermi leggendo la tetralogia di Giovanni Agnoloni; pur essendo ambientata in un futuro prossimo venturo, rappresenta un’analisi lucida e impietosa, su basi filosofiche, del nostro tempo e del mondo occidentale. Quando ho definito monumentale il libro di Agnoloni non mi riferivo solo alla cospicua mole (più di 580 pagine) ma anche e soprattutto alla quantità di temi affrontati: solitudine, alienazione, mancanza di libertà, scissione dell’Io, controllo costante sulla nostra vita e persino sui nostri sogni da parte del potere.

Il libro che si avvale di una puntuale e articolata prefazione di Sonia Caporossi e di un’introduzione lucida ed esplicativa dello stesso autore raccoglie i quattro romanzi pubblicati precedentemente da Giovanni Agnoloni: Sentieri di notte (2012), Partita di anime spin off del romanzo di esordio (2014), La casa degli anonimi (2014) e L’ultimo angolo di mondo finito (2017) e testimoniano la necessità di una palingenesi, di una rinascita   interiore che ci consenta non solo di affrancarci dagli indottrinamenti del sistema ma anche di ritrovare la perduta umanità in armonia con la natura e con l’anima del mondo. Progetto ambizioso e umanistico nel senso più profondo del termine, che Agnoloni coltiva fin dalla sua adesione al Connettivismo, movimento letterario di avanguardia, che, nato sulla scia del Cyberpunk americano, è diventato col tempo una vera e propria weltanschauung, caratterizzata dalla volontà di gettare un ponte sulle macerie del presente per congiungere passato e futuro e restituire all’uomo la sua più autentica dimensione.

Siamo nel settembre del 2025 e un’oscura minaccia incombe sull’Europa tutta, la Macros, multinazionale informatica con sede a Berlino, ha preso il potere privando il continente dell’energia e provocando di conseguenza un lunghissimo blackout e il collasso di Internet. Nel frattempo, una misteriosa nube bianca avvolge la città di Cracovia; queste sono le location in cui si svolge l’azione di Sentieri di notte, alle quali vanno aggiunte Stoccolma in cui vive Christine in attesa del suo compagno Piotr, funzionario ribelle della Macros, e Lucerna, dove sulle sponde dell’omonimo lago si sveglia l’androide Luther accanto al cadavere del suo creatore. Le località vengono descritte in maniera realistica con la precisione e l’attenzione ai particolari che sono prerogativa di Agnoloni, da sempre instancabile viaggiatore ed esperto di narrativa odeporica, mentre il buio e la nebbia che scendono sull’Europa sono correlativi oggettivi della cecità degli uomini, delle incertezze e delle paure che li assalgono. Vale la pena ricordare che la nebbia ci riporta alla mente, fatte le debite differenze, due cult-movie: The mist di Frank Darabont e Fog di John Carpenter anche se questi film sono da catalogare nel genere horror.

Lo spin off che segue racchiude due brevi racconti ambientati rispet­tivamente ad Amsterdam e a Firenze, lo scenario, quindi, si allarga ulteriormente. Nel primo un giornalista è sulle tracce di un assassino reo di aver ucciso un assicuratore italiano e finisce col rimanere coinvolto in una partita d’anime (da cui il titolo) che cercano di ricucire il tessuto lacero delle proprie esistenze. Nel secondo uno scrittore si aggira per le strade meno conosciute di Firenze, lontane dagli itinerari turistici tradizionali, in cerca del suo perduto amore. Ha pienamente ragione Giorgio Galli quando afferma che in questa tetralogia ogni personaggio ha perso qualcosa: chi la memoria, chi la famiglia, chi un amore sparito nel nulla e spesso i personaggi sono soltanto nomi o semplici ossessioni, ne consegue che tutti hanno perso il contatto con sé stessi parzialmente o totalmente, da qui la necessità di risalire alla Fonte per ritrovarsi anche se risulta estremamente difficile in un mondo così scisso e frammentario.

Con il terzo libro, il più spiazzante e inquietante, siamo nel 2027, due anni dopo il crollo di Internet. Gli Anonimi, oppositori del sistema, hanno causato il collasso della Rete nel Nord dell’America e dell’Africa; in questo scenario globale si stagliano le vicende di alcuni personaggi, estranei gli uni agli altri. Un olandese cerca invano di raggiungere l’Italia; Tarek percorre le strade degli States per recuperare i ricordi di un passato sommerso (siamo à-côté del road novel); in Marocco Ahmed combatte con i propri fantasmi che gli impediscono di raggiungere la verità, a Firenze, una Firenze non molto diversa dalla Trieste di Senilità, Emanuela e Aurelio incrociano i loro destini.

Nell’ultimo libro della tetralogia, Internet è crollato da quasi quattro anni in Europa (siamo infatti nel 2029), e la crisi della comunicazione si è ormai estesa anche alla telefonia, mentre le principali città sono state gra­dualmente invase da ologrammi intelligenti, capaci se non di dettare di orientare il comportamento delle persone. Negli Stati Uniti il sabotaggio della Rete ordito dal movimento degli Anonimi è fallito, e Internet è rinato grazie a un progetto di copertura wireless mediante l’uso di droni. All’interno di questo contesto si svolgono le vicende di Kasper Van der Maart, che avevamo già incontrato nel libro precedente, e che si è spinto fino a New York sulle tracce della scrittrice Kristine Klemens, e di quattro affiliati degli Anonimi impegnati nella ricerca delle fonti di misteriosi segnali elet­tromagnetici, possibili sorgenti di una nuova Rete europea: Emanuela esplora la Bosnia, Aurelio attraversa il Portogallo, e i fratelli Ahmed e Amina, finiscono nel Sud Italia. Queste indagini incrociate porteranno alla luce sorprendenti verità, legate al contesto politico e tecnologico generale ma anche al passato dei protagonisti. E qui ci fermiamo.

Da rilevare come lo stile di Agnoloni chiaro, efficace e realistico qual è nei primi due libri divenga, in sintonia con le mutate atmosfere della parte conclusiva, sempre più astratto e rarefatto, diafano e raffinato. Mi sembra doveroso riportare due brevi stralci a conferma di quanto appena affermato:

Era stato un enorme bluff. Avevano regalato a un’Europa sfinita l’illusione che tutto fosse possibile, che un nuovo benessere fosse a portata di mano per i cittadini sfiancati dalla disoccupazione, dall’inflazione e dalla povertà crescente. Ma quell’inganno era servito solo ad asservire le menti. Poi avevano staccato la spina al loro giocattolo.

E in conclusione:

Lungo tutta la sua struttura vibra una sonorità invisibile, un’onda intima, che sembra ispirare il moto lento e regolare delle acque.

 La sua impalpabile melodia è un coro di innumerevoli voci, di vivi e di morti. Impegnate in un’unica, incessante comunicazione.

Giovanni Agnoloni è un cittadino del mondo come si evince dall’amore e dall’attenzione con cui guarda e descrive nazioni e città, scenari non solo di questa tetralogia distopica ma di tutta la sua produzione, eppure nel suo cuore continua a occupare un posto di rilievo Firenze, la sua città di origine, verso la quale, come tutti i fiorentini, a partire da Dante, nutre un sen­timento ossimorico di odio e amore. Da sottolineare l’abilità e la pa­dronanza con cui l’autore riesce a maneggiare un materiale narrativo complesso, labirintico, talvolta difficile ma mai ostico, ricorrendo alle tecniche più disparate dalla diegesi alla mimesi, dal metaromanzo al cinema, dallo stile epistolare a quello onirico; cambia di conseguenza anche il punto di vista passando dall’eterodiegetico all’omodiegetico e viceversa. E tutto concorre alla costruzione di un edificio narrativo che rimarrà a lungo nella mente e nel cuore di chi legge.

Le mie più vive congratulazioni a Giovanni Agnoloni e alla casa editrice Galaad che ha realizzato questo ardito progetto, in un momento oltretutto di crisi del mercato librario.