Anche l’ultimo argonauta se n’è andato di Carlo Francescantonio

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di Carlo Francescantonio

Notizie bibliografiche:

Carlo di Francescantonio pare odiare i poeti e forse pure la poesia. Ma non solo. Sembra quasi che l’autore ce l’abbia un po’ con tutto quel mondo patinato che primeggia ovunque e spesse volte anche senza alcuna merito­crazia. Ma di France­scantonio usa proprio il mezzo poetico per esprimere il suo di­sagio, dunque si può parlare di un odio che viene dal vero amore per la poesia così come per la vita (o per l’utopia di una vita). E così la poesia di­venta anti-poesia, quasi priva di liri­smo, composta invece di una lucida invettiva, a volte, come anche di un sottile sarcasmo. Il ritmo martellante e perentorio permea il discorso piano e non ha nessun pietismo nel dimo­strarsi nudo e crudo nel suo appa­rente distacco. […]

dall’introduzione di Antonio Bux

[…] Ma in questo Argonauta la presenza pasoli­niana non è sacralizzata, per quanto laicamente, come accade in casi simili. Pasolini è infatti una spe­cie di involontario eroe eponimo di una pratica poetica all’in­segna dell’indignazione. In un’altra poesia, Una barca che fa acqua (da tutte le parti), a un certo punto si evoca una scritta vista lungo una strada. Nel lungo e accidentato percorso che ha portato finalmente questo Argonauta al suo porto, è caduta tra le altre anche un’altra poe­sia in cui si evocava una scritta mu­rale; si in­titolava Articolo n. 2 e recitava fulminea: «ricordo un muro sici­liano / diceva chi butta spaz­zatura qui amorirri». Po­tremmo in­somma parlare per di Fran­cescantonio di una vera e propria poetica della scritta murale, che è però anche, pari pari, una poetica dell’invettiva (e infatti Una barca che fa acqua procede esemplarmente così: «ad ogni viaggio mi dico / dovrei fotografare l’invettiva / alla fine non è altro che una bellissima poesia») e che rea­lizza quindi in questo senso il portato pasoli­niano, più o meno conscio (non importa) di questi versi. Invet­tiva e linguaggio prosaico che ri­conducono all’ultima stagione di Pasolini, quella di Trasumanar e organiz­zar (che di France­scantonio, a sentire quello che ci dice, non ha letto: ma, di nuovo, non importa, perché il pasoli­nismo or­mai esiste anche a prescindere dai suoi testi), condotta in parte sugli stessi ber­sagli (la società contem­poranea, la poli­tica, per­sino quella spe­cie di secondaria “muta­zione antropolo­gica” che sono stati gli anni Ottanta…), in parte su bersagli di­versi (soprattutto i poeti, vero e proprio oggetto di ossessione di questa raccolta). […]

dalla postfazione di Marco Berisso

e quel che resta dell’Occidente

sembra dire: prego fate pure

Carlo di Francescantonio (Santa Margherita Ligure, 1976), collabora con il Festival della Parola di Chiavari e si occupa di poesia sul blog «Letteratitudine». Ha pubblicato tre romanzi e otto raccolte di poesia. Tra queste, Memorabilia. Poesie 2000-2015, con la prefazione di Alessandro Fo,e Uomini in fiamme, scritto con Mirko Servetti. Ha partecipato al disco di poesia e musica elettronica Poème électronique. 2016/2020, nato dall’omonima rassegna letteraria.È presente nelle antologie Umana, troppo umana. Poesie per Marilyn Monroe (Nino Aragno 2016) e Voci dall’esilio (Circolo Letterario Banchina 2020) nelle riviste «Atelier Poesia», «Banchina», «Mirino», «Satisfiction», «Fluire» e all’interno della collana «Poeti e Poesia» a cura di Elio Pecora.


Prezzo copertina: euro 10.00 9,50

Pagine: 64

Codice ISBN: 9788885781535


Recensione di Anche l’ultimo argonauta se n’è andato su “Letteratitudine News” a cura di Helena Molinari

Segnalazione di Anche l’ultimo argonauta se n’è andato su “Levante News”

Estratto di Anche l’ultimo argonauta se n’è andato su “L’Altrove”


Nota di lettura di Anna Grazia D’Oria sulla rivista N. 324 (luglio- agosto 2021) de L’ immaginazione – Manni Editore dedicata a Anche l’ultimo argonauta se n’è andato

Si legge tutto piacevolmente: discutere di ciò che ci circonda in versi, con razionali lagnanze e anche indignazione non velata; ricordare l’infanzia, il passato in generale…. Ma è in “I poeti” tutto il senso della raccolta: un diario del proprio bisogno di scrivere e leggere libri, del percorso nel perimetro letterario, dell’illusione che diventa, per gradi, disillusione. L’ultima poesia è fondamentale nella sua adesione convinta e sicura alla realtà: la ricetta in versi della torta di mele di nonna Vanda.