Moder & Pierri: “Pietre d’inciampo” (Battello Stampatore Ed., 2020)

di Francesco Improta (2021)

Straordinario poemetto incentrato sulla figura immortale di Don Chisciotte della Mancia, che in groppa al suo cavallo Ronzinante e affiancato dal fedele Sancho Panza decide di partire in cerca di avventure, per riparare ai mali del mondo e conquistare il cuore di Dulcinea.

Il libro, in versi, comprende 9 sonetti di struttura regolare (quartine a rima incrociata e terzine a rima ripetuta – e 15 canti. L’incipit, nel rispetto della tradizione cavalleresca (cfr. Matteo Maria Boiardo e l’Orlando inna­morato), è un invito all’uditorio ad avvi­cinarsi e a prestare attenzione:

    Gente fatevi intorno prestate orecchio // alle Avventure in forma di canzone // di don Chisciotte dritto sull’arcione // di Ronzinante che regge ancora il vecchio…

Vi porterò in note a storie strane // assurde per ogni sentir comune // lasciatevi andar alla musica del cuore.

A ciò si aggiungano le illustrazioni, tutte ad acquerelli, di Ugo Pierri che con i loro colori slavati e le loro linee stilizzate accrescono l’impalpabile sostanza di questo impenitente sognatore che risponde al nome di Don Chisciotte che ha una sua nobile dignità e una struggente tristezza, forse perché destinato irri­mediabilmente alla sconfitta nello scontro con la cruda realtà. Naufragano, infatti, tutti i suoi sogni di gloria e di amore. Dulcinea, la donna di cui Don Chisciotte è invaghito, appare irraggiungibile e l’inguaribile hidalgo, memore dei versi dolcissimi e strazianti di Jaufrè Rudel, finisce col rinnovare, non potendo conquistare l’oggetto del suo desiderio, il mito dell’amor de lonh. Il Don Chisciotte di Moder vaga nello spazio e nel tempo, attraversa oceani ed epoche differenti, incontra una folla di perdenti, di oppressi, di vinti dalla vita e dalla storia. Personaggi famosi e illustri sconosciuti, perlopiù di sesso femminile perché Dulcinea rimane l’oggetto, la meta e l’essenza della sua quête. Sono tutti vittime del nazismo, del razzismo, di una cieca e brutale violenza, esercitata con sadismo e arroganza dal potere, ma anche personaggi famosi come Salvator Allende, Giordano Bruno ed Emily Dickinson non si sottraggono alla loro sorte ingrata.

Il titolo del libro rimanda ad un’iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig che nel 1992 volle ricordare con queste targhette d’ottone dalle dimensioni di un sanpietrino, poste dinanzi alle loro abitazioni, i deportati nei campi di concentramento. A ben guardare sono tessere di un mo­numento della memoria in continua espansione. Nel libro in esame queste pietre d’inciampo (Stolpersteine) commemorano questo esercito di dan­nati, famosi o del tutto misconosciuti, vittime di ingiustizie, sopraffazioni e violenze:

  Pietre dorate d’inciampo per via // ci sbatte il piede ma le avverte il cuore // qui Don Chisciotte lottò per amore // errante cavaliere di fantasia. // Qui a Dulcinea offrì la sua storia // con Ronzinante la polvere a sollevare // su chi a tutto vien tolto anche il sperare // qui vinse qui perse ne resti memoria.

Sono soprattutto le donne colte nel quotidiano, costrette a trascinare con i denti le loro povere e lise esistenze, a combattere per i figli a cui manca il necessario per sopravvivere, indotte dalla povertà più nera, dalla disperazione, dalla cieca violenza dei padri o mariti-padroni a togliersi la vita, sono queste che muovono a compassione Don Chisciotte desideroso di regalare loro un sogno, un’illusione ma inutilmente, perché dinanzi a loro “si arena ogni nobile gesto”. Per non parlare dei negri che negli Usa sono linciati o massacrati senza ragione per il solo colore della pelle; violenze restate impunite perché la Giustizia è bianca e giudica in una sola direzione.

Le coordinate spazio-temporali sono, come abbiamo già detto, le più disparate: si passa dalla Sierra Morena dove l’hidalgo incontra la filosofa Maria Zambrano e rimane affascinato dalla sua idea eversiva della conoscenza poetica a Sarajevo dove anche Ronzinante nitrisce di pietà per le migliaia di morti, perlopiù donne e bambini, in quei 1200 giorni di idiozia che è stata la guerra serbo-bosniaca con il tacito consenso dell’Europa intera. Il viaggio continua dalla mitica isola di Thule all’Honduras, una terra saccheggiata per molti anni, dalle multinazionali e dal loro braccio armato: gli squadroni della morte. Affiora il ricordo di Berta Càceres, una militante ecologista, morta ammazzata a colpi di machete nel 2016, un anno dopo gli attentati di Parigi e la strage del Bataclan.

Don Chisciotte è stanco troppo s’è speso // in duelli tenzoni salvataggi // per giuste cause o solo dei miraggi // ora si sente imbelle e incompreso // e se ne va in un eremo lontano // da ogni cavalleresca fola // Ronzinante un’anima sola // e a scrivere a sé stesso dà di mano.

Il linguaggio, sempre appropriato e arricchito da una ricca strumentazione retorica, è impreziosito da un velo di arcaica raffinatezza. È la patina che il tempo deposita sugli uomini e sulle cose e che la memoria nella sua vaghezza non riesce a sollevare del tutto. Parole come fola, donzella, scudiero, tenzone hanno la forza e la capacità di trasportarci in un mondo altro, lontano nel tempo e nello spazio ma vicino al nostro sentire o, come direbbe la Zambrano, “ragionar sentendo”. Da ricordare inoltre i bellissimi acquerelli che non hanno una funzione esornativa ma sono parte integrante del testo, meglio ancora hanno ispirato i versi con­tribuendo a vagheggiare quel mondo di sogni, di illusioni, di sana im­prescindibile locura che si contrappone al mondo reale e alla bestialità che lo governa nella ricerca esasperata della produttività e del profitto. Libro da non perdere al pari della superba performance attoriale di Adriana Giacchetti, Gianluca Paciucci e Leonardo Stevanin nella trasposizione in video di Pietre d’inciampo di Matteo Moder.