A cura di Paolo Veziano: “La libera Repubblica di Pigna” (Fusta Editore, 2020)

di Francesco Improta (2020)

Dinanzi a un libro come La libera Repubblica di Pigna. Una parentesi di democrazia (Fusta editore, 18€) a cura di Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e Graziano Mamone, anche il recensore più esperto e navigato finirebbe col trovarsi in difficoltà. Non che manchino argomenti, fatti o personaggi di cui discutere, anzi il libro, frutto di una lunga e accurata ricerca archivistica e della sinergia di esperienze diverse, si presenta corposo, particolareggiato e ricco di informazioni e di fotografie. La verità è che il libro, che si avvale della prefazione come al solito illuminante di Alberto Cavaglion e di una robusta premessa dello stesso curatore, è in sé compiuto e definito e non ha bisogno di ulteriori chiarimenti o indicazioni critiche.

Mi limiterò, pertanto, ad alcune osservazioni: innanzitutto il libro nelle intenzioni di chi lo ha concepito e realizzato vuole sopperire a una mancanza della storiografia dell’Italia repubblicana che non ha mai prestato la dovuta attenzione alle repubbliche partigiane in generale e a quella di Pigna in particolare, come sostiene Armando Izzo, uno dei protagonisti di quell’esperienza, probabilmente perché i partigiani della V Brigata che operava nell’Alta Val Nervia erano tutti garibaldini col fazzoletto rosso al collo. Eppure, essi hanno combattuto strenuamente, tenendo testa, nonostante lo scarso equipaggiamento, per quasi due mesi alle truppe tedesche che si sono servite persino dell’artiglieria per snidarli e annientarli. Non avevano mezzi e armi ma avevano in sé un’inestinguibile sete di libertà e il progetto di una società più equa e solidale. La descrizione di questi combattimenti è talmente accurata, mossa e particolareggiata che dalle pagine esala insieme al sudore, alla polvere e al sangue l’odore stesso della morte o meglio delle morti che la guerra ha disseminato in quelle zone e non solo. Ed è qui che s’impone la seconda osservazione: Paolo Veziano, storico scrupoloso e rigoroso, che ha alle spalle due opere di notevole spessore, Sanremo. Una nuova comunità ebraica nell’Italia fascista e Ombre al confine, ha acquisito non comuni doti di narratore che gli consentono di utilizzare un linguaggio preciso ed evocativo al contempo, scientifico ed emozionale per cui si può affermare, senza tema di smentite, che con lui la Storia si fa Letteratura, mentre con Italo Calvino di cui Veziano ricorda Il sentiero dei nidi di ragno e due racconti minori, Castelvittorio, paese delle nostre montagne e Le battaglie del comandante Erven, entrambi confluiti in L’epopea dell’esercito scalzo, è la Letteratura a farsi Storia. Ed è sempre da Calvino che Veziano mutua la damnatio memoriae, il timore che i ricordi rintanati “come anguille nelle pozze della memoria” possano essere inquinati, sbiaditi o legati non alla realtà ma a una soggettiva e parziale lettura di essa. Problema questo non solo tecnico o storico, ma anche morale. Il Lockdown ha imposto la chiusura degli archivi e delle librerie o un uso molto limitato degli stessi per cui va dato merito a Veziano che ha dovuto fare di necessità virtù confrontando i documenti di cui disponeva sull’argomento, secernendo ciò che era attendibile da ciò che era poco credibile o eccessivamente enfatizzato ed eliminando al tempo stesso quella sterile retorica che non giova a nessuno. Problema quest’ultimo ripreso, come vedremo, anche da Graziano Mamone nella sezione conclusiva del libro quella dedicata alla stele commemorativa della Repubblica di Pigna eretta nel 1985, su cui torneremo successivamente. Anche Veziano spesso si avvale di interventi extradiegetici in cui rivolgendosi ai lettori – che ci si augura più dei venticinque di memoria manzoniana – anticipa fatti che verranno descritti successivamente per mantenere inalterato l’equilibrio del libro e ciò conferma ancora una volta qualora ce ne fosse bisogno la confidenza e familiarità di Veziano con pratiche e tecniche narratologiche.

Va rilevato, inoltre, il dovizioso apparato iconografico, proveniente dall’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (ISERCIM che ha commissionato l’opera con il patrocinio della Regione Liguria e del Comune di Pigna) e da collezioni private – cospicua a tal proposito quella di Giorgio Caudano. Apparato iconografico composto da documenti, mappe, cartine topografiche e fotografie, che non hanno un valore esornativo ma vanno a rimpolpare, arricchire ed esemplificare il testo e diventano, quindi, parte integrante dell’opera.

Giorgio Caudano non si è limitato a fornire fotografie ma ha contribuito attivamente alla realizzazione dell’opera con mirati cenni storici sul comune di Pigna, dalla sua nascita fino alla II guerra mondiale, e con la descrizione dettagliata delle forze tedesche e repubblichine operanti nella Val Nervia tra giugno e ottobre del 1944; e non si può non rilevare la sua ampia conoscenza storica e tecnica.

Graziano Mamone, invece, nella parte conclusiva del libro si sofferma sul monumento commemorativo eretto nel 1985 alle porte di Pigna; ne traccia tutte le fasi dal progetto iniziale alle successive modifiche fino alla realizzazione definitiva, mettendolo a confronto non solo con il monumento eretto a Castelvittorio, messa a ferro e fuoco dalle truppe naziste, ma anche con tutti i monumenti eretti all’indomani della Prima Guerra Mondiale, e rimarcando il differente intento con cui erano stati progettati: questi ultimi miravano a celebrare i ricordi e le imprese di guerra, perpetuando quella retorica che ancora avvolge la Grande Guerra (la guerra, qualsiasi guerra, a mio avviso, non è grande né piccola, ma sempre e soltanto atroce e oscena) e infatti i monumenti eretti dopo la Seconda Guerra Mondiale non hanno carattere di celebrazione ma di denuncia o quanto meno di riflessione sulle atrocità e le aberrazioni della guerra.

Sulla quarta di copertina si legge testualmente:

Il mondo ignora ancora come in Val Nervia sia stato creato un solido fronte, la Linea Vittò, tenuta da un gruppo di eroi; un fronte che il soldato tedesco non riesce a infrangere nemmeno con l’artiglieria e che la fede, il coraggio, la perizia pongono il partigiano italiano fra i più valorosi combattenti della guerra.

Paul Norton

Testimonianza di un corrispondente di guerra canadese che, trovatosi in quel periodo nell’Alta Val Nervia, conobbe e strinse amicizia con alcuni partigiani della V Brigata e raccolse le sue memorie in diversi articoli di cui otto furono cestinati perché ritenuti incompleti e mutilati dalla censura. Egli stesso fu definito un bugiardo, nonostante molti anni dopo il Commodoro Holsworth abbia confermato l’autenticità della storia, cadde, pertanto, in una profonda crisi depressiva da cui non si sollevò più. Una storia nella Storia che conferisce un tocco di umanità e di vita vissuta a quegli anni così difficili e tormentati:

Un omaggio dovuto a un uomo coraggioso che, Sten in spalla, raggiunse i garibaldini durante l’inferno di fuoco scatenato dai tedeschi e disse loro in una singolare miscela linguistica: “Vous avez eté magnifique, une very well bataille, viva garibaldini”. Pochi giorni dopo depose il mitra che lo accompagnò nella breve ma avventurosa parentesi italiana: non abbandonò mai, la sua seconda arma, la penna dalla quale non nacque – come a lungo sostennero i suoi detrattori – un romanzo ma scomode verità.

Un’opera, nel complesso, di pregevole fattura nel contenuto e nello stile, di cui si sentiva la necessità. Un libro che non può mancare nelle librerie di chi vuole mantenere viva la memoria storica.