Rita Pacilio: “L’amore casomai” (LVF Ed., 2018)

di Francesco Improta (2020)

Ho letto L’amore casomai con profondo interesse e, a tratti, con grande stupore. Non sono racconti e non sono poesie, si tratta, a mio avviso, di immagini cromatiche, di pulsioni viscerali, di un concentrato di emozioni e di allusioni. Ci sono dietro, in quanto facenti parte del background dell’autrice, Lacan, Barthes e altri guru della cultura francese del Novecento e anche L’odore del sangue (esplicitamente citato nel testo) di Goffredo Parise o di Mario Martone, volendo assegnare alla trasposizione cinematografica di quest’ultimo una sua indiscussa autonomia e originalità. E non a caso, dal momento che spesso queste immagini, meglio ancora questi flash, sono grumi di sangue che conservano il loro odore dolciastro e metallico, anche e soprattutto nei momenti di ferina intimità. Odore al tempo stesso delle origini della vita, della condizione prenatale, dell’inviluppo dei corpi, del mestruo, ma anche livido e tumefatto, quando la vita langue, e diventa presagio di malattia e di morte. Del resto, l’antinomico connubio ancestrale, Eros e Thanatos, è presente in maniera esplicita o latente in ogni rigo di questa originale composizione che talvolta procede spedita, utilizzando con abilità e precisione linguaggi moderni come gli SMS, e talvolta in maniera sincopata e frammentaria, quasi ansimando, nei momenti, a mio avviso, di maggiore felicità creativa.
Molto bella la conclusione con quella sera intrisa di luce lunare e di nostalgia; e in quella diafana trasparenza scompare anche l’io narrante: io non c’ero.

 

Disintossicarsi

Guardare la luna. Seduta sul marmo del balcone. Scalza.

Spostare il baricentro poggiando la mano sul pavimento.

Quella strana scia di un aereo come stella in cammino. Bere

birra fresca e canticchiare Moon river.

Entrai in casa

crederla mia. Era settembre

poi una fotografia in bianco e nero

forse il libro sulla scrivania

chissà quale pagina appartenuta a un’altra.

Quella canzone, il vino rosso

un tavolo per due. E io non c’ero.


Rita Pacilio (Benevento 1963) è poeta, scrittrice, sociologa, mediatrice familiare, si occupa di poesia, di critica letteraria, di metateatro, di saggistica, di letteratura per l’infanzia e di vocal jazz. Direttrice del marchio Editoriale RPlibri è Presidente dell’Associazione Arte e Saperi. Ha ideato e coordina il Festival della Poesia nella Cortesia di San Giorgio del Sannio.

Sue recenti pubblicazioni di poesia: Gli imperfetti sono gente bizzarraQuel grido raggrumatoIl suono per obbedienzaPrima di andare, Al polso porto catene, La venatura della viola.

Per la narrativa: Non camminare scalzo, L’amore casomai.

Pubblicazioni di letteratura per l’infanzia: La principessa con i baffi, Cantami una filastrocca, La favola dell’Abete, La vecchina brutta e cattiva.

È stata tradotta in greco, in romeno, in francese, in arabo, in inglese, in spagnolo, in catalano, in georgiano, in napoletano.