Basta rispettare una balena …

di Luigi D’Alessio

Basta rispettare una balena lunga 35 metri.

Accarezzarle la testa e dalla ruvida pelle

parte un brivido lungo 35 metri

fino alla coda che gioisce.

Passa da una parte all’altra della piccola barca

senza sbagliare il centimetro che la capovolgerebbe.

C’è una tartaruga, una morfologia umana: di sicuro

nei suoi anni incontrò Darwin.

Basta saper avvicinarsi a uno scimpanzé,

il gigante da far paura prende cognizione

di sé da una fotografia.

Basta aver letto di antropologia e una tribù

considerata inesistente, un eccesso letterario

dei gesuiti del 1600, ti accoglie e si fa fotografare.

Sono esempi del risultato di rispetto verso chi è

considerato “l’altro”.

 

Basta osservare i bambini, le maternità… No.

Bambini morti, lavati con l’esigua acqua

per sopravvivere, al fine di preservare l’anima nell’aldilà.

Bambini atrocizzati dal concetto di territorio,

di straniero, di “suolo sacro”, di economia,

cioè  la somma della parola razzismo.

 

Sebastian Salgado parla con Wim Wender,

una domenica su Rai5. Mostra l’inferno sconosciuto.

Che capillare trova una fessura, e arriva a noi,

bandito da un concetto di appartenenza:

a casa nostra dobbiamo esserci solo noi,

casalinghi del nostro suolo.

Alcune sono immagini mai viste, mai pubblicate,

di una fame, di una violenza subita, divisa o unita a noi

dal mare più antico della civiltà.

Ho pensato a un versetto poco conosciuto di Matteo,

Sottile, si direbbe sovvertitore: Tutto quanto volete

che gli uomini facciano a voi, pure voi fatelo a loro.

 

Mi è venuto in mente da italiano costretto

a osservare la commistione tra cristianesimo e politica.

Non è scritto, Non fare agli altri ciò che non volete

che gli altri facciano a voi. Non è una formula parallela alla Legge:

può essere violata, benché il non uccidere o non rubare,

abbia implicita la pena.

Matteo supera la Legge: se abbiamo “sbagliato” e proviamo

vergogna, vorremo che qualcuno ci avvicinasse con pietà,

non ci facesse sentire portatore del male.

 

Il versetto è imperativo: bisogna agire nei confronti dell’altro

come vorremmo fosse fatto con noi quando siamo nel dolore,

o vittime ma non dei nostri errori.

Il divieto del Non fare agli altri ciò che … è obbligatorio,

può limitare il male.  È accostato alla Legge.

Matteo ci pone a tu per tu non col divieto istituzionale,

ma di fronte alla nostra cosciente intelligenza.

Uomini che sanno perseverare al rispetto

della specie cui apparteniamo.

 

Letture: Salgado, Matteo 7/12, Natoli, Mancuso, Quinzio.