‘Lo farei, ma non ho tempo’ l’ultima piaga dei Sapiens Sapiens odierni.

Ormai troppo spesso deflagra con violenza dalle nostre bocche per darsi aria e arie questa frasuncola – massima contemporanea: ‘Lo farei, ma non ho tempo’.  ‘Nostre bocche’ in quanto anche io, non più di un’ora fa, l’ho bella bella pronunciata in un audio su WhatsApp ad una cara amica. Dopodiché mi sono chiesta – ma che vuol dire esattamente LO FAREI, MA NON HO TEMPO?  Vige, immagino, una presunzione in virtù della quale chi avrebbe tempo – Ma chi ce l’ha? – possa in qualche modo fare ciò che gli altri (senza tempo) non possono permettersi di fare. Segue, quindi, l’idea che chi abbia tempo, ce l’abbia perché in realtà fa relativamente poco, detta alla francese: non ha un cavolo a cui pensare e quindi fa ciò che gli altri non possono fare. Mi domando se non ci sia un qualcosa un tantino contorto in questa visione del mondo!

Fortunatamente, poi, mi viene in soccorso Lewin con la soluzione sottobraccio: ‘Non puoi capire un sistema finché non provi a cambiarlo’ – Allora, capiamola questa frasuncola, cambiamo le cose!

Dice, sempre l’amico citato pocanzi, che è necessario tenere conto dell’intera situazione, dal momento che la concentrazione su fatti isolati può produrre una percezione distorta delle circostanze, come a significare: ‘Ehi, ho capito che il tuo destino dipende abbastanza da te, ma una buona fetta dipende anche dagli altri e viceversa. Perché non ti assumi ora la tua responsabilità per il bene collettivo? (e trovi il tempo per fare questa cosa che volendo faresti?)’ È che forse siamo un po’ pigri ultimamente, un po’ senza motivazioni, svogliati. Non sarà che il tempo lo abbiamo ma non lo vogliamo, giacché ciò che compiamo, alla fine dei conti, dovrebbe rappresentare chi siamo?

 

Alessia Iuliano